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Perchè vivere per poi morire?

Adesso e nell’ora della nostra morte (3)

Perchè vivere per poi morire?

La Parola di Dio è sempre una parola di verità e di speranza.
Nei Vangeli che ascoltiamo durante le esequie risuonano queste parole di Gesù: "Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora" (Mt 25,13).
"Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo" (Lc 12,40).
Sono parole che alludono alla fine e alla provvisorietà della vita terrena. Gesù ci dice la verità non ci ha ingannati. Egli non ci ha mai detto che qui vivremo per sempre. Anzi, ci ha sempre ricordato che siamo delle creature fragili e provvisorie su questa terra e, bene che vada, la nostra vita è una parabola che si chiude a tarda età. Ma egli parla anche della morte come di un evento improvviso. Chi di noi infatti, può scommettere su quando sarà la fine della sua vita? Per tutti arriverà questo momento e potrebbe essere anche oggi.
Gesù però ci ha rivelato anche un’altra verità: egli che è amore, come vuole la logica dell’amore, ha voluto farsi vicino alla nostra realtà fragile, soggetta alla malattia e alla morte. Egli si è fatto uomo, si è fatto solidale con noi fino alla morte e che morte! Quella in croce. Nonostante innocente, l’abbiamo rifiutato e ucciso. Egli non ci ha lasciati soli di fronte all’ingiustizia, alla violenza, alla  morte, ma si è fatto vicino, anzitutto condividendo.  
E ci ha mostrato pure un’ulteriore verità: è stato si, sepolto in un sepolcro, ma, come celebriamo a Pasqua, Egli è risorto, affermando che l’amore e la vita di Dio sono più forti del peccato e della morte degli uomini.
Lo crediamo perché da risorto è stato visto, toccato, ascoltato. La vita è dunque l’ultima Parola di Dio sull’esistenza umana, non la morte. La parola del Vangelo diventa una allora parola di speranza.
Nel brano di Matteo citato prima, Gesù parla di una festa di nozze e di dieci fanciulle che, come voleva la tradizione ai suoi tempi, aspettano l’arrivo dello sposo per poi entrare con lui alle nozze.
Simbolicamente esse rappresentano i discepoli. Quelle lampade nelle loro  mani, ci ricordano la candela che abbiamo ricevuto noi il giorno del battesimo, accesa dal grande cero pasquale presente, in modo significativo, anche durante le esequie.
Gesù ci sta dicendo che la vita del cristiano ha una direzione, una meta: l’incontro con lui, descritto qui, non come un giudice bensì come uno sposo che ci invita alla sua festa di nozze. Dunque un incontro bello, nella gioia di un banchetto nuziale, che ha sempre una particolare atmosfera di gioia, di festa , di comunione, perché celebra l’amore.
Ma nella parabola ad un certo punto succede qualcosa di spiacevole: alcune vergini al momento dell’arrivo dello sposo hanno la lampada spenta. Infatti non si sono procurate la riserva di olio che l’alimentava, com’era in quel tempo.  Cosa rappresenta l’olio? Simboleggia, possiamo dire, tutto ciò che alimenta la vita cristiana: la fede, la speranza, l’amore.
Così il finale ci mette a disagio: le fanciulle arrivano tardi all’appuntamento e rimangono fuori dalla festa.  "Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: "Signore, signore, aprici!". Ma egli rispose: "In verità io vi dico: non vi conosco".
Gesù non ci dice questo per farci paura, ma per richiamarci alla nostra responsabilità e al valore delle scelte. La vita terrena è un’occasione unica. Il destino del nostro domani dipende da come viviamo adesso il nostro oggi e, a sua volta, la qualità del nostro oggi dipende da cosa crediamo ci sarà domani.
Allora ci chiediamo: "Adesso, la lampada della mia vita cristiana è accesa o spenta? La mia vita è impostata ed alimentata dalla fede, dalla speranza, dall’amore in Cristo?".

Guardare adesso la mia vita con gli occhi di Gesù
Arriverà anche per noi il momento della morte. Se ci dichiariamo cristiani dobbiamo pensare seriamente che ci troveremo di fronte a Dio.  Allora ci sarà anche lo svelarsi della realtà. Sarà piena la verità sul mondo, le persone, il nostro vissuto. Sarà inevitabile riguardare la nostra vita passata, non più con i nostri occhi, ma con quelli di Dio, con la prospettiva del cielo.
Allora ci saranno tante sorprese. Scopriremo tante cose belle ma anche tante occasioni perdute. Vedremo la verità di quello che siamo stati e quella di come dovevamo essere di volta in volta secondo la volontà di Dio. Conosceremo che Lui ci è sempre stato accanto e ci ha sempre dato nuove occasioni di bene e amore. Forse allora ci sarà il rammarico di aver sprecato tempo e vita, di non aver amato abbastanza, di non aver creduto e sperato di più in Lui. Di non aver, per paura, fruttato di più i beni ricevuti.

(continua)

© Voce Isontina 2022 - Riproduzione riservata

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