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La Madonna della Consolata

Partecipata liturgia a Isola Morosini

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La Madonna della Consolata

Isola Morosini celebra la festa della Madonna della Consolata. La tradizionale processione, svoltasi il 22 agosto, ovvero la prima domenica dopo il 15 agosto. Un momento per l’intero paese, frazione di San Canzian d’Isonzo, per ritrovarsi insieme anche in periodo pandemico. Numerosi i volontari messi in campo per allestire la chiesa parrocchiale con l’aiuto della Scuola Fioristi Fvg. Il paese ha così portato avanti la tradizionale festa e, dopo la Santa Messa, celebrata dal parroco, don Francesco Fragiacomo, e accompagnata dalla corale parrocchiale di Begliano diretta dal maestro Dorino Fabris, anche la processione per le vie del paese.
Un momento anche, per chi vive lontano da Isola, per ritornare e ritrovare parenti e amici. E, al termine delle funzioni, anche per bere un bicchiere in compagnia. Ad allietare la festa anche i Campanari Bisiachi: lo scampanio a festa è tornato in paese dopo decenni di assenza, complice anche la manifestazione organizzata dai Campanari del Goriziano qualche mese fa, i Campanili Aperti, che ha consentito al sodalizio di apportare alla torre alcuni lavori necessari allo scampanio e alla corretta fruizione dell’edificio.
Presenti alla cerimonia anche esponenti dell’amministrazione comunale, primo fra tutti il sindaco, Claudio Fratta, in fascia tricolore.
"La consolazione è l’annuncio che viene mandato ai poveri - ha ricordato durante l’omelia don Francesco - ed è il Signore che chiede: consolate il mio popolo! Cristo è stato l’esempio della consolazione, mandandoci il suo amore. Tanto che Cristo è spesso definito, con un termine greco, il Paraclito, ovvero colui che sta accanto, colui che consola".
Consolare significa anche avere misericordia, "che significa avere un cuore attento alla miseria dell’altro - ha proseguito don Francesco - e il primo esempio è stata Maria ai piedi della croce. Anche noi, vedendo l’afflizione e la miseria degli altri, dovremmo porci con animo attento verso questa forma di carità, nella prova. Dobbiamo necessariamente guardare alle situazioni di difficoltà".
Sono tanti i temi scottanti affrontati dalla Chiesa nel documento Samaritanus bonus sulla cura delle persone nelle fasi critiche e terminali della vita. Il Buon Samaritano che lascia il suo cammino per soccorrere l’uomo ammalato è l’immagine di Gesù Cristo che incontra l’uomo bisognoso di salvezza e si prende cura delle sue ferite e del suo dolore con "l’olio della consolazione e il vino della speranza". Egli è il medico delle anime e dei corpi e "il testimone fedele" della presenza salvifica di Dio nel mondo. Ma come rendere oggi questo messaggio concreto? Come tradurlo in una capacità di accompagnamento della persona malata nelle fasi terminali della vita in modo da assisterla rispettando e promuovendo sempre la sua inalienabile dignità umana, la sua chiamata alla santità e, dunque, il valore supremo della sua stessa esistenza?
Don Francesco ha ricordato come "sui temi scottanti la Chiesa ha il diritto di dire la sua ed è esperta di sofferenza. In tante situazioni difficili, anche di oggi, la Chiesa è sempre stata l’ultima a rimanere sul campo. E tanti sono i problemi di oggi, primo fra tutti quello di "prendersi cura", traducibile con l’inglese "I care", avendo cura del prossimo come cristiani. Vedendo la sacralità della vita e ricordandoci dell’amore che ci è stato donato e insegnato. Gesù ci ha mostrato che amare può diventare l’occasione della preghiera e viceversa, dando un senso al tutto", ha concluso. Al termine delle funzioni, la comunità si è ritrovata per un momento conviviale all’esterno della parrocchiale, come la tradizione friulana, rispettando le norme Covid, richiede.

© Voce Isontina 2021 - Riproduzione riservata
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