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RIcreazione

Per il mondo scolastico non è stato così semplice ed immediato reinventarsi dopo il 24 febbraio

Parole chiave: Covid 1 (35), insegnante (4)
RIcreazione

Venerdì 21 febbraio 2020: "Prof, mi raccomando, una bella mascherina eh!?". Quanto quell’alunna sia stata profetica l’ho capito solo ora. È dal 24 febbraio che la scuola si è dovuta reinventare ed è dal 24 febbraio che gli alunni e noi insegnanti abbiamo dovuto acquisire competenze e capacità che fino ad allora eravamo abituati ad usare in un modo totalmente differente. Ma è dalle situazioni che ti destabilizzano che nascono le cose migliori, perché se in un primo momento forse un po’ tutti abbiamo pensato ad una "breve vacanza", i fatti ci hanno poi mostrato che le cose non stavano così e che le possibilità erano due: lasciarsi vivere dagli eventi o approfittare della situazione e vivere gli eventi.
Allora ti organizzi, studi le possibilità, ti ascolti e cerchi la via; quella che pensi possa portarti ad ottenere un risultato.
Parliamoci chiaro, per un insegnante di religione delle superiori il rapporto con gli studenti è fondamentale, il corridoio è fondamentale, le battute scambiate sulle scale sono fondamentali, i volti, i sorrisi, gli occhi dei tuoi ragazzi sono fondamentali.
Non è stato facile, non lo è tutt’ora, perché ogni giorno devi trovare quell’idea e quel qualcosa che possa arrivare loro come arrivi nella normalità con il volto e le parole.
La prima cosa da fare era rimanere in contatto, e così è stato, le tecnologie aiutano, per capire come stavano vivendo la situazione, cosa gli passava per la testa, quali erano i loro pensieri, le loro paure, i loro bisogni.
Secondo passo: trovare il "tuo spazio". A scuola è facile: l’aula di religione, il corridoio, il cortile, il coro, il cortoeducando e potrei continuare all’infinito ad elencare le occasioni in cui hai la possibilità, se lo vuoi e sei disposto ad ascoltarli, di creare un legame. Poi "l’illuminazione", confrontandomi con mia sorella cercavo di capire quale poteva essere il mio spazio in questa quarantena e il pensiero è subito corso alla ricreazione.
Ora mi spiego meglio.
In questo periodo per arrivare ai ragazzi devi per forza passare attraverso la tecnologia e quindi il web. Su internet ci sono letteralmente 3 miliardi di cose e ci mancava solo il prof. di religione che si mette a caricare lezioni online. Ma in tutta questa DAD (didattica a distanza) di cui si fa un gran parlare, manca una cosa fondamentale ed è proprio la ricreazione.
Ma la RIcreazione di cui sto parlando è un’altra cosa. Non l’ho scritta a caso con le prime due lettere maiuscole, è proprio quel RI creare un qualcosa: un legame.
Quel legame che viene cementato, grazie al tempo che si passa insieme, dove ci si guarda in un altro modo. Non è il momento in cui si cerca il compagno perché ho bisogno dei compiti che non ho fatto. È spesso il momento del cuore e della passione, dove incontrare quello specifico sguardo ti solleva la giornata, dove si consumano i drammi e le gioie più grandi dei vostri figli adolescenti.
Ecco com’è nata l’idea di postare online su YouTube sul mio canale ogni giorno alle 11.00 un video di pochi minuti, un tempo che mi sono ritagliato per cercare di far sentire loro che anche da casa si poteva "parlare" e riflettere insieme. Il risultato è stato sorprendente, i ragazzi mi hanno rivolto tantissime domande e dato tantissimi spunti che piano piano ho iniziato a trattare.
Si va dalla domanda difficilissima "Prof. Ma cosa succede se ci si sta innamorando proprio in questo periodo?" al "Prof. Potrebbe parlarci della fiducia?" fino al "Prof. La noia? Il tempo? Gli amici?".
Continuo a provarci, cerco di rispondere a tutte le richieste che hanno, perché una domanda che non ha almeno un tentativo di risposta diventa in un attimo una delusione. Il coinvolgimento dei ragazzi è stato come un’onda travolgente.
Ho provato a chiedere loro di mandarmi dei video dove rispondevano a questa domanda: "Quali sono le persone che nella vostra vita hanno un colore e che colore sono?"; le risposte sono state talmente tante che ho dovuto fare 5 video extra suddivisi per classi e insieme durano più di un’ora.
Ora stiamo iniziando la rubrica "Libri" dove saranno loro a consigliare alle persone il loro libro preferito o quello che in qualche modo gli ha "parlato".
È proprio vero eh? I ragazzi sono vuoti, svogliati, senza spina dorsale, senza alcuna passione… beh, io con loro ci passo tutte le mie giornate e mi mancano da morire e vi posso assicurare che sono tutto tranne che quello appena detto.
Ho avuto conferma di due cose in questa quarantena.
Uno: non dateli mai per scontati.
Due: non siate mai poco esigenti, perché tradireste le loro capacità e la loro voglia di dimostrare ciò che valgono. Sono fortunato, lo so.

