Cormons - Gradisca d'Isonzo
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“Quelle scalate... ai campanili"

La storia di Bruno che una trentina d'anni fa era l'addetto alle scalate su campanili e tetti degli edifici religiosi: l’impegno che continua nel volontariato

Parole chiave: scalata (1), manutenzione (13), campanili (4), volontariato (29)

Una delle cose che permette di mantenere vive le tradizioni e di prendersi cura delle proprie città - in moltissime forme e maniere - è certamente il volontariato.
A Cormòns c’è chi lo pratica quasi da tutta la vita, a volte anche in modo, per così dire, curioso, come il signor Bruno (il cognome resta nel computer del giornalista su richiesta dell’interessato per quel pudore di apparire che da sempre ha segnato e segna il suo servizio alla comunità), che una trentina d’anni fa era l’addetto alle scalate sui campanili e i tetti delle chiese cittadine.
L’abbiamo incontrato e ci siamo fatti raccontare da lui di queste sue "imprese", messe in atto con l’aiuto di altri volontari. Bruno ci ha messo a disposizione anche alcune fotografie, testimoni di quei momenti, e ci ha infine raccontato i suoi timori, legati a quella che, forse, è una crisi del mondo del volontariato.

Signor Bruno, lei ha avuto un ruolo rilevante per alcune opere di volontariato. Ci racconta di cosa si è trattato?
Circa trent’anni fa, quando a Cormòns era parroco monsignor Giuseppe Trevisan, ho collaborato a dei lavori che avevano interessato le cupole della chiesa di Rosa Mistica e a delle manutenzioni al campanile del duomo di Sant’Adalberto, nello specifico alla riverniciatura dell’orologio.
Oggi si interverrebbe usando una gru, un’apposita impalcatura, all’epoca ci si arrangiava e ci si ingegnava un po’… Monsignor Trevisan ci raccomandava sempre di fare molta attenzione, ma io lo rassicuravo ricordandogli che, in ogni caso, non eravamo sprovvisti di cautele. Inoltre mi sono sempre sentito piuttosto sicuro perché - grazie alla mia passione per la montagna che mi porta ancora spesso a fare camminate e arrampicate - sono abituato alle grandi altezze o al rimanere sospeso. Certo, questi interventi di manutenzione sono una cosa che non ho mai fatto da solo, c’erano sempre altri volontari a darmi una mano; io però ero forse quello che si sentiva un po’ più sicuro per poter fare delle simili operazioni. Oggi certamente un’impresa di questo tipo non si potrebbe fare: tutto è molto più regolato a livello di sicurezza, ci vogliono strutture apposite e ditte specializzate.

Legato a questi momenti di "coraggiosi" interventi di manutenzione, quali sono i suoi ricordi e le sue emozioni guardando queste foto?
I ricordi sono davvero tanti. La gente si sorprendeva di queste "imprese", mi chiedeva sempre se non avessi paura di cadere o di arrivare fino lassù. Io rispondevo che, finché ne avessi avuto la possibilità e finché mi fossi sentito sicuro, io avrei continuato a dedicarmi a ciò. La cosa fondamentale era lavorare con calma, organizzando le cose per bene, per tempo e senza fretta, in modo da essere sicuri e correre meno rischi possibile, anche se - facendo riferimento anche a tutte le normative odierne - le nostre erano delle imprese alquanto coraggiose!

Come si è avvicinato al mondo del volontariato?
È un mondo che conosco da quand’ero un ragazzo di 12/13 anni, con gli Scout. Poi da adulto e ancora oggi sono rimasto operativo con il MASCI - il gruppo scout degli adulti - e con il gruppo che ruota attorno al Ricreatorio. Con loro sono impegnato in varie attività di volontariato, tra cui la manutenzione della casa a Cesclans, utilizzata per i campi scuola e dalle famiglie; ho proseguito e proseguo anche con l’Associazione "Fulcherio Ungrispach", con la quale ci si occupa della manutenzione del monte Quarin: curiamo lo sfalcio dell’erba, la pulizia della scalinata che porta alla chiesetta e la manutenzione dell’area del Castello, coadiuvando così il Comune di Cormòns.

Ora Lei è in pensione ma prima di cosa si occupava? Riusciva a conciliare lavoro - famiglia - volontariato?
Ero dipendente dell’Ospedale di Cormòns, caposervizio del gruppo tecnico, oggi affidato alle cooperative. Dopo essere andato in pensione mi sono dedicato maggiormente, sempre nel tempo libero, al volontariato, senza mai trascurare la mia famiglia. Quando lavoravo in ogni caso non ho mai tralasciato questa mia "passione", dando parte del mio tempo sia agli Scout che alla manutenzione sul monte Quarin. Quando potevo prestavo servizio di manutenzione anche per la casa a Cesclans, oggi che sono pensionato posso dedicarmici di più.

Da diretto interessato, come vede oggi il mondo del volontariato? È seguito?
Il grosso problema è quello del ricambio generazionale; per questo motivo come "Ungrispach" ci appoggiamo anche agli Scout di Cormòns per il posizionamento della Croce e della Stella Cometa luminose sul monte Quarin, rispettivamente in tempo di Quaresima e in tempo d’Avvento.
Rimane tuttavia il problema del "dopo"; sono tutti molto bravi ma, se non c’è qualcuno che "traina", si rischia di perdere belle tradizioni. Quello che mi preoccupa è un po’ la mancanza di comunicazione diretta: trovo che adesso i ragazzi abbiano grande accesso alle informazioni e alle comunicazioni, tuttavia manchino di spirito d’iniziativa, del trovarsi insieme faccia a faccia per decidere cosa creare, come muoversi per realizzarlo. È un po’ la nostra paura come gruppo, perché temiamo che, quando non ce la faremo più in alcune cose, non ci sia qualcuno a sostituirci. E’ un problema questo che accomuna tutte le associazioni.
Il mio invito è a riappropriarsi della dimensione locale, dello stare insieme, del valore di aiutarsi e del darsi da fare per qualcosa che coinvolge tutti.

Quali sono i suoi prossimi impegni nel volontariato?
Stiamo già iniziando ad organizzare il Natale. Oltre alla Stella Cometa luminosa sul Quarin, vorremmo anche realizzare una scritta da apporre alla muraglia adiacente, con un messaggio che quest’anno vuole legarsi al tema della Misericordia; ne stiamo già parlando con don Paolo Nutarelli, le idee ci sono, vedremo quale verrà scelta.

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