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Intensa estate salesiana

Molte e diversificate le proposte messe in campo a Chisinau, in Moldavia. In giugno proposta un’Estate Ragazzi per i giovani ucraini, che ha saputo contare ben 150 presenze

Parole chiave: Chisinau (9), don Sergio Bergamin (2)
Intensa estate salesiana

Alcuni mesi fa avevamo avuto il piacere di intervistare don Sergio Bergamin, sacerdote che per lungo tempo in passato ha prestato il suo servizio anche a Gorizia e che ora opera presso la Fundatia Don Bosco, il Centro Giovanile salesiano di Chisinau, in Moldavia.
Il Centro, oltre ad ospitare un bell’oratorio molto frequentato dai tanti bambini e ragazzi della comunità moldava, offre anche numerose attività estive e di supporto allo studio durante l’anno scolastico. Non da ultimo, accoglie alcuni ragazzi soli presso la Casa Famiglia e, in questo tempo toccato dalla guerra, ospita numerosi rifugiati in fuga dall’Ucraina.
Abbiamo ricontattato don Bergamin per fare il punto della situazione dopo l’intenso periodo estivo, che ha visto i salesiani impegnati con numerosissimi giovani.

Don Sergio, anche il vostro Centro nei mesi scorsi ha da subito offerto disponibilità all’accoglienza di persone in fuga dall’Ucraina. Qual è ora la situazione?
Nei mesi di marzo aprile maggio c’è stato il momento di maggiore afflusso e ospitalità dei rifugiati ucraini anche presso il nostro Centro, ne abbiamo ospitati fino a 40 contemporaneamente.
Verso maggio però abbiamo dovuto limitare un pochino il numero di accoglienze, perché dovevamo organizzare e approntare tutto ciò che serviva per le attività estive con i ragazzi, che ci hanno impegnato per gli interi tre mesi successivi. Da allora sono rimasti con noi una ventina di ospiti - in questo momento ne ospitiamo 16 che sono con noi praticamente dall’inizio del conflitto -; sono tutte persone adulte, la maggior parte donne, pochi gli uomini, ci sono anche 3 gli adolescenti.
C’è ancora qualche arrivo ma in maniera minore rispetto ai mesi passati, direi che le accoglienze sono rimaste sostanzialmente costanti.
Alle persone che ospitiamo abbiamo dato la possibilità di auto-organizzarsi: dormono qui, vivono qui e sono indipendenti. Alcuni di loro prestano servizio all’interno del Centro, come volontari: uno in questo periodo ci ha aiutati per la preparazione dei pasti, alcuni per seguire i bambini e ragazzi del Centro Estivo, una professoressa si è messa a disposizione offrendo lezioni di Lingua inglese, iniziate con le attività estive e che ora proseguiranno all’interno del servizio di doposcuola che abbiamo attivato.
Anche nella parrocchia che seguiamo a circa 30 chilometri da Chisinau sono ospitati alcuni profughi. Anche lì abbiamo dovuto un po’ ridurre il numero delle accoglienze, perché presso la struttura sono attive diverse attività con i giovani, molto richieste e necessarie per la comunità.

Proprio riguardo alle attività con i giovani, com’è andata l’estate?
Molto bene! L’Estate Ragazzi è partita a giugno, con le prime attività pensate proprio per i ragazzi ucraini, che hanno richiamato circa 150 bambini e ragazzi. Si sono impegnate per la sua realizzazione tanto persone ucraine quanto moldave e molti ragazzi ucraini si sono avvicinati e hanno dato una mano con l’animazione.
Al mattino si svolgevano un po’ di compiti delle vacanze, mentre il pomeriggio era dedicato ai giochi. L’esperienza è stata molto bella per loro, sono stati tutti molto contenti, anche i genitori: faceva parte di un progetto in cui potevano ritrovarsi e trascorrere insieme tutta la giornata, dal mattino fino alla sera, trovando così un’aggregazione che - dopo tutti i mesi lontani dalla propria patria - mancava. Sono stati tutti felicissimi di poter vivere quest’esperienza, è stata per loro diciamo una "pausa", nonché un aiuto anche per le famiglie: ricordiamo che i rifugiati sono soprattutto giovani donne, mamme che, nell’attesa di poter fare rientro, hanno anche trovato qui un lavoro.
I ragazzi che hanno preso parte alle iniziative proposte per l’estate provenivano tanto dai Centri dedicati all’accoglienza, quanto da famiglie che autonomamente hanno trovato sistemazione (presso familiari o amici ma anche da soli).
A luglio poi è stata proposta l’Estate Ragazzi per i bambini e ragazzi della comunità locale, che ha radunato ben 200 partecipanti e una sessantina di animatori. Anche in questo caso alcuni bambini partecipanti erano ucraini, così come lo erano alcuni animatori, che si sono avvicinati alla realtà salesiana e hanno dato una mano per organizzare tutte le diverse attività. Tutto ciò è molto bello perché significa che si sentono parte attiva, pur se per un periodo provvisorio della loro vita. È stato un momento di integrazione molto bello e molto interessante per loro, hanno parlato tutti in termini molto positivi della loro esperienza
In agosto abbiamo proseguito con le attività per i ragazzi e abbiamo organizzato un Grest nella nostra parrocchia a 30 chilometri dalla capitale, quindi ulteriori due settimane qui da noi al Centro, per attivare e animare un po’ l’anno scolastico che era prossimo a partire.
Accanto a questi, anche i corsi di formazione per gli animatori e i campi scuola. Con il 31 agosto abbiamo concluso le attività estive, perché qui in Moldavia l’anno scolastico parte il 1° settembre.

