Gorizia
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Le dimensioni del Movimento cattolico democratico nel territorio del Goriziano

Lo spazio della libertà e dei diritti della persona compiuto dentro alla riappropriazione di una stagione dei “doveri”

Quasi tre ore di intenso confronto all’interno della storia regionale sulle vicende del movimento cattolico democratico sono state l’esito di un convegno sul tema ”Il cattolicesimo popolare e democratico goriziano: patrimonio storico e risorsa per il futuro locale ed europeo” svoltosi sabato scorso all’ex convitto scuola infermiere a Gorizia. Il confronto ha trovato nell’intervento del on. Giuseppe De Mita un significativo riscontro di un dibattito che ha luogo anche in altre regioni del Paese: sempre, è stato ribadito, a partire proprio dalle storie locali, proprio per il loro carattere identitario e personale, superano le tentazioni localistiche per assurgere a “questione nazionale” e non solo.
Una questione che riguarda la storia del movimento politico cattolico (che nella Dc ha avuto significativo riscontro) ma soprattutto nella modernità, cioè per il futuro e perchè il futuro pone al centro la persona e  la comunità. Uno spazio, quello della libertà e dei diritti della persona, che deve essere compiuto dentro alla riappropriazione di una stagione dei “doveri” perché nella società non vinca la sopraffazione e perchè tale spazio torni ad essere luogo di convivenza solidale.
Due le indicazioni che il nipote dell’on. Ciriaco De Mita, ha posto a condizione di questo ruolo  determinante nella storia europea: una forte ripresa culturale (popolarismo, prospettiva storica e scelte coerenti) e un progetto di distribuzione della giustizia sociale (oltre ai diritti acquisiti, militanza coerente, unità di intenti, senza andare al traino di culture politiche individualistiche).
Al convegno hanno portato le loro testimonianze l’ing. Nicolò Fornasir che ha ricostruito gli oltre 50 anni di storia del Goriziano come sintesi delle tre grandi civilizzazioni europee, della Chiesa di Aquileia e ne ha ricordato i passaggi coerenti e diversificati ma anche le prospettive. L’architetto Dario Baresi ha ricordato il patrimonio della presenza politica ricordando la figura del padre on. Baresi, parlamentare e sottosegretario di Stato negli anni ’50.
Un utile confronto che si è allargato con la testimonianza dell’on Diego Carpenedo che ha ricordato le specifiche ragioni di Udine e del Friuli ma ha anche tentato di coniugare specialità e unità regionale con un ampio ragionamento storico e politico. A suo parere si tratta di non mettere in discussione l’unità ma anche di arricchire la specialità del Friuli Venezia Giulia utilizzando bene le attuali competenze, di fare della Regione un laboratorio per affrontare tematiche urgenti come la identità nella pluralità e la multi etnicità, l’accoglienza.
Dopo un dibattito nel corso del quale è stata ricordata con riconoscenza la figura e l’opera del sen. Battello è stato concluso dal direttore della rivista Iniziativa Isontina che ha evidenziato le dimensioni della teologia storica e della militanza come punti irrinunciabili di partenza per rimotivare il movimento cattolico, l’urgenza di ripartire dalla Costituzione per compierla, ma anche l’urgenza di misurarsi con i nuovi temi che presenta il panorama della politica: cioè rispondere con responsabilità al populismo,al ritorno della demagogia e dell’estremismo, a partire dai problemi della gente, soprattutto delle persone.

© Voce Isontina 2021 - Riproduzione riservata
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