Editoriali
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La speranza e la paura

È arrivato il dopo, quel tempo che abbiamo atteso e che ci pareva irraggiungibile perchè lo immaginavamo proiettato in un domani senza contorni.

Parole chiave: Fase 3 (1), Covid 19 (47), speranza (3), paura (2)

Ma adesso proprio ci siamo, lo stiamo vivendo il tempo del dopo “chiusura-totale” (mi scuso per il mio continuo e spontaneo ricorrere alla parafrasi, ma faccio sempre fatica a scrivere il ben noto lockdown, come se la parola si riferisse ad un mondo estraneo) e quindi...
Punto e a capo? Oppure no, perchè siamo nella bolla del “Niente sarà come prima” ma non sappiamo dare contenuto al nuovo, perchè le regole del vivere quotidiano sono mutate e continuano a mutare ( vedi uso delle mascherine, modo di salutarsi, utilizzo spazi pubblici, scuola, chiesa, lavoro...) mentre sta in sottofondo e si conferma la possibilità che il contagio e la malattia di nuovo si presentino.
Giornalmente ne abbiamo i numeri. Sappiamo che il virus è tra noi, perciò le misure di distanziamento e di pratiche igieniche ripetute costituiscono al momento l'unica tutela possibile. Però non siamo sicuri che non bastino per... oppure preferiamo dimenticarci di applicarle.
L'inventiva si distende in un ampio ventaglio!
Eppure è solo ieri che “Ci pareva di essere tutti nella stessa barca” come considera nel suo blog Giovanni Grandi, professore di Filosofia Morale all'Università di Trieste “ma ora che non ci sentiamo più sotto scacco e la tempesta si è calmata, vediamo che dalla barca comune si staccano le scialuppe, ognuna ben fornita con quanto più bottino possibile, e prendono il largo velocemente, scostandosi l'una dall'altra in direzioni diverse”.
Ma, verso dove?
“Come stai?” è il primo saluto che facciamo al rivederci dopo la quarantena e sulla risposta gioca certo il vissuto personale dell'attraversamento e il grado di confidenza che abbiamo con la persona.
Il “Così così” parrebbe neutro, a lasciare nell'indeterminato una situazione che è a metà strada tra l'inizio e la fine di un percorso, dove trova posto il bisogno del proprio spazio interiore e della giusta distanza dalla presenza dell'altro.
Ma la risposta dice anche che la relazione è al momento come allentata e insieme la si vuole confermata; resta da decidere il come.
Il riflettere sul cambiamento, che è richiesto dal mutare storico, ci porta ad approfondire il perché dei gesti, nel significato che gli abbiamo dato e gli diamo, per trovare il come, cioè le modalità di esprimerli in contesti tanto cambiati.
Al di là delle formule inventate o recuperate del saluto gomito a gomito o dell'abbraccio virtuale del porcospino, che ci scambiamo con un sorriso spesso imbarazzato, il “Come stiamo” rimanda alla nostra personale esperienza, sedimentata e cristallizzata in un passato storico, dalla quale attingiamo il senso che diamo alle cose e la forza per ri-narrare il nostro presente.
A fatica, riconosciamolo!
Perciò se ci imbattiamo in fatti positivi o in cose buone, per quanto siano di poco conto, rinforziamo la nostra “quota” di coraggio.
A me è capitato di recente di vedere una “piccola cosa bella”, che mi piace raccontare: sulla saracinesca abbassata - ancora un'altra, verrebbe da commentare - di un avviato salone di acconciature ho trovato, accanto al cartello “Attività chiusa” un singolare messaggio della parrucchiera alle sue clienti, a cui riconosce “Mi  avete dato tanto amore e fedeltà”.
Inizia la sua lettera di commiato con un ”Ciao, cara meravigliosa cliente! Ultimamente nella mia mente emergevano due frasi, una della poetessa Alda Merini: “Ciò che nella vita rimane non sono i doni materiali ma i ricordi dei momenti che hai vissuto e ti hanno fatto felice. La tua ricchezza non è rinchiusa in una cassaforte ma nella tua mente. E nelle emozioni che hai provato dentro la tua anima” e l'altra dello scrittore Giorgio Faletti “Un giorno ti sveglierai e non ci sarà più tempo per fare le cose che hai sempre sognato. Falle adesso!”
La parrucchiera ripercorre la sua lunga esperienza lavorativa, dai primi momenti di apprendistato all'apertura di un negozio proprio e poi di un altro più grande in cui ha potuto “mettere sempre più al centro la cliente come persona con la sua unicità, le sue emozioni e le sue esigenze”
Negli anni trascorsi assieme, dice:” Mi avete fatto  partecipe dei vostri momenti felici ed emozionanti ma anche dei momenti dolorosi della vita e quando è successo a me, mi avete di gran lunga ricambiata dandomi dimostrazioni di affetto. Dal momento che avete deciso di affidarvi alle mie mani,dandomi fiducia, siete sempre state al centro dei miei pensieri”.
Ora,arrivata al tempo della pensione, cercherà di realizzare un altro sogno e conclude: “Grazie, cliente, grazie a te per tutto quello che mi hai regalato!”
Sono cose piccole o preziose storie di vita?

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
La speranza e la paura
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