Editoriali
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Cristiani felici

Incontrando i partecipanti all’assemblea generale delle pontificie opere missionarie lo scorso 5 giugno, papa Francesco ha esordito citando un passo della sua enciclica Evangelii gaudium (261): "come vorrei trovare - anche per voi - le parole per incoraggiare una stagione evangelizzatrice più fervorosa, gioiosa, generosa, audace, piena d’amore fino in fondo e di vita contagiosa!".

Incontrando i partecipanti all’assemblea generale delle pontificie opere missionarie lo scorso 5 giugno, papa Francesco ha esordito citando un passo della sua enciclica Evangelii gaudium (261): "come vorrei trovare - anche per voi - le parole per incoraggiare una stagione evangelizzatrice più fervorosa, gioiosa, generosa, audace, piena d’amore fino in fondo e di vita contagiosa!".
Mi piace pensare che tali parole di incoraggiamento le possiamo trovare nel Vangelo di Luca, la cui lettura ci è proposta quest’anno dalla lettera pastorale dell’arcivescovo. "Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l’anno di grazia del Signore" (Lc 3,18-19). Queste parole che Gesù riprende dal profeta Isaia applicandole su di sé vengono così commentate dall’arcivescovo: "Destinatari della missione di Gesù, del suo annuncio di grazia, sono i poveri, i prigionieri, i ciechi, gli oppressi […]. I suoi compaesani di Nazaret non lo capiscono […] e noi?" (p. 40). Noi, per l’appunto, capiamo che il segreto della gioia consiste nello stare dalla parte dei poveri e degli ultimi? E non dalla parte dei pre-potenti? Con riferimento al capitolo 10 del Vangelo di Lc l’arcivescovo ci ricorda che "il regno [di Dio] non è accolto dalle città dove Gesù ha operato più prodigi, né dai sapienti e dai dotti, ma dai piccoli. Gesù gioisce per questo nello Spirito. La sua gioia, motivata non da risultati di successo, deve essere anche quella dei missionari e deve valere anche per l’attività evangelizzatrice delle comunità cristiane di oggi" (p. 72). Ritrovare la forza della missione è possibile quando ci si lascia coinvolgere dalle autentiche necessità del fratello. Commentando la parabola del buon samaritano l’arcivescovo scrive: "Gesù coinvolge il suo ascoltatore (e quello del vangelo) e lo porta non solo a ricordare i comandamenti di Dio, ma a superare la disquisizione teorica sul "chi è il prossimo", invitando a farsi lui prossimo a chi è nel bisogno e in difficoltà: "Fa’ questo e vivrai", "Va’ e anche tu fa’ così"" (p. 74).
Nel riflettere sull’impegno di tutta la Chiesa per l’evangelizzazione, accogliamo l’invito alla gioia di papa Francesco e del vescovo Carlo.

Solo dei cristiani felici di solidarizzare con il prossimo possono essere dei veri missionari.
L’unico modo per sostenere le missioni all’estero è testimoniare il Vangelo in casa, nel proprio territorio, a partire dalla propria famiglia, offrendo sorriso, comprensione e perdono. Quest’ultimo dopo averlo preventivamente richiesto. Non dimentichiamoci degli ultimi, dei più piccoli, dei più poveri: sono la fonte della nostra gioia.

(*) Vicario episcopale per la testimonianza della carità

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