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“Rivolgiti anche a chi è lontano ed indifferente”

L’invito dell’arcivescovo Carlo a monsignor Paolo Nutarelli in occasione dