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Quali le conseguenze dello status di rifugiato politico?

L’intervista al Vice Prefetto di Gorizia Massimo Mauro da parte degli studenti della classe III del Liceo "Paolino d’Aquileia" nell’ambito del progetto "Alternanza Scuola - Lavoro"

Quali le conseguenze dello status di rifugiato politico?

Rifugiato: individuo perseguitato per il suo sesso, per la sua etnia, per la sua religione o per la sua opinione politica che ha diritto ad essere accolto e protetto da un altro paese. Questo è quanto afferma la Convenzione di Ginevra. Ma quali conseguenze ha questo status?
I ragazzi della classe III^ del Liceo Linguistico "Paolino d’Aquileia", protagonisti come giornalisti nel progetto "Alternanza Scuola - Lavoro", lo hanno chiesto al vice prefetto di Gorizia Massimo Mauro, il quale ha raccontato come si presenta la situazione attuale dei flussi migratori. Oltre a questo, ha ricordato che nella convenzione di Ginevra viene affermata l’idea di non respingimento e l’obbligo di analizzare le necessità di protezione internazionale. "Non tutti hanno diritto alla protezione internazionale, ma tutti scappano da situazioni di sofferenza: noi abbiamo il dovere di capire le motivazioni della loro fuga e solo successivamente se dare la protezione internazionale. Molti infatti sono anche i "casi Dublino", ovvero persone accolte per la prima volta in uno stato diverso dal nostro, al quale spetterebbe la gestione della richiesta di asilo politico.
Attualmente è forte il dibattito all’ interno dell’ Unione Europea fra gli stati che sostengono il mantenimento della convenzione di Dublino e quelli che invece vorrebbero un cambiamento, tra i quali l’Italia".
L’esperienza maturata dal vice prefetto, da gennaio presidente della Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale di Gorizia, lo rende la persona più idonea a chiarire tutte queste questioni.

Dottor Mauro quali sono gli enti che sul territorio si prendono in carico i richiedenti asilo?

Innanzitutto esistono soggetti istituzionali che hanno questo preciso compito, come la prefettura. Questo ente richiede ai comuni della provincia delle strutture di accoglienza, in base alla loro disponibilità. Oltre alle istituzioni operano anche varie organizzazioni di volontariato. In particolare Caritas e Medici Senza Frontiere hanno messo a disposizione da mesi ormai delle strutture per accogliere queste persone e prestare loro assistenza medica.

Le recenti chiusure confinarie hanno influenzato l’arrivo di migranti a Gorizia?

In realtà nel nostro territorio non sono stati registrati afflussi importanti. È leggermente aumentato il numero di arrivi nel Tarvisiano, a differenza di Gorizia dove il numero è diminuito. Inoltre va ricordato che gli immigrati che arrivano nella nostra zona sono di provenienza diversa rispetto a quelli che sbarcano sulle coste siciliane. Principalmente qui arrivano afghani, pakistani, siriani e in minima parte dall’Ucraina. Al contrario in Sicilia si registrano arrivi soprattutto dall’Africa subsahariana.

Perché gli immigrati che vediamo a Gorizia sono in prevalenza uomini?

Sono tutti uomini di età compresa tra i 16 e i 30 anni; la maggior parte di loro ha famiglia e la lasciano per posti sicuri . Se viene loro accettata la richiesta di asilo politico, cercano di far trasferire la famiglia nel posto dato. I maschi sono i primi a partire per questioni religioso-sociali, infatti il padre si deve prendere carico di tutta la famiglia mentre la madre resta a casa con i bambini.

Perché scappano dal loro paese?

In primis per situazioni di conflittualità etniche e religiose, ad esempio in Pakistan ed Afghanistan sono presenti i Talebani e Daesh. Tuttavia la percentuale di chi è stato veramente in pericolo è bassissima; la maggioranza vive in situazioni di minaccia e di insicurezza a causa di attentati e conflitti vari.

Hanno intenzione di fermarsi qui o sono solo di transito?

Al contrario di quanto si crede, molti di loro hanno intenzione di fermarsi. La maggioranza degli immigrati afghani hanno "un debole" per l’Italia, per questioni storiche-culturali: il loro re visitò il nostro paese accompagnato da Mussolini, per poi trascorrervi il suo esilio.  Gli altri invece  hanno lo scopo di arrivare nei paesi più a Nord per cercare una vita migliore. Gli italiani hanno una certa sensibilità per i migranti, infatti i loro paesi di provenienza sono considerati rischiosi secondo i nostri parametri.

Per quanto riguarda la religione, sono un gruppo omogeneo o appartengono a diverse correnti?

Sono quasi tutti di fede musulmana, ma c’è una grande divisione e conflittualità tra Sciiti e Sunniti, e spesso si verificano atti di violenza. Ma se vengono chieste loro le differenze, il più delle volte non danno motivazioni valide e sensate. Ci sono anche diversi gruppi etnici e tribù, che parlano diverse lingue come il Pashtun, il Dari e il Persiano.

Quante sono le richieste che vi trovate a gestire in questo periodo?

Circa tre settimane fa eravamo sotto le 500 richieste, ma ci sono appena state assegnate altre 1500 che erano pendenti tra gli stati europei che i migranti hanno attraversato prima di giungere in Italia. Le richieste, che ora ci ritroviamo ad analizzare, sono circa 2000; ne esaminiamo circa 16 al giorno: bisogna valutare attentamente se concedere il diritto di asilo anche in base alle zone di provenienza.

Si registra la presenza di quartieri islamici nel territorio isontino?

Veri e propri quartieri musulmani direi che non ci sono: non siamo a Bruxelles, dove questi quartieri sono una realtà di tutti i giorni ed è normale salire sui mezzi pubblici  e vedere donne islamiche coperte dal burka. Negli altri paesi europei c’è quindi una situazione completamente diversa dall’Italia, dove invece è presente un Islam moderato.

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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