Editoriali
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Una settimana davvero santa

Sembra proprio che, anche quest’anno, Gesù voglia venire a fare Pasqua con i suoi discepoli dentro casa nostra! Un’occasione davvero unica che ci riporta alle origini di questa festa

Parole chiave: Settimana Santa (21)
Una settimana davvero santa

"Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?". (Mc 14,14)

Inizia una Settimana Santa speciale.
Saremo un po’ in Chiesa e un po’ in casa, raccolti in famiglia. Sembra proprio che, anche quest’anno, Gesù voglia venire a fare Pasqua con i suoi discepoli dentro casa nostra! Un’occasione davvero unica che ci riporta alle origini di questa festa, sorta nella dura notte della fuga dall’Egitto, quando il popolo celebra la liberazione consumando un agnello nel circolo ristretto della famiglia. Così è stato per la Chiesa dei primi secoli: il gusto di una celebrazione domestica, che richiamava proprio la notte del dolore e la luce sfolgorante della risurrezione, che Gesù anticipa nella sera dell’ultima cena.
"Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?" (ivi) Nell’intimità della tua casa.  Gesù sceglie di venire a casa nostra per stare nella nostra intimità, desideroso di trasfigurare le nostre relazioni, soprattutto quelle più quotidiane, nella gioia e nella fatica; desideroso di scavare la profondità del nostro cuore per far fiorire vita dalle spine.
"Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?" (ivi).
Gesù dice preparate la stanza, preparate il vostro cuore. Ciascuno di noi, nella grande dispersione o nella agitazione di certi preparativi, devi sentire il Signore che dice: "Farò la Pasqua da te" (Mt 26,18). La tua vita diventa la tavola imbandita, il luogo dell’offerta e l’altare.
Gesù a questo momento ci arriva con l’intensità dell’amore e della preghiera al Padre.
Forse ci pensiamo poco alla preghiera con cui Gesù ci porta davanti al Padre. Ciò è estremamente incoraggiante, perché significa che non siamo destinati alla dispersione, all’indifferenza, ma siamo chiamati per nome e portati davanti al Padre.
Quando ci mettiamo in adorazione davanti al Signore entriamo nella preghiera di Gesù, facciamola nostra: capiremo quanto Lui intercede per noi per strapparci dal male, dalla nostra dispersione.
Ciò avviene tutti i giorni attraverso l’Eucaristia. Succede anche quando io non sono a posto, allora Lui più che mai li è presente.Quando si mette a tavola e dice: "Uno di voi […], mi tradirà" (Mc 14,18), gli apostoli sono rattristati profondamente e si dicono ciascuno: "Sono forse io?" (Mc 14,19). Nessuno si sente a posto intorno a quel tavolo. Andiamo all’Eucaristia portando e consegnando noi stessi con quello che siamo e facciamo. Accostarsi al Pane è l’unico modo per guarire e andare incontro al medico e alla medicina.
Attorno a quella mensa che io possa diventare sempre di più come Pietro, come Giovanni e un po’ meno come Giuda. Ma è l’Eucaristia che trasforma, che mi dà, non perché sono giusto, la capacità di ascolto e di accoglienza.
Gesù ha risvegliato nel cuore tante speranze soprattutto tra la gente umile, semplice, povera, dimenticata, quella che non conta agli occhi del mondo. Lui ha saputo comprendere le miserie umane, ha mostrato il volto di misericordia di Dio e si è chinato per guarire il corpo e l’anima.
Questo è Gesù; il suo cuore guarda tutti noi, guarda le nostre malattie, guarda il nostro dramma storico di questa pandemia che ci ha tolto il sorriso, l’abbraccio, ci ha tolto la vita. Ma Egli non ci abbandona. Mai! Ed eccolo entrare in Gerusalemme, eccolo a spezzare il pane con i suoi apostoli, eccolo innalzato sulla croce, eccolo Risorto.
Anche se in questo momento la parola gioia ci è quasi impossibile pronunciare, accogliamo la parola del papa che ci dice: "Non siate mai uomini e donne tristi: un cristiano non può mai esserlo! Non lasciatevi prendere mai dallo scoraggiamento! La nostra non è una gioia che nasce dal possedere tante cose, ma nasce dall’aver incontrato una Persona: Gesù, che è in mezzo a noi; nasce dal sapere che con Lui non siamo mai soli, anche nei momenti difficili, anche quando il cammino della vita si scontra con problemi e ostacoli che sembrano insormontabili, e ce ne sono tanti! Non lasciate rubare la speranza! Quella che ci dà Gesù". (Papa Francesco, Omelia, Domenica delle Palme, XXVIII Giornata Mondiale della Gioventù, 2013).
Una Settimana davvero santa!
Concedimi Signore un cuore contrito non per stracciarmi le vesti, ma per piangere di commozione al pensiero che Tu mi aspetti, preghi per me e ti doni a me.
Tu mi aspetti, sì Gesù, aspetta ognuno di noi e sceglie di venire da ognuno di noi!
Buona Settimana Santa a tutti!

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