Prima accennava ad un doposcuola. Quali attività e servizi sono quindi pensati lungo l’inverno e l’anno scolastico?
Proprio in questi giorni abbiamo avviato un doposcuola per una trentina di bambini ucraini e, accanto a loro, anche i bambini e ragazzi che frequentano abitualmente il nostro Centro.
Attualmente la maggior parte dei bambini ucraini che si trovano qui segue la scuola ucraina attraverso lezioni online; solo alcuni sono inseriti nel percorso scolastico ma sono molto pochi. Purtroppo chi fa lezione online, spesso è costretto ad interrompere improvvisamente la mattinata di studio, perché gli insegnanti che si trovano in patria sono costretti ad andare al riparo quando suona l’allarme per un possibile bombardamento.
Questo servizio di doposcuola è anche per noi una novità, è il primo anno che tentiamo di fare un po’ un’attività con i ragazzi ucraini. Abbiamo gli insegnanti che li seguiranno, abbiamo gli spazi che li accoglieranno, noi offriremo il pranzo; la scuola termina alle 13, rimarranno qui fino le 17 circa. È un modo per venire incontro anche a quei genitori che hanno trovato lavoro e non sanno a chi poter affidare i propri figli. Accogliamo bambini dalla I elementare fino ai ragazzi della II media.
Negli scorsi giorni abbiamo parlato con il Commissario straordinario per i rifugiati che c’è qui a Chisinau e ci ha riferito che stanno considerando una nuova ondata con l’arrivo dell’inverno. Non sappiamo quindi come sarà il prossimo futuro: se ce ne sarà bisogno, siamo pronti ad accogliere e a mettere a disposizione le nostre strutture.
Riguardo poi l’oratorio, anche questo ha ripreso bene le attività: ce ne sono di gruppo e di formazione, con una sessantina tra bambini e adolescenti che vi partecipano. Abbiamo in programma come sempre diverse iniziative per poter dare a questi giovani un bell’ambiente di crescita. Il sabato e la domenica qui trovano sempre delle attività organizzate (sport, giochi di gruppo, attività manuali, laboratori...) tutto pensato e proposto per loro, a loro misura.
Qui c’è anche don Fabrizio Iacuzzi, ormai stabile con noi, che segue un po’ le attività dell’oratorio e sta cercando di imparare la lingua.

Come procede infine con la vostra Casa Famiglia? Quanti ragazzi state accogliendo?
L’accoglienza, come raccontavo qualche tempo fa, un po’ si era fermata per le disposizioni antiCovid, un po’ per lasciare a disposizione gli spazi per i rifugiati dall’Ucraina.
L’esperienza di Casa Famiglia era partita diversi anni fa con dei bambini piccoli, nel tempo poi diventati maggiorenni e che hanno chiesto di uscire. C’è stato quindi un cambio generazionale e attualmente accogliamo 4 bambini, che si trovano in stato di abbandono o con famiglie che non possono seguirli in maniera opportuna. Arrivano tutti da paesi poco fuori da Chisinau, qui sono tutti seguiti, sono molto bravi e vanno bene a scuola; sono sereni e partecipano a diverse attività. Chiaro però che c’è una mancanza di affetto, per loro è molto grande da sopportare. Hanno dai 10 ai 13 anni, e c’è anche un ragazzo sordo, un po’ più grande. Tutti sono inseriti nelle scuole statali.
Prevediamo, proprio nel prossimo periodo, di accoglierne anche altri, fino ad ospitarne una decina.

© Voce Isontina 2022 - Riproduzione riservata
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