Editoriali
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Un sindaco per il 2025

"Gorizia ha bisogno di guardare al futuro e per farlo non può essere prigioniera della paura"

Parole chiave: elezioni (11), sindaco (8)

Caro sindaco / cara sindaca,
domenica 26 i goriziani Le affideranno l’impegnativo compito di essere il loro primo concittadino per i prossimi cinque anni.  Mi permetta allora di condividere con Lei alcune riflessioni sul domani della nostra città.
Gorizia ha bisogno di guardare al futuro e per farlo non può essere prigioniera della paura. Men che meno di quella alimentata da chi - da una parte e dell’altra del confine innalzato ed imposto dalle ideologie alla fine della Seconda Guerra mondiale - in questi quasi ottant’anni ha fatto di tutto perché il rancore, il sospetto e la divisione prevalessero sulla riconciliazione, sull’apertura, sulla condivisione. Il passato (particolarmente se segnato dalla sofferenza personale e comunitaria) non può essere preda dell’oblio ma deve divenire oggetto di una memoria reciprocamente donata.
L’appuntamento del 2025 (quando la città accompagnerà Nova Gorica nell’avventura della Capitale europea della Cultura) è alle porte. Mancano due anni e mezzo alla data del 1 gennaio 2025 però già 18 mesi sono trascorsi dall’annuncio della scelta: il tempo corre inesorabile. La cultura interessa ogni momento della vita dell’uomo: ridurla ad una mera catena di eventi significa snaturarne l’essenza. Riempire il contenitore di iniziative non sarà difficile. Tutt’altra cosa sarà riuscire a farlo con proposte di qualità, capaci non solo di attirare il turista curioso ma anche di trasformarlo nel primo testimonial della città dal 2026 in poi.
Bisognerà avere il coraggio di dire di no a certe proposte fini a stesse, evitando populistici ed inutili contributi a pioggia ed investendo piuttosto in progetti capaci di estendere la propria portata ben oltre il 31 dicembre 2025. Progetti non solo “per” i giovani ma soprattutto “con” i giovani coinvolgendo le nuove generazioni, rendendole protagoniste ed assicurando loro con questo evento un’occasione occupazionale futura.
Senza dimenticare (come sino ad oggi in questo primo periodo preparatorio è accaduto) che non si può parlare del Goriziano e immaginarne il domani tralasciando la dimensione ecclesiale che ne ha connotato e connota la storia.
Non dovrebbe essere necessario ribadire il legame di questa terra con la Chiesa di Aquileia ma nemmeno - speriamo - ricordare che proprio la fede fu la spinta che nell’ultimo secolo ha portato tanti uomini e donne ad impegnarsi per relegare le reti ed i fili spinati ad un trapassato remoto piuttosto che al presente o al futuro.
Gorizia deve convincersi che isolandosi non va da nessuna parte: deve saper “fare sistema” ed essere punto di riferimento di un progetto unico, geograficamente, culturalmente ed economicamente capace di coagulare il Collio all’Adriatico, la Bisiacaria alla Bassa Friulana. Quando era stata definita la specialità del Friuli Venezia Giulia questo era il ruolo affidato all’Isontino e al suo capoluogo: un mandato che ne valorizzava la particolarità è lo poneva come cuscinetto d’equilibrio fra Udine e Trieste. Da troppo tempo tutto questo pare dimenticato a vantaggio di altre realtà (Monfalcone in primis) che anche grazie a scelte particolarmente oculate da parte degli amministratori locali hanno saputo imboccare una nuova strada di ripresa e valorizzazione. L’anima e la ricchezza della cultura goriziana sono prima di tutto i goriziani. La storia ha fatto giungere in riva all’Isonzo nel corso dei secoli uomini e donne provenienti da luoghi lontani; ciascuno ha portato qui la propria lingua, la propria cultura, la propria religione, le proprie tradizioni contribuendo a fare del civis goritiensis un unicum in Europa. E ciascuno di loro può oggi dire con orgoglio: “Io sono goriziano!” senza timore di essere smentito da chi pretende di certificare la gorizianità solo sulla base del tempo trascorso ai piedi del Sabotino.
Ma al 2025 Gorizia porterà in dote anche le povertà economiche e sociali di tante sue famiglie. La mensa dei Cappuccini, il dormitorio “Faidutti”, il carcere di via Barzellini, gli Empori della Solidarietà... non sono corpi estranei alla vita goriziana ma ne sono parte integrante. Realtà troppo spesso colpevolmente ignorate quasi la loro esistenza possa “sporcare” l’immagine di una città ideale ed utopica, esistente solo nelle pagine da libro dei sogni di tanti programmi elettorali che ci sono stati presentati in questi mesi.
Mettere le goriziane ed i goriziani al centro della vita di Gorizia: una soluzione tanto semplice da apparire scontata e superflua. Ma siamo sicuri sia proprio così? La risposta la potrà dare solo la Politica attraverso, in primo luogo, la responsabilità che avrete come primo riferimento per minoranza e la maggioranza  in Consiglio comunale.
Buon lavoro!

© Voce Isontina 2022 - Riproduzione riservata
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