Editoriali
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Persone

È stato recuperato nelle acque dell’Isonzo nella mattinata di sabato scorso il corpo senza vita di un giovane ospite del Cara di Gradisca d’isonzo.

Parole chiave: richiedente asilo (6), morte (11)

In una calda giornata d’estate, mentre tutto scorre tranquillo e in tanti di noi fanno dei progetti per trascorrere un buon meritato fine settimana, una vita umana si spezza, smette di sperare, di desiderare, di amare, non riesce più a vedere futuro e decide che non vale la pena di lottare ancora.
Un povero immigrato, un richiedente asilo, uno dei tanti, passato probabilmente inosservato ai più e probabilmente poco considerato o per niente. Se né andato così in un giorno qualsiasi di questa tardiva estate come è successo nel corso del tempo a chissà quante altre persone di cui magari non abbiamo mai saputo niente se non il loro nome su una pagina di giornale.
Già, persone, è questo il dato che molto spesso ci sfugge, si parla sempre di persone, di uomini e donne che come ognuno di noi cerca un modo dignitoso per vivere.
Alcuni di noi sono più fortunati di altri e si trovano in situazioni di vantaggio, altri meno fortunati che per motivi di nascita, non scelta, o per mancanza di lavoro, per scelte sbagliate, per incapacità, per debolezza, per solitudine, per questi, come per tutti noi, in qualsiasi momento della vita può capitare di trovarsi in situazioni disperate.
Non ci si pensa, tanto non mi trovo io in quella situazione!
Eppure tutti abbiamo o abbiamo avuto, quando siamo nati un papà, una mamma che ci ha desiderati, voluto bene, una famiglia, magari fosse solo quella del luogo in cui sono nato.
Perché allora ad un certo momento della vita, sono dovuto andare all’estero a lavorare perché ho dovuto lasciare i miei affetti, la mia casa, il mio villaggio, il mio paese, il mio amore e andarmene? Per una guerra che non ho voluto? Per una miseria che mi è stata imposta? Per aiutare i miei vecchi? Ma perché? Io volevo rimanere qui, nel luogo in cui sono nato e che amo. Signore perché? Perché non c’è lavoro qui? Perché nessuno si interessa dei miei bisogni, delle situazioni in cui mi trovo, perché non c’è niente da fare, perché non mi danno qualcosa da fare?

Ho i bambini da mandare a scuola, mia moglie è ammalata, ha bisogno di medicine, hanno detto che mi daranno un sussidio, reddito di cittadinanza mi pare si chiami, ma io voglio lavorare, mi sento importante quando lavoro, utile, ho la mia dignità, eppure…
Nel mio villaggio non avevo neanche cosa mangiare, dovevo andarmene, meglio rischiare di morire in mare, che di fame.
Ma adesso, dopo tutto quello che ho dovuto passare, dopo le fatiche, la paura, le botte, adesso che sono approdato in Italia avevo trovato finalmente un po’ di pace, perché mi hanno tolto dalla casa in cui vivevo? Stavo bene con i miei compagni, avevo incominciato a respirare l’aria di un modo diverso di vivere, speravo di trovare un lavoro, avevo trovato anche persone che mi volevano bene, perché mi hanno rinchiuso di nuovo in questo grande carcere? Non c’è più speranza allora? Perché le persone come me, quelle che mi hanno insegnato sono cristiane e mi hanno detto che il loro Gesù ama tutti allo stesso modo e che per Lui siamo tutti fratelli, figli di uno stesso Padre, perché non mi accolgono? Non gli importa niente di me? A volte mi sembra di essere invisibile, eppure basterebbe soltanto un po’ di amore, un po’ di umanità.
Mi guardano con diffidenza, negli occhi si vede che hanno paura, eppure cerco di volere loro bene, perché dovrei fare loro del male? Desidero vivere con loro, fare con loro molte cose, mettere in pratica le mie capacità, per una società in cui si possa vivere insieme in pace, senza guerra. No, mi hanno messo insieme a tanti altri, che come me speravano di avere un’opportunità, la mia sofferenza, i miei sforzi, mi sono sempre comportato bene, non c’è più speranza, ho creduto ho sperato nella bontà degli uomini, ma loro pensano soltanto a se stessi, hanno paura, non vogliono avere a che fare con me, eppure sono una persona!
Storie di uomini e donne, sradicati, in cerca di una casa, in cerca di futuro. Viandanti, emigranti, soffrenti di un’umanità indifferente, in cerca di una comunità in cui possono sentirsi parte, di calore umano, di solidarietà di pace. Non lasciamo che la nostra indifferenza diventi disperazione per nessuno, tanto da togliersi la vita. Può sembrare strano ma ognuno di noi è in parte responsabile del suo fratello. Caino ha detto a Dio "Sono forse responsabile di mio fratello? "Signore, fa che non sia suo imitatore, fa di me uno strumento del tuo amore e per questa vita che oggi anche per la mia indifferenza si è spezzata perdonami e perdona anche il mio fratello, accoglilo nel tuo regno dove finalmente potrà trovare pace. A noi dona il tuo spirito di amore perché sappiamo vedere in ogni persona un nostro fratello e fa che tutte le idee e proclami contrari a questo, non ci distolgano dal proposito di fare il bene.

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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