Società
stampa

25 settembre: il rischio del grande astensionismo

Una Campagna elettorale diversa dalle solite e non solo per il periodo estivo in cui si svolge. Ne parliamo con il professor Nicola Strizzolo.

Parole chiave: elezione (28)
25 settembre: il rischio del grande astensionismo

Il prossimo 25 settembre, i cittadini italiani saranno chiamati alle urne per il rinnovo della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica. Si voterà nella sola giornata di domenica ed i seggi rimarranno aperti dalle 7 alle 23.
Degli aspetti comunicativi di una campagna elettorale così anomala che stiamo vivendo (anche perché per la prima volta nella storia repubblicana avviene nel periodo estivo) abbiamo parlato con il professor Nicola Strizzolo.

Professor Strizzolo, i temi che hanno caratterizzato la vita del Paese negli ultimi anni (la pandemia, l’obbligo vaccinale, l’Europeismo…) vengono affrontati quasi di sfuggita nella campagna elettorale che stiamo vivendo. Anche la guerra in Ucraina (con tutte le riflessioni sul pacifismo - interventismo) rimane un argomento di fondo cui non dare troppo rilievo. Dimenticandoci di guardare il calendario ed ascoltando solo le dichiarazioni degli esponenti politici sembra di essere ritornati ad un già visto con temi quali l’immigrazione, la sicurezza, la riforma della giustizia, ecc…È interessante che alcuni argomenti, poi, quale magari il futuro digitale del nostro Paese, non vengano neppure affrontati. Che lettura da Lei di questa situazione?
Si apre uno scenario di rischi conseguenti al prendere o non prendere decisioni sui temi come l’inflazione, senza pari dal 1986, l’aumento dei tassi di interesse, il debito pubblico che non si ferma, le varianti del Covid alla prova della riapertura di molte attività, la recessione internazionale paventata dal Fondo monetario internazionale.
Ogni rischio, sanitario, ambientale, economico, si trasforma in rischio politico, allora meglio aspettare: il 25 settembre rappresenterà un complesso spartiacque tra chi dovrà prendere le decisioni e chi sarà nella posizione di criticarle; esporsi anzitempo, anticipandole nell’agenda elettorale, per tutte le parti in gioco, significa rischiare di perdere il consenso di quella parte di cittadini che più si sentirà colpito da un determinata promessa, oltre che vincolarsi a mantenerla.
Prima gli Italiani, si può tradurre, semplicemente questa volta, in Prima gli Elettori.
L’unico argomento ad avere trovato uno spazio significativo è quello energetico, a fronte dello scandaloso aumento di utili dell’Eni nel primo semestre 2022, di 7 miliardi corrispondente al 700 per cento, non può essere ignorato.
Di questo va dato il merito alla stampa: oltre ad aver già rilevato una campagna sottotono, potrebbe forse mettere in luce argomenti e influenzare, così, l’agenda della campagna. Nel vuoto di idee, interviste ai politici, sui temi da voi proposti, potrebbero essere prese al volo come occasioni di visibilità senza un loro impegno esplicito sui temi da voi sollecitati.
 

A risultati già dati per scontati, che tipo di partecipazione possiamo prevedere per la giornata del 25 settembre: assisteremo ad un’elezione per pochi con un ulteriore aumento dell’astensionismo?
La velocità e la finestra di date chiave, come il deposito del simbolo partitico (12-13 agosto), e i nominativi delle liste (21-22 agosto), hanno sicuramente dato a persone politicamente motivate la sensazione che i giochi fossero già fatti da tempo e chi c’era dentro ci sarebbe rimasto, seppure con un terzo in meno di parlamentari, chi fuori, fuori del tutto.
Pensate anche alla improbabile riappacificazione, per dare consistenza ad un terzo polo, tra Calenda e Renzi, indispensabile per poter correre.
Questo sicuramente ha escluso quei soggetti che avrebbero voluto intraprendere un’esperienza politica o proseguirla dalle amministrative, embrioni di liste e partiti e non ultimi molti cattolici, l’assenza dei quali ultimamente si discute molto nei media, con interventi di Ricciardi, Galli della Loggia e Abbruzzese, e dentro movimenti cristiano sociali, di centro, che vorrebbero affacciarsi e poter partecipare.
Soggetti che fungono da mediatori verso la società civile e la cittadinanza più estesa: mancando questa cinghia di trasmissione, effettivamente ci sarà il pericolo di un grande astensionismo, che per il periodo paraestivo del voto, si affiderà anche a variabili climatiche.
Inoltre, l’astensionismo non è determinato solamente dalla credibilità di politici e partiti, ma anche da una serie di fattori socioeconomici che, integrando le persone alla società, le rendono partecipi.
C’è allora anche da chiedersi: vi sono fattori di grave disagio sociale, come ad esempio la povertà educativa e la povertà economica, causati rispettivamente dall’abbandono scolastico e dalla disoccupazione, che perdurano da tempo in maniera da avere incrementato il clima di sfiducia e distacco verso le istituzioni e la loro gestione politica?
Per l’abbandona scolastico, seppur in miglioramento, siamo il fanalino di coda europeo, per l’occupazione, rispetto al 2021, c’è stato un incremento: ma non per questo possiamo parlare di lungo periodo e creazione così di una motivazione e cultura della partecipazione.
Infine, riguardo la povertà assoluta siamo ancora ai massimi storici del 2020, anno d’inizio della pandemia di Covid-19, quella relativa è anche aumentata: temo che la preoccupazione di molti italiani possa essere altra che quella del voto.