Marco Luciano

La speranza attraverso gli occhi dei ragazzi

Nella testimonianza di un’insegnante l’esperienza di alunni della Scuola secondaria

Per i cristiani la Pasqua è segno di speranza in una vita che non tramonta, una vita trasformata dalla morte e resurrezione di Gesù.
In un periodo come questo in cui stiamo vivendo, dove il tempo sembra sospeso, dove ci si sente a volte annientati dalle immagini e dai messaggi che ci arrivano dalla televisione e dai diversi mezzi di comunicazione, ci sembra di non vedere vie d’uscita. Vorremmo che tutto finisse per tornare a quella che era, o è stata per noi la "normalità".
Come coniugare la Pasqua e questo contesto di vita "sospesa"?
Che cosa vuol dire la resurrezione per ciascuno di noi? E’ possibile che ci sia per noi una resurrezione? Ci sono dei segni di rinascita dentro di noi, nella natura e nella società?
Queste sono state le domande su cui hanno riflettuto gli alunni di alcune mie classi seconde e terze della Scuola secondaria di primo grado di Lucinico e di Fogliano. Le loro risposte ci fanno comprendere che i giovani d’oggi sanno guardarsi dentro e attorno a sé e sanno trovane nel tempo d’oggi dei segni di speranza, dandoci una lezione di vita.
Quello che viene fuori è una riflessione che si esprime in modo corale, dove le tante voci si fondono come in una grande melodia.
In questa sinfonia di voci, la resurrezione è speranza: speranza di cambiamento della vita, è trasformazione, è uscire da un brutto periodo, la fine di un momento buio e "scuro", è rinascita e vita nuova per tutti coloro che stanno lottando contro il virus e nonostante tutto riescono a farcela.
Resurrezione è una nuova opportunità che viene offerta, come un nuovo "start" che fa ritornare a vivere, vedendo le cose in modo diverso, senza dare tutto per scontato; è apprezzare quello che la vita ha da offrire, anche le cose più banali, è imparare a fare qualcosa di utile per non mandare questo mondo in frantumi; è imparare ad apprezzare le piccole cose, quelle che noi definiamo "piccole", ma che in confronto a noi sono enormi.
Resurrezione è poter tornare a scuola, rivedere gli amici, stare finalmente di nuovo tutti insieme; è vivere la quarantena pensando positivo, sapendo che dopo sarà tutto più magico e speciale.
Resurrezione è anche attraversare una porta per iniziare un nuovo capitolo della vita e questa porta è illuminata da una luce nuova, la luce di Dio che alimenta la nostra fede.
Un’immagine che ci viene offerta è quella di una farfalla che esce dal bozzolo dopo un periodo apparentemente buio, nel quale ella cresce e si trasforma. Come disse Emily Dickinson "La speranza è qualcosa con le ali, che dimora nell’anima e canta la melodia senza parole, e non si ferma mai".
Costretti da questo distanziamento sociale, ci accorgiamo di cose a cui prima non facevamo caso o davamo per scontate, come la tortorella che sta covando le sue uova nel nido che ha fatto fra i rami del ciliegio,o le coccinelle rosse e nere che passeggiano tranquille nell’erba o il sole che spunta ogni mattina e che aiuta a trascorrere le giornate con un sorriso.
In questo periodo di primavera, di fatto, la natura rinasce: le foglie sugli alberi crescono, i fiori sbocciano, tornano le rondini, gli uccellini cantano, le api svolazzano, ci sono tanti fiori colorati e l’erba è più fitta e più verde.
E noi? Noi possiamo accorgerci della bellezza della natura, scoprire un grande tesoro.
In questi giorni di quarantena, dove c’è più tempo per guardarsi attorno e osservare la natura, c’è anche più silenzio e sembra che la natura faccia quasi finta che noi non esistiamo più.
Nel silenzio della sera si sente un profumo speciale e nel cielo spiccano la luna e le stelle, che forse proprio per l’assenza di distrazioni (ma anche di inquinamento) sembrano ancora più luminose. L’aria infatti è più pulita, con meno smog. C’è persino chi ha scorto un ciclamino nato da solo sulla pietra senza che nessuno l’abbia seminato e ci dice che nella vita accadono delle cose, senza che siano programmate dall’uomo.
Tutto ciò che sta succedendo è un segno. A volte l’uomo mette al primo posto se stesso, senza rendersi conto di non essere l’unico su questo pianeta e purtroppo, nella nostra società, il più delle volte si vede solo con gli occhi e non con il cuore.
La resurrezione però riguarda anche le persone, non solo la natura.
Per noi la resurrezione può essere spirituale, quando decidiamo di cambiare il nostro approccio con il mondo, di diventare una persona nuova, di combattere per rendere felici tutti quelli che ci hanno aiutati nei momenti di difficoltà e di bisogno, per rendere la propria vita più bella e "ricca" di senso.
Un segno della "resurrezione", che si sta verificando in questo periodo di pandemia, lo vediamo quando l’uomo cerca di mettere da parte le sue divergenze e i suoi egoismi per aiutare chi è in difficoltà. L’egoismo e l’individualismo passano in secondo piano: assistiamo a gesti di fratellanza e di solidarietà nei confronti delle persone bisognose, come il donare la spesa ai poveri, l’accudire i senzatetto, prestarsi in opere di volontariato…
Ci può essere una resurrezione del mondo, ma ci vuole l’impegno di tutti: tutti dobbiamo collaborare, aiutandoci gli uni gli altri, pensando al bene di tutti e favorendo una resurrezione di sani valori.
Se questo periodo di crisi e di buio sovrasta in questo momento la nostra vita, la speranza è che tutto questo ci insegni qualcosa.
Se ora ci sentiamo dentro un tunnel, la speranza è di non lasciarci abbattere dalla disperazione e di riuscire a vederne la luce che sta in fondo.
Se dal male sapremo ricavare dei frutti buoni, diventeremo persone migliori, tutto andrà bene e, come dopo ogni tempesta, vedremo splendere per incanto nel cielo della vita un meraviglioso arcobaleno che, con i suoi colori, porterà un grande senso di serenità e di pace a tutta l’umanità.

Maria Serena Novelli

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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