Editoriali
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Il Natale e la misericordia

Il messaggio d’augurio natalizio del vescovo Carlo

Parole chiave: Natale (50), misericordia (16), Mons. Carlo Roberto Maria Redaelli (18)
Il Natale e la misericordia

Celebriamo il Natale nel giubileo della misericordia.
Viene spontaneo domandarsi: che rapporto c’è tra il Natale e la misericordia? Non sembra ce ne sia o almeno non sembra immediato.
In effetti siamo abituati a collegare il Natale con la bontà, la pace, la gioia, la luce, la salvezza, la redenzione, ma non ci è usuale mettere in relazione Natale e misericordia.
Possiamo domandarci: ma nei Vangeli c’è qualche collegamento tra l’evento della nascita di Gesù e la misericordia? A prima vista sembra di no.
Anzi il Natale per Gesù, Maria e Giuseppe sembra essere stato in realtà contrassegnato da esperienze di non misericordia.  
Come è noto, i racconti evangelici sono molto sobri, essenziali e vanno rispettati in questa loro caratteristica. Noi vorremmo conoscere tanti particolari e non solo per curiosità, ma - pensiamo - per essere aiutati a una partecipazione maggiore a questo mistero. I presepi, le illustrazioni di Natale, i canti natalizi, i racconti sul Natale sono tutti nostri tentativi di aggiungere qualcosa alla "secchezza" dei Vangeli.
Ma pur rispettando questa sobrietà, di fronte all’annotazione di Luca: "Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio" (Lc 2, 7), viene da domandarsi: possibile che nessuno abbia avuto misericordia di due poveretti provati da un lungo viaggio e soprattutto di una donna che era in procinto di partorire? E dopo che ha partorito, possibile che non ci fosse una coperta, un mantello, una pelle di pecora, un angolo in una stanza per un neonato? Giuseppe era della casa di Davide, originaria di Betlemme, vuoi dire che lì non aveva un parente, un cugino, un amico in grado di dargli una mano?
L’evangelista Luca non spiega, ma raccoglie il dato: la non misericordia verso una partoriente e verso un bambino appena nato (viene da domandarsi: e se Gesù fosse nato in questi nostri anni, avrebbe trovato un’accoglienza migliore? Avrebbe trovato misericordia? Forse sì. E … se fosse nato su un barcone?).
Il Vangelo di Matteo ci presenta un altro dato di non misericordia verso Gesù e, purtroppo, verso i suoi coetanei: la cosiddetta strage degli innocenti.  
Nessuna pietà ha avuto Erode, nessuna misericordia se non verso il suo presunto avversario (il Bambino nato da qualche mese), almeno verso gli altri bambini che non c’entravano per niente (quanti "Erode" ci sono stati e ci saranno ancora nella storia umana?...).
Un Natale, quindi, tutt’altro che di misericordia.
Ma siamo proprio sicuri che i Vangeli non dicano niente del possibile collegamento tra Natale e misericordia? Nel Vangelo di Matteo non c’è traccia del vocabolo "misericordia", almeno nei primi due capitoli dedicati alla nascita di Gesù. In Luca, invece, se ne parla cinque volte. Non però riferite immediatamente al Natale, descritto nel cap. 2, ma alla preparazione al Natale, i cui avvenimenti sono narrati nel cap. 1.
Ci sono tre persone che parlano di misericordia e sono Maria, Elisabetta e Zaccaria. Maria cita la misericordia ben due volte nel suo cantico di grazie, il Magnificat.
La prima citazione è la seguente: "Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente e Santo è il suo nome; di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono" (Lc 1,49-50).
La seconda è un paio di versetti dopo: "Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva detto ai nostri padri, per Abramo e la sua discendenza, per sempre" (Lc 1,54-55).
Maria sta lodando il Signore per le grandi cose che ha operato in lei, per la grazia che ha usato verso di lei, perché ha guardato alla sua umiliazione e, mentre fa questo, intuisce che la sua vicenda non è un’eccezione: Dio ha misericordia per Israele, ma anche per tutte le generazioni ("che lo temono" non significa che hanno paura di Lui, ma che sono disponibili ad accogliere il dono della sua grazia). La misericordia di Dio non è un’eccezione, ma è la regola. Se la sperimentiamo per noi, dobbiamo essere certi che è anche per altri. Se, al contrario, ci sentiamo soli, scoraggiati, delusi, vedendo l’azione di misericordia di Dio per gli altri, possiamo sperare che ci sia presto anche per noi misericordia.
Elisabetta non parla di persona di misericordia, ma sono i suoi parenti e vicini che constatano che il Signore le ha usato misericordia concedendole un figlio nonostante l’età avanzata e la sterilità: "I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia e si rallegravano con lei" (Lc 1,58). Saper riconoscere negli altri la presenza del Signore, del suo amore, della sua misericordia, non per invidiarli o per lamentarci ritenendo di non avere anche noi la stessa attenzione da parte del Signore, ma per essere contenti con loro. La misericordia porta gioia.
Infine l’ultimo a parlare di misericordia nel Vangelo dell’infanzia di Luca è Zaccaria. A Lui, sacerdote di Dio, era stato comunicato mentre officiava nel tempio che finalmente il Signore aveva esaudito il grande desiderio suo e di sua moglie di avere un figlio. Sappiamo che Zaccaria non aveva creduto a questo "vangelo", a questo "lieto annuncio" che l’angelo gli portava a nome di Dio: per questo dovrà restare muto per 9 mesi, finché il bambino nascerà. Dovrà così imparare a fare spazio alla Parola di Dio, alla sua azione: solo alla nascita del bimbo potrà parlare, anzi diventare profeta, parlare cioè con parole di Dio. Conosciamo il suo inno che la Chiesa proclama alle lodi: il Benedictus. In questo inno Zaccaria dice: "Così egli ha concesso misericordia ai nostri padri e si è ricordato della sua santa alleanza, del giuramento fatto ad Abramo, nostro padre, di concederci, liberati dalle mani dei nemici, di servirlo senza timore, in santità e giustizia al suo cospetto, per tutti i nostri giorni" (Lc 1,72-75). E poco oltre: "Grazie alla tenerezza e misericordia del nostro Dio, ci visiterà un sole che sorge dall’alto, per risplendere su quelli che stanno nelle tenebre e nell’ombra di morte, e dirigere i nostri passi sulla via della pace" (Lc 1,78-79).
La misericordia concessa da Dio ai padri non era riservata solo per loro, ma è diventata promessa per tutte le generazioni: è la stessa cosa affermata da Maria. Una misericordia che è "tenerezza": non semplice sentimento, ma la concessione di un "sole" che illumini chi si trova avvolto nelle tenebre, avvinto dalle catene del male e della morte, e che guidi i passi di chi viene illuminato sulla via della pace. Quel "sole" è Gesù, nato a Betlemme. Vengono in mente quelle bellissime raffigurazioni del Natale dove il Bambino non è illuminato da una fonte esterna ma Lui è la luce che illumina tutti.
Forse non abbiamo mai pensato al collegamento tra Natale e misericordia. Le parole e soprattutto l’esperienza di Maria, di Elisabetta e di Zaccaria ci possono aiutare a cogliere questa profonda relazione tra la misericordia e la tenerezza di Dio e quel Bambino che a Betlemme non ha trovato la nostra misericordia, ma non per questo ha cessato di essere luce per illuminare il nostro cammino. La sua luce apra i nostri occhi per vedere la misericordia di Dio dentro la nostra vita, dentro quella delle persone che ci stanno attorno, dentro la storia. Allora faremo nostri con convinzione i cantici di Maria e di Zaccaria: "Magnifica il Signore anima mia", "Benedetto il Signore perché ci ha visitati". Sperimentando la misericordia di Dio impareremo così anche noi a essere segno per gli altri di misericordia.
Buon Natale,
Vesel Bozic,
Bon Nadâl.

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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