Editoriali
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La Giornata di Voce: fedeltà e prossimità

Voce Isontina si appresta a ricordare nel prossimo mese di febbraio il 55° anniversario dell’uscita del suo primo numero.

Parole chiave: settimanale (2), Voce Isontina (16), anniversario (147)

La Giornata di sensibilizzazione e di sostegno al settimanale diocesano - proposta tradizionalmente a tutte le comunità nella domenica in cui la Chiesa fa memoria di Cristo Re - assume quindi in questo novembre 2018 un significato particolare.
Undici lustri sono per un periodico indice senz’altro di maturità ma soprattutto di fedeltà nell’impegno assunto coi lettori in quell’inverno del 1964 e rinnovato senza sosta da allora, di settimana in settimana.
Una fedeltà innanzitutto al mandato che i Padri del Vaticano II ricordarono ad ogni credente con le prime parole della Gaudium et Spes: "Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla Vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore".
Espressioni che hanno rappresentato in maniera naturale il "piano editoriale" per un settimanale come Voce Isontina nata proprio nei giorni del Concilio.
Come Papa Francesco ha sottolineato ricevendo nel dicembre 2017 in Vaticano i direttori delle testate aderenti alla Federazione italiana dei settimanali cattolici, "lavorare nel settimanale diocesano significa ’sentire’ in modo particolare con la Chiesa locale, vivere la prossimità alla gente della città e dei paesi, e soprattutto leggere gli avvenimenti alla luce del Vangelo e del magistero della Chiesa. Questi elementi sono la ’bussola’ del suo modo peculiare di fare giornalismo, di raccontare notizie ed esporre opinioni".
La "prossimità" di cui parla il papa è, poi, elemento fondamentale per garantire quel pluralismo dell’informazione che la Costituzione italiana sancisce e garantisce solennemente.
Un pluralismo che oggi, purtroppo, subisce sempre maggiori attacchi da parte di chi - in nome del populismo e del facile consenso - usa il tornaconto economico come unico criterio di valutazione: cercando, in questo modo, di mettere a tacere la voce di quanti ritengono che il giornalismo abbia invece una ben più alta missione culturale e di coscienza civica. E che, come tale, non possa ridursi alla sola pubblicazione dei comunicati preparati da solerti uffici stampa: nel nostro Paese abbiamo già vissuto il tempo delle veline preconfezionate ed abbiamo visto come è andata a finire.
Incontrando, la scorsa settimana, gli studenti di alcuni istituti medi, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ricordava che "la libertà di stampa ha un grande valore perchè anche leggendo cose che non si condividono, anche se si ritengono sbagliate - consente e aiuta a riflettere".
Non è forse un caso che tutti i Governi succedutisi alla guida del Paese nell’ultimo ventennio abbiano annunciato appena insediatisi provvedimenti volti al taglio dei contributi per l’editoria: espressione nemmeno troppo celata diimmediato avvertimento alle voci troppo inclini a "cantare fuori dal coro".
Quei contributi pubblici (che anche il nostro settimanale riceve) permettono di dare voce alle realtà cosiddette "minori" del e sul territorio che altrimenti rimarrebbero afone e di cui nessuno si occuperebbe;
permettono di accendere i riflettori sulle "buone notizie", su quelle Storie non urlate o sbandierate sui social o nei salotti televisivi ma di cui sono protagonisti tanti uomini e tante donne che camminano quotidianamente accanto a noi sulle strade delle nostre città e dei nostri Paesi;
permettono di dare un nome, raccontando un ieri ed aiutando ad immaginare un domani a chi troppo facilmente viene relegato in una categoria linguistica (l’immigrato, il rifugiato, il povero, il senzatetto, lo straniero...) che è già pregiudizio;
permettono ai giovani di avviare un percorso professionale all’interno delle nostre redazioni ed a realtà economiche prettamente locali e spesso nella loro professionalità a dimensione "familiare" (tipografie, corrieri…) di ricevere una boccata di ossigeno;
permettono alle nostre comunità cristiane di raccontare il proprio impegno quotidiano nel servizio al prossimo quale "popolo di Dio in cammino nella Storia" cercando anche in questo modo di offrire al lettore il volto della Chiesa più vero, liberato dagli stereotipi e dai pregiudizi dei luoghi comuni;
permettono di investire sull’innovazione con una presenza nel mondo digitale che non sostituisce ma affianca la tradizione cartacea.
Quei contributi, sia detto per inciso, pesano sulle tasche di ogni italiano meno di 0,90 euro all’anno ma garantiscono un’informazione che altrimenti - vista l’assenza nel nostro Paese di editori puri - si ridurrebbe a poche testate nazionali dipendenti dai finanziamenti erogati dall’imprenditore di turno e dalla pubblicità concessa dalle grandi realtà economiche. In cambio di cosa?
Anche i contributi pubblici, però, sarebbero inutili per il nostro settimanale se venisse meno il sostegno (non solo economico ma soprattutto di vicinanza solidale e con la preghiera) da parte dei lettori e della comunità diocesana di cui Voce Isontina si impegna da ormai 55 anni ad essere la Voce.
A tutti i lettori il "grazie" più sincero da parte della redazione di Voce Isontina.

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