Monfalcone - Ronchi dei Legionari - Duino
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Il grazie al sindaco della comunità cristiana

Lettera dei tre sacerdoti di Ronchi al primo cittadino

Parole chiave: sindaco (6), ringraziamento (36), comunità (70)
Il grazie al sindaco della comunità cristiana

In questi giorni difficili per tutto il nostro Paese, anche le comunità cristiane si stringono alla società civile con sentimenti di unità e di solidarietà.
Con gratitudine e spirito di collaborazione, i sacerdoti di Ronchi dei Legionari hanno così scritto al sindaco Livio Vecchiet per esprimere la lovoro vicinanza alla cittadinanza. Un messaggio all’insegna della corresponsabilità e dell’impegno attraverso la preghiera comunitaria. "Manifesti a tutti - forze dell’ordine, addetti vari, personale comunale, associazioni e Protezione civile ed ai medici, alle "badanti" e alle famiglie - la gratitudine per l’impegno e la presenza, per la dedizione mostrata a tutti: noi siamo vicini - scrivono don Renzo Boscarol, don Umberto Bottacin e don Mirko Franetovich . a tutti e in particolare a coloro che mettendo a rischio la propria salute collaborano attivamente per il bene comune. Così siamo vicini in particolare a quelli che lavorano e consentono di rispondere alle domande essenziali di vita; sono vicini alle persone sole e garantiscono la possibilità per tutti di avere una risposta ed un interlocutore.
Per noi è un esempio di fede vissuta nei fatti e di una mentalità condivisa che si affonda in una identità cristiana che riaffiora e si manifesta senza manie e compromessi, al di là di ogni gesto identitario che ci appare ampiamente superato".
"Desideriamo . conclude il messaggio - anche in questa situazione, sentirci parte del destino del nostro popolo. Non privilegiati ma appunto "intercessori" per la vita di ogni persona, dai più giovani ai più anziani. L’intercessione fa parte della dimensione religiosa cristiana. Ha scritto un teologo in questi giorni: "L’intercessione come dimensione pratica e mentale dell’accettazione di un destino comune richiede l’umiltà di comprendersi come soggetti ad una istanza di giustizia e di giudizio profondamente radicata nel sacro e superiore a noi. L’intercessione impedisce che la mediazione prenda il posto del fondamento, di diventare autoreferenziale e di vedere nella propria sicurezza l’unica meta da raggiungere".

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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