Il nuovo sistema elettorale blinda ulteriormente i possibili risultati nei collegi: dal punto di vista comunicativo quanto spazio c’è per la campagna elettorale condotta dai singoli candidati sul territorio?
Non credo sia molto diverso dagli anni precedenti, nei quali molte candidature sono state decise dall’alto, con diffusi malumori negli organi politici locali.
In precedenti campagne ho visto il materiale stampato già provenire dal partito, senza spazi di manovra per il candidato se non il sito e l’incontro delle persone o la presenza mediatica: su questo credo si possa giocare ancora. Non bisogna mai dimenticare che incontrare la gente, ascoltarla, fermarsi a parlare con loro è ancora la prima leva di una campagna, almeno per chi parte relativamente dal basso.
 

L’estate è il periodo in cui tradizionalmente i salotti televisivi chiudono per ferie. Ci si aspettava forse una maggiore "invasione" generalizzata sui social ma pare essere tornato maggiormente di moda il comizio… È davvero così? Come leggere questo fenomeno? Ed in tal caso c’è una parte politica che pare avvantaggiarsi maggiormente del "ritorno in piazza"?
Ho notizia che molte emittenti hanno ritarato la programmazione per dare spazio all’arena politica, anticipando l’inizio e la messa a regime di diversi programmi in studio con interviste, confronti e dibattiti: The show must go on.
Per loro è importante non perdere l’occasione di dare spazio ai futuri vincenti come non perdere entrate pubblicitarie.
 

Tantissimi politici hanno aperto in questa occasione un profilo su tik-tok strizzando l’occhio soprattutto ai giovanissimi. Ma funziona questo modo di fare campagna elettorale "in 30 secondi"?
Onestamente non so se conquisteranno così il target di TikTok (in Italia ha otto milioni di utenti in Italia, 41 per cento sono giovani tra 16 e 24 anni), anzi qualcuno ha già ricevuto critiche, che possono diventare più visibili degli stessi messaggi politici, se riportati dai media tradizionali, come già in corso.
Anche se c’è chi, seppure anagraficamente più maturo di altri, abbia in poche ore incassato più di quattro milioni di visualizzazioni, non vuol dire che avrà quattro milioni di voti, semmai che TikTok verrà seguito anche dai follower di quel politico che lo seguivano da altri social e che pertanto, probabilmente, verrà fruito, almeno per un tempo relativo, anche da persone più adulte.
 

Un’ultima domanda: che spazio avrà la democrazia elettiva nel mondo del metaverso?
Credo che attualmente possa essere uno strumento per far interessare alla politica una nicchia della nicchia che è già dentro il Metaverso (che di fatto è una joint venture tecnologica per attirare investimenti).
Seppure con risultati, nel breve periodo, irrisori, si potranno nel medio-lungo sviluppare possibilità per dibattiti e incontri: ma non ritengo che possa incidere, attualmente, il risultato di queste votazioni.

____________________________________________________________________________

Il professor Nicola Strizzolo è Professore Associato in Sociologia dei Processi Culturali e Comunicativi presso l’Università degli Studi di Udine e, dal prossimo primo ottobre, presso l’Università degli Studi di Teramo
È stato negli anni scorsi anche professore invitato di Sociologia al Seminario Interdiocesano "San Cromazio di Aquileia" - per le diocesi di Gorizia, Trieste e Udine e all’Istituto Superiore di Scienze Religiose - per le diocesi di Gorizia, Trieste e Udine.
Tra le sue pubblicazioni "La comunicazione eclettica. Le dimensioni comunicative nella web society" (con A. Pocecco e C. Melchior, Franco Angeli 2019) e "Narcisismo 2.0? Tra cultura, comunicazione e web society" (uscita per le Edizioni Gutenberg).
Collabora con il Messaggero Veneto e con Agendadigitale.eu.

© Voce Isontina 2022 - Riproduzione riservata
25 settembre: il rischio del grande astensionismo
  • Attualmente 0 su 5 Stelle.
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
Votazione: 0/5 (0 somma dei voti)

Grazie per il tuo voto!

Hai già votato per questa pagina, puoi votarla solo una volta!

Il tuo voto è cambiato, grazie mille!

Log in o crea un account per votare questa pagina.