Editoriali
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Noi stessi riflessi... in ogni migrante!

È più che mai impegnativo il Messaggio che papa Francesco ha voluto consegnare alle comunità cristiane in occasione della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato che celebriamo domenica 29 settembre.

Impegnativo perché ci invita a ribaltare l’ottica con cui ci approcciamo solitamente al fenomeno migratorio.
Innanzitutto il Papa sgombera il campo dallo stato d’animo indotto in larga parte dell’opinione pubblica da quella parte politica che proprio su di esso cerca di fondare il proprio consenso elettorale. "Il problema - scrive Francesco - non è il fatto di avere dubbi e timori. Il problema è quando questi condizionano il nostro modo di pensare e di agire al punto da renderci intolleranti, chiusi, forse anche - senza accorgersene - razzisti".
Per superare questo atteggiamento il riferimento, per il credente, non può che essere il buon samaritano: la sua compassione diventa spinta a farsi prossimo dando "spazio alla tenerezza che invece la società odierna ci chiede di reprimere perché aprirsi agli altri non impoverisce, ma arricchisce, aiuta ad essere più umani: a riconoscersi parte attiva di un insieme più grande e a interpretare la vita come un dono per gli altri; a vedere come traguardo non i propri interessi ma il bene dell’umanità".
Ma il Papa va oltre.
E ci ricorda che quando guardiamo un migrante o un rifugiato vediamo, in fondo, noi stessi. Vediamo la nostra capacità di "Accogliere, proteggere, promuovere e integrare". "I quattro verbi - ci ricorda il Messaggio - che non solo riassumono la sfida posta dalle migrazioni ma anche la missione della Chiesa ’verso tutti gli abitanti delle periferie esistenziali, che devono essere accolti, protetti, promossi e integrati".
Ecco perché "non si tratta solo di migranti ma della nostra umanità".
***

Una sera della scorsa settimana, i volontari che ormai da mesi - nei locali della parrocchia di San Rocco a Gorizia - preparano la cena per alcune decine di migranti si sono trovati improvvisamente dinanzi un numero di ospiti doppio rispetto al solito.
Un gruppo di 26 pachistani, appena giunto in città aveva trovato nel cortile della parrocchia il luogo dove fermarsi e assumere, dopo settimane, un pasto caldo.
Ma c’era un problema.
Nessuno poteva immaginare il loro arrivo e quindi anche il numero dei pasti disponibili era quello solito, notevolmente inferiore a quanto sarebbe stato necessario. Sembrava un problema irrisolvibile, soprattutto nel poco tempo a disposizione prima che la Polizia intervenisse per trasferirli nei propri uffici per gli adempimenti previsti dalla legge in questi casi.
Ma la Provvidenza, ancora una volta, ha fatto sentire la Sua presenza.
Proprio quel pomeriggio nella parrocchiale era stato celebrato un matrimonio (fatto più unico che raro di questi tempi...) ed al termine gli sposi avevano allestito un momento di festa con i numerosi invitati. Il cibo avanzato era stato raccolto da poco e ci si stava interrogando su quale potesse essere la sua destinazione più utile. È stato un attimo: domanda ed offerta si sono incontrate e così la risposta è stata immediata rendendo la festa per quel matrimonio ancora più grande e gioiosa.
Non si tratta di migranti ma della nostra umanità!

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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