Editoriali
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E dopo i voucher?

Il governo ha deciso che dal 1° gennaio 2018 non sarà più possibile usare i voucher per pagare il lavoro "accessorio".
Si apre ora un vuoto normativo che rischia di avere pesanti ricadute soprattutto a chi ha potuto beneficiare di questo strumento per sopperire a situazioni di notevole disagio economico.
Mi sembra significativo lasciare spazio, in questo editoriale, alla lettera inviata al nostro settimanale ed al quotidiano cattolico "Avvenire" dal diacono Renato Nucera, che per conto della Caritas diocesana segue alcuni progetti di Solidarietà.
Mauro Ungaro

Parole chiave: voucher (3), abolizione (1), pagamento (1)

Egregio direttore,
le scrivo a proposito del nuovo decreto legge che il governo ha varato per l’abolizione totale dei buoni vaucher come strumento di retribuzione per lavori di breve periodo.
Sono un diacono permanente della diocesi di Gorizia e nel momento in cui sono andato in pensione, l’arcivescovo Carlo mi ha proposto, in seno alla Caritas diocesana, di occuparmi di un progetto denominato "Fondo Straordinario Famiglie in Salita".
È un Fondo attraverso il quale - grazie al fondamentale contributo della Fondazione "Cassa di Risparmio di Gorizia" - il lavoratore che si trova disoccupato può avere una possibilità di reinserimento nel mondo del lavoro tramite un contributo che il fondo fa al datore di lavoro.
È un periodo di prova, un’opportunità che la carità diocesana offre perché il lavoratore non perda la speranza, trovi solidarietà e possa mettere in pratica le sue capacità.
Naturalmente non si può pretendere una immediata assunzione e nel periodo di accordo, 5 mesi, il compenso viene pagato all’occupato in vaucher per le 50 ore che la convenzione prevede.
Non è per niente facile trovare datori di lavoro disposti ad assumersi l’onere di un lavoratore perché naturalmente ottemperare ai doveri di legge è un costo aggiuntivo per cui abbiamo pensato ad un nuovo di dare un contributo alle persone in difficoltà, specialmente a quelle che per diversi motivi, difficoltà di inserimento sociale, lungo periodo di assenza dal lavoro, scarse motivazioni, età avanzata e così via, un nuovo progetto denominato "Dignità e Operosità". In collaborazione con le amministrazioni comunali del territorio, i cittadini scelti nel comune di residenza per 50 ore mensili offrono il loro contributo a lavori socialmente utili che ridanno loro dignità, un minimo di speranza, ma soprattutto si sentono partecipi di una vita sociale e sentono vicina una comunità che non li ha lasciati soli. Naturalmente essendo dei lavori occasionali, in attesa di tempi migliori il loro compenso viene pagato in vaucher: 50 ore mensili per 10 euro lorde ora.
A qualcuno può sembrare strano che 375 euro netti possano influire sulla vita di una famiglia, eppure abbiamo il riscontro di tanti che con questo contributo tirano avanti e per diversi l’impegno, la vicinanza di altri lavoratori, il sentirsi utile ha dato una svolta alla sua vita.
Ora però tutto questo diventa vano dopo il decreto legge che il governo ha varato non sarà più possibile; lo scorso anno abbiamo così aiutato circa 60 persone e quest’anno siamo sulla stessa falsariga, mi chiedo dove troveranno aiuto queste persone, chi le potrà assumere, dove troveranno una possibilità.
Certamente la carità diocesana potrebbe comunque elargire il suo contributo, ma in questo, dove trovare la dignità del lavoro, il sentirsi utili agli altri, come fare a non far sentire ad una persona il suo fallimento? È chiaro che per il malcostume di alcuni possono rimetterci in tanti, però è anche vero che non tenere in considerazione determinate realtà sociali e non dare la possibilità di poter intervenire in tal senso, rischia di togliere ulteriore umanità, a questa nostra società del profitto, e della competizione.

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
E dopo i voucher?
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