Editoriali
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Il luogo di lavoro deve essere sicuro

Non è passata neppure una settimana dalla puerile querelle sul "terlis" che ha appassionato i massmedia (senza peraltro che sia verificato un qualcosa di fattivo in termini di soluzione del problema), che Monfalcone è di nuovo al centro dell’attenzione mediatica.

Il luogo di lavoro deve essere sicuro

Questa volta, però, per un fatto estremamente tragico: un infortunio mortale.
E di nuovo la tragedia è avvenuta nello stabilimento della Fincantieri a distanza di poco più di un anno dall’ultimo incidente con lo stesso epilogo e quarta sciagura nell’arco di quattro anni.
Non molto tempo fa l’infortunio mortale sul lavoro veniva chiamato omicidio bianco, ora tale  terminologia non è più in uso ma i lavoratori continuano a morire.
Oggi come ieri, nonostante i progressi della tecnologia.
Quello che è ancora più raccapricciante di quest’ultimo incidente è la giovanissima età del lavoratore coinvolto. Diciannove anni sono davvero pochi per morire comunque e dovunque, ma sul lavoro meno che mai.
Verso la fine degli anni ’60 avevo assistito alla morte in cantiere di un mio coetaneo diciannovenne, speravo di non riprovare più lo stesso dolore, di non dover più sentire che un’altra giovane vita si è spenta per infortunio all’interno di una fabbrica.  
Ma negli anni  gli incidenti mortali, pur essendo  diminuiti, continuano a verificarsi con una  frequenza ingiustificata e intollerabile. Coloro che svolgono lavori manuali corrono rischi ben maggiori degli altri, la casistica parla chiaro e ne sono coinvolti lavoratori di tutte le età. L’ambiente di lavoro in cui gli incidenti avvengono è variegato: imprese edili, cantieri,officine, trasporti, porti, ecc.
La normativa in materia non manca, ad ogni incidente viene inasprita, ma nulla cambia per le maestranze. Come mai?
Se parliamo di Fincantieri, una delle cause è rappresentata sicuramente dalla massiccia presenza di imprese in subappalto che operano con personale straniero che, pur avendo probabilmente una professionalità, devono lavorare con maggior velocità in uno stabilimento articolato come quello navale. Il ciclo produttivo in un cantiere è estremamente ampio e variegato e le insidie sono ovunque.

I lavoratori dovrebbero ricevere una preparazione specifica prima di iniziare l’attività per cui sono stati assunti.
Le ultime morti sono esempi eclatanti di quanto sopra: due lavoratori caduti dall’alto, due rimasti schiacciati, tutti e quattro in orari e condizioni operative diversi.
Quindi, va assicurata maggior sicurezza che non significa solo inasprimento di pene o emanazione di altra normativa ma reale applicazione di quella esistente e maggior tranquillità nello svolgimento delle proprie mansioni senza che ciò comporti la risoluzione del rapporto di lavoro.
Si auspica che l’affermazione dell’Amministratore delegato della Fincantieri esternata durante l’approvazione del bilancio dell’azienda, trovi efficace riscontro. L’A.D. ha infatti invitato i singoli lavoratori a rifiutarsi di svolgere attività non sicure e si è reso disponibile ad essere interpellato qualora il rifiuto comportasse ritorsioni da parte dei capi. Vogliamo crederci.

© Voce Isontina 2022 - Riproduzione riservata
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