Monfalcone - Ronchi dei Legionari - Duino
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Il vicus Sanctorum Cantianorum fa memoria della propria storia

Ricordati a San Canzian d’Isonzo con una serie di iniziative i 1200 anni dal ritrovamento della citazione latina

Parole chiave: santi canziani (7)
Il vicus Sanctorum Cantianorum fa memoria della propria storia

Negli scorsi giorni San Canzian d’Isonzo ha riaperto lo scrigno dei suoi tesori presentando, ad un significativo ed eterogeneo numero di persone, il proprio patrimonio archeologico, storico e di fede.
Sabato mattina, la storica Monica Chiabà, dell’Associazione Nazionale per Aquileia, l’archeologa Paola Maggi, le volontarie dell’Associazione Friulana di Archeologia Carmen Trevisan e la storica Irene Vidal,  hanno ripercorso con grande competenza e passione la storia del paese e del martirio dei Santi Canzio, Canziano e Canzianilla, integrata e spiegata attraverso la presentazione dei reperti archeologici presenti nei tre principali punti d’interesse individuati nella Parrocchiale, nell’Antiquarium e nella Chiesetta di San Proto.
San Canzian, o come documentato nella "Passio" dei Santi Canziani, ad Aquas Gradatas, era abitata fin dall’antichità e, come risulta da una stele funeraria del I sec. d.C. e dai resti di una villa rustica adiacente alla parrocchiale, anche dalla gens Cantia.
Il piccolo centro divenne celebre a partire dal IV secolo come luogo di culto martiriale e assunse il nome di vicus Sanctorum Cantianorum. Ciò risulta dal diploma di Ludovico il Pio attraverso il quale si rendeva ufficiale la donazione, all’allora presente Monastero Santa Maria, di tutti i beni mobili, immobili e pertinenze appartenuti al defunto Adinolfo.
Attorno alla tomba si sviluppò in seguito un edificio di culto che fu poi inglobato in uno più grande nel IV e VI secolo, costruzione che andò poi distrutta a causa di un incendio. Sull’asfalto del sagrato due strisce bianche indicano attualmente le sottostanti fondazioni dei muri perimetrali settentrionali e meridionali mentre nell’Antiquarium sono conservati alcuni lacerti pavimentali musivi ritrovati nel corso degli scavi. Nel piccolo museo si possono inoltre ammirare iscrizioni funerarie tra cui quella del martire Proto, arette votive e commemorative, frammenti di intonaco con incisi dei graffiti ed altri oggetti di interesse mentre nel muro esterno della chiesa parrocchiale, sono visibili alcune iscrizioni funerarie. È stata visitata anche la chiesetta medievale di San Proto, con i due sarcofagi riportanti le iscrizioni di San Crisogono e San Proto, luogo sul quale si sono succeduti, nel tempo, quattro edifici dedicati al culto del maestro dei Canziani. Indagini archeologiche hanno riportato alla luce cinque sepolture, di cui una tutt’ora presente, che rende evidente la perdita del significato iniziale e la diversa destinazione della chiesetta, nel tempo.
ll Vicus Sanctorum Cantianorum invece continuò ad essere luogo di devozione, raggiunto da pellegrini e sovrani provenienti da diversi paesi europei.  
Le campagne di scavo, in particolare quelle tra il 1960 e 1967 dirette dal prof. Mirabella Roberti, hanno confermato ciò che risultava dalle fonti scritte, in particolar modo  quelle relative all’autenticità delle reliquie. Si è dedotto quindi che, vista l’usanza di seppellire i defunti all’interno della loro proprietà, è possibile spiegare la presenza in quel specifico luogo della tomba dei tre fratelli, inoltre la scelta di collocare la tomba sotto l’altare e la presenza di un’esedra, voleva evidenziare la particolare importanza del suo contenuto. Erano state sistemate altre quattro tombe ai lati ma l’unica a non essere stata profanata è stata quella dei Canziani, inoltre è stato osservato che le lastre di marmo che la ricopriva, sono molto consumate e riportano i segni impressi dalle monete che venivano lasciate in offerta. La prova più significativa rimangono però gli esiti delle indagini medico antropologiche effettuate sui resti ossei di Canzio, Canziano e Canzianilla e che rendono dignità storica a ciò che si credeva potesse perdersi nella leggenda
L’"open day" è inserito nel progetto "Sotto Monfalcone" organizzato dall’Associazione Lacus Timavi in collaborazione con il Comune di San Canzian d’Isonzo, la Società Friulana di Archeologia Onlus, la parrocchia Santi Martiri Canziani, è finanziato dalla Regione Friuli Venezia Giulia con il patrocinio dell’Università degli Studi di Trieste. Il progetto vuole valorizzare i resti archeologici e la storia dell’area che si estende da Aquileia a Duino Aurisina mettendo in rete le risorse del territorio.
Domenica pomeriggio è iniziata la cerimonia di chiusura delle manifestazioni per i milleduecento anni dal ritrovamento della citazione Vico Sanctorum Cantianorum avviate esattamente un anno fa e che hanno coinvolto, oltre alla parrocchia, al Comune di San Canzian e i volontari della Società friulana di Archeologia, diversi enti ed associazioni.
Tutto è nato tanto tempo fa da un evento di fede, quella che ha sostenuto i tre giovani Canziani fino alla donazione di sé stessi, quella che ha reso San Canzian un luogo di pellegrinaggio e di ospitalità, dove le culture e le lingue si sono mescolate senza paura di confrontarsi con la diversità, una sfida per i giorni nostri, come affermato in apertura dal parroco don Francesco Maria Fragiacomo.
Il Sindaco Fratta e l’Assessore Moimas  hanno ricordato come sia stato fecondo l’aver fatto memoria delle origini per riscoprire il territorio, un impegno e una responsabilità per il futuro da realizzare in grande sinergia, così come è stato fatto nel corso di quest’anno. Quando si mettono assieme competenze e vissuti diversi, si ottengono risultati importanti, ha aggiunto la dott.ssa Desirée Dreos, coordinatrice della sezione Isontina della Sfa, mentre il Vicario generale dell’arcidiocesi, mons. Armando Zorzin si è augurato che la terra di San Canzian  possa regalare ancora le sue ricchezze dal passato.
Come desiderato da don Francesco, la musica ha aperto l’anno celebrativo e la musica lo ha chiuso.
Si è esibito, incantando i numerosissimi presenti, il complesso vocale giovanile Freevoices: talento, passione ed impegno nei brani presentati con lo stile che li contraddistingue e che li fa apprezzare anche fuori dai confini regionali e nazionali. Il gruppo, diretto dalla maestra Manuela Marussi, si è cimentato, per l’occasione,  in un repertorio insolito improntato sui temi della fede, della libertà, della pace, dell’amore per l’uomo e la natura, uno sguardo sul futuro con negli occhi la tradizione. Un momento conviviale ha concluso la  serata.

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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