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Fase 2 e mondo dello sport: tante incognite da risolvere

Il punto di vista del giornalista Bruno Pizzul sulle conseguenze dovute alla pandemia

Parole chiave: sport (15), Covid 19 (29), Bruno Pizzul (3)
Fase 2 e mondo dello sport: tante incognite da risolvere

Con l’arrivo, due mesi fa, del lockdown, tutto si è fermato, modo dello sport compreso. I campionati di tutte le discipline hanno dovuto arrestarsi, persino le Olimpiadi sono state rimandate.
Cosa attenderci ora? Quali anche le ripercussioni a livello economico, in particolar modo nel calcio che, annualmente, vede un forte giro economico - finanziario?
Ne abbiamo parlato con un giornalista ed esperto sportivo, che per tanti anni ha accompagnato tutti noi con la sua voce in tante telecronache: Bruno Pizzul.

Questa pandemia ha fermato tutto: mondo del lavoro, mondo dell’economia e anche mondo dello sport. Quale innanzitutto il suo pensiero a riguardo e come ha vissuto questo stop, da persona molto coinvolta nell’ambito sportivo?
Diciamo che, per abitudine "antica", ero abbastanza coinvolto soprattutto nel mondo del calcio, se non più come lavoro diretto, almeno come interesse personale e coinvolgimento con qualche testata giornalistica e televisiva. Pertanto anch’io sono stato coinvolto ma devo dire che ho "sopportato" abbastanza tranquillamente questa carenza, anche perché, francamente, di calcio se ne parlava e se ne vedeva fin troppo, soprattutto nei programmi radiotelevisivi.
Ora c’è questa crisi, che sta risolvendosi ma siamo ancora in alto mare, tant’è che al momento è abbastanza difficile ipotizzare se il campionato di Serie A riprenderà, idem per quello di Serie B.
Ci sono poi tutte le sfaccettature del mondo sportivo per le quali ogni settore, ogni lega, ha una proprio destino ancora da decidere. Io credo che si cercherà in tutti i modi almeno di far riprendere il campionato di Serie A, ma siamo ancora abbastanza lontani da una definizione certa.

A tal proposito, in Italia il blocco del campionato di calcio è stato ed è particolarmente sentito, anche perché - essendo uno sport molto amato e seguito - ha un forte giro economico. Cosa attenderci ora?
Il coinvolgimento anche a livello economico e finanziario del calcio, è corrispondente a tutto il resto delle attività lavorative dell’area economica italiana, quindi anch’esso indubbiamente soffre di questa situazione ed è abbastanza coinvolto: soprattutto i diritti televisivi quelli che portano grossi introiti nel calcio pertanto, essendo ora sospesi, ne sta risentendo molto ed è comprensibile che questo mondo cerchi in tutti i modi di rimettersi in moto, per cercare di ovviare il più possibile a queste difficoltà di carattere economico - finanziario. Al tempo stesso direi che si ha avuto la riprova, anche da questo stato di cose, di come ormai le società sportive calcistiche che vanno per la maggiore, più che essere società sportive vere e proprie sono ormai quasi società finanziarie, con interessi particolari di carattere economico e che in qualche modo hanno subìto questa necessità di interrompere il loro gioco, ma anche il flusso di denaro.
Non so ora se si riprenderà, ma andrà messa in atto qualche modifica a quello che è stato il protocollo attraverso il quale veniva consentita, per ora, la ripresa degli allenamenti in comune delle squadre di Serie A. Anche in questo contesto, benché sia stato detto che ci saranno delle modifiche particolari e specifiche, è ancora tutto da stabilire. Ci sono diversi nodi da risolvere, come quello della responsabilità penale dei medici sportivi che, allo stato attuale delle cose, sarebbero responsabili dell’eventuale contagio di qualcuno dei loro giocatori, così come le varie società sperano venga modificato il regime di quarantena in comune, perché molte non hanno le strutture e la possibilità di poter portare avanti un discorso di questo tipo.
Al momento poi si sta anche riaffacciando l’ipotesi di concludere il campionato attraverso i play off e play out - cosa che però molte società non gradiscono -.

Riguardo una possibile ripresa, diversi Paesi hanno già ricominciato allenamenti e campionati. A suo avviso l’Italia sta procedendo con troppi scrupoli, o bene così, con "piedi di piombo"?
Dal mio punto di vista credo sia necessario e opportuno andare ancora con piedi di piombo.
Da qualche parte sì, hanno ripreso a giocare; proprio oggi (sabato 16 maggio n.d.r.) in Germania è ripartita la Bundesliga, ma i tedeschi si sa che affrontano le difficoltà in maniera, diciamo coraggiosa - faccio un parallelo con lo spazio aereo: ricordo, quando abitavo a Milano, che spesso l’aeroporto di Linate veniva chiuso temporaneamente per nebbia e gli unici aerei che continuavano ad arrivare erano quelli della Lufthansa… -. Inoltre loro hanno già ipotizzato che, nel caso venga riscontrato un nuovo contagiato in una delle squadre, sia messo in regime di quarantena soltanto il singolo giocatore. Il protocollo italiano invece, al momento, prevede che, se in una squadra c’è anche soltanto un giocatore contagiato, tutta la squadra venga messa in quarantena.
Guardando agli altri sport, che magari non godono di tutto il seguito che ha il calcio e che già in una situazione di normalità hanno meno introiti economici, cosa prevede per loro e quali le preoccupazioni?
Naturalmente anche qui si dovrà fare in modo di aiutare le società delle categorie minori e di tutte le discipline sportive a sopravvivere in un regime di difficoltà economico - finanziaria. La sospensione di un campionato vuol dire infatti anche sospensione di quelli che sono i proventi, pur marginali, che arrivano dagli sponsor e l’interruzione dell’attività anche di quelli che sono, ad esempio, i tornei estivi, attraverso i quali le singole società dilettantistiche in qualche modo si aiutano.
È tutto da verificare, tutto da vedere, ma chissà che tutte queste difficoltà non comportino anche una ri - regolamentazione del mondo sportivo, calcistico e non solo. Si tratta di ridisegnare un po’ tutto, ma si necessita di procedere per passi e aspettare quelle che saranno le decisioni che verranno prese anche dalle autorità competenti.
Anche perché, se già nel calcio c’è questa difficoltà, dove di Regione in Regione cambiano regolamenti e protocolli, va ricordato che a livello medico questo virus ancora non si sa come affrontarlo, non è ben conosciuto e gli stessi immunologi e virologi hanno delle posizioni abbastanza differenziate e spesso contradditorie, per cui siamo ancora ben lontani dall’aver capito come affrontare questa pandemia, che ci ha investito e stravolto in maniera impensabile, anche in quelle che erano le nostre più radicate abitudini.

Questa pandemia ha portato un grosso cambiamento anche nei più piccoli, che improvvisamente si sono trovati privati della scuola, del gruppo di amici, delle attività associazionistiche e non da ultimo dalla pratica sportiva. Cosa vorrebbe dire loro in questo momento difficile, quali le sue speranze per questa fascia d’età?
Sicuramente loro sono quelli che soffrono più degli altri perché hanno bisogno di stare assieme, di giocare, di fare sport divertendosi e instaurando in loro la vita associativa e consociativa.
Io spero che, pian piano, si riprendano le attività, a cominciare per esempio da quella a livello di oratorio, con i giochi estivi, qualcosa di importante per loro. Anche perché, in questo modo, le stesse famiglie vengono aiutate nella gestione dei figli.
È poi di fondamentale importanza anche a livello educativo, ancor più del fare sport, proprio lo stare assieme, il giocare facendo attività fisico - motoria. Chissà che ora, con la situazione che sembra stia migliorando un po’ alla volta, non si riaprano queste antiche abitudini che, in particolar modo dalle nostre parti, sono da sempre molto radicate e seguite.

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