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Un domani che dipende da comportamenti adeguati

La dott.ssa Roberta Chersevani, presidente dell’Ordine  dei medici, chirurghi e odontoiatri della Provincia di Gorizia sottolinea che “Il personale sanitario è stato travolto  da una malattia grave, non conosciuta e si è trovato  a lavorare nei primi tempi senza le adeguate protezioni, senza linee guida che ne orientassero il comportamento, in un contesto sanitario già difficile prima della pandemia, per i tanti tagli economici del passato"

Parole chiave: Covid (105), Coronavirus (10), dottoressa Roberta Chersevani (2)
Un domani che dipende da comportamenti adeguati

Ormai ci siamo: le vaccinazioni antiCovid sono state aperte praticamente a tutte le fasce d’età, fatto salvo per i giovanissimi.
La campagna vaccinale prosegue, i reparti Covid in tutta Italia si stanno svuotando e gli ospedali, piano piano, riacquistano a loro volta un’operatività "normale".
Molte regioni sono già "zona bianca" e quelle che mancano, dati statistici alla mano, lo diventeranno a breve.
Ad ogni modo non possiamo ancora gridare al "liberi tutti": per debellare questo virus ci sono ancora dei passi da compiere e, più di ogni altra cosa, delle precauzioni e accortezze da mantenere.
Ne abbiamo parlato con la dottoressa Roberta Chersevani, già presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri e presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e odontoiatri della provincia di Gorizia

Dottoressa, un passo alla volta, dopo più di un anno iniziamo a "vedere la luce in fondo al tunnel" grazie all’avvio della campagna vaccinale.
Spesso però si sente un po’ di tutto su questi vaccini e purtroppo questo non aiuta alla chiara comprensione.
Cosa possiamo dire di questi vaccini per rassicurare chi dovesse avere ancora qualche dubbio? Molti obiettano che siano stati fatti troppo in fretta, è davvero così?
Voler conoscere i tipi di vaccini e la loro specifica funzione, è per me come voler conoscere il funzionamento di un aereo, prima di partire, per stare più tranquilla. Ho già adoperato questa metafora. Non conosco il funzionamento e le parti di un aereo con cui viaggio, ma so che ha eseguito e passato i controlli previsti e che non è interesse della compagnia aerea arrecarmi alcun danno.
Lo stesso vale per i vaccini, che da sempre sono particolarmente soggetti a controlli in tutte le fasi proprio perché sono somministrati a soggetti sani, che devono essere protetti, senza subire alcun danno.
Altra cosa è che qualsiasi farmaco può provocare effetti collaterali in alcuni casi. Sono situazioni imprevedibili, rare, con numeri non proporzionabili a quelli che sono i benefici derivanti dalla protezione della malattia contro cui ci si vaccina.
I vaccini non sono stati prodotti in fretta, nel senso di frettolosamente, ma in tempi più brevi rispetto a quello che si faceva in passato.
Sono stati utilizzati criteri di produzione già sperimentati in altri ambiti, risultati scientifici di altre sperimentazioni, tecnologie già disponibili per la ricerca medica.
Sono stati coinvolti contemporaneamente molti istituti, in tutto il mondo.
La gravità del problema ha poi condizionato la collaborazione economica di Paesi europei e non che hanno alleggerito quello che poteva essere il problema della singola ditta farmaceutica, che si espone da sola ad aggravi economici insostenibili.
I vaccini che ci saranno messi a disposizione saranno tanti, in vista anche di altre pandemie.
Solo da qualche settimana i dati, tanto sulle nuove positività, quanto sulle ospedalizzazioni, sono realmente in calo in tutto il Paese.
È stato un lungo anno in cui il personale medico e infermieristico è stato sottoposto davvero a una lotta quotidiana. Parlando con i suoi colleghi, che "clima" si respira ora nell’ambiente? Quali le difficoltà o debolezze segnalate, ma anche le stanchezze?
Il personale sanitario è stato travolto da una malattia grave, non conosciuta, molto diffusibile, che ha provocato anche perdite tra medici e infermieri.
Si è trovato a lavorare nei primi tempi senza le adeguate protezioni, senza linee guida che ne orientassero il comportamento, in un contesto sanitario già difficile prima della pandemia, per i tanti tagli economici del passato.
Spazi ospedalieri distinti tra Covid e non Covid, scarsità di personale, turni lunghi, impreparazione per un problema non noto, non hanno ridotto la vocazione del prendersi cura di chi lavora in questi contesti. Tutti a disposizione a prescindere da specializzazione e competenza.
Tanta stanchezza.
Si stanno creando programmi che possano supportare ed aiutare chi soffre ora per quello che ha visto e vissuto nei lunghi mesi trascorsi a curare il paziente Covid.
Ora si respira, si cerca di recuperare su tutta la "patologia non Covid" che si è trovata in fila per visite di controllo, interventi non urgenti programmati, programmi di screening per la diagnosi precoce di patologie tumorali, recupero di una relazione maggiormente in presenza con il proprio medico di famiglia.

Ci avviamo ora verso la bella stagione. L’anno scorso abbiamo assistito ad una discesa dei contagi in estate, ripresa brutalmente già in settembre.
È importante invece ricordare che ci sono ancora alcune semplici regole da rispettare.
Cosa desidera dire a tutti per ricordarsi di non "abbassare la guardia" durante il periodo estivo (almeno finché non si sia raggiunto un livello si sicurezza dato dalle vaccinazioni)?
Le regole sono sempre la stesse. Evitare assembramenti, mantenere le distanze, accurata igiene delle mani, non toccarsi naso, occhi e bocca.
Sono regole che abbiamo imparato a conoscere, anche se capita ancora di vedere come la mascherina sia spesso portata in modo disinvolto, assai poco protettivo, sia per chi la indossa che per gli altri
 Forse all’inizio le indicazioni avrebbero dovuto essere poche, chiare e soprattutto non contradditorie.
Le regole di igiene dovrebbero essere applicate sempre, a prescindere da questo virus. La sua capacità di trasmissione rallenta all’aumentare delle persone vaccinate, ed è auspicabile che si possa arrivare ad un numero di soggetti vaccinati tale da costituire la cosiddetta immunità di gregge, o di comunità, che consente anche di proteggere quei soggetti che non hanno potuto vaccinarsi. Per arrivare a ciò si stima che circa l’85% della popolazione debba essere vaccinata. L’infelice popolo dei no vax è ora stimato al 10%.

Qualche consiglio per poter passare i prossimi mesi in un clima sì più sereno (dovuto anche alla bella stagione), ma evitando il riproporsi di un autunno spiacevole? Quali categorie dovrebbero forse fare un pochino più di attenzione?
La stagione calda consente di vivere maggiormente all’aperto dove la diffusione per aerosol del virus è meno efficace. Le regole sono sempre le stesse.
Io credo che continuerò ad adoperare la mascherina ancora per qualche tempo, soprattutto in ambienti chiusi
 Abbiamo imparato a sorridere anche con lo sguardo.
Tutti dobbiamo fare attenzione, fino a quando non avremo garanzia di un numero adeguato di vaccinati.
Per quanto concerne le norme igieniche è interessante il dato di una notevole riduzione del numero di casi di influenza stagionale, dovuta non solo al vaccino specifico per l’influenza ma anche ad una maggior attenzione i nostri comportamenti.

Un’ultima domanda: come vede il prossimo futuro di questa situazione? Ovvero, dal suo particolare osservatorio, secondo lei il nostro Paese quando potrà finalmente "tirare un sospiro di sollievo"?
Oggi le vaccinazioni sono aperte a tutti. I giovani esprimono entusiasmo perché identificano il vaccino con la libertà, di incontrarsi, di viaggiare, di ritornare alla scuola e agli esami in presenza.
Sono disponibili vaccino sui luoghi di lavoro.
Auspico una maggiore disponibilità di vaccinazioni presso i medici di famiglia, capillari sul territorio ma soprattutto conoscitori della salute dei loro pazienti.
Il vaccino anti-Covid potrebbe diventare una realtà reiterata nel tempo, con richiami periodici ritmati da pandemie.
Potremo tirare un sospiro di sollievo quando avremo bloccato la diffusione del virus, con comportamenti adeguati, che comprendono anche la volontà di sottoporsi al vaccino.
Noi vaccinati non siamo cavie, né vittime sacrificali. I casi con danno da vaccino sono rarissimi.
Dobbiamo vivere con orgoglio questo momento. Non siamo oggetti di sperimentazione, ma soggetti senzienti che partecipano al progresso della medicina, della scienza, fiduciosi e consapevoli di un ruolo essenziale, per condividere un momento di crescita, progresso, responsabilità e condivisione etica.
Il nostro comportamento e il rispetto delle regole protegge i nostri cari, la popolazione, lo sviluppo e la ricchezza del nostro Paese.
Se avete voglia di leggere vi consiglio un libro, appena uscito: "Armati di scienza" di Elena Cattaneo, bella figura di scienziata.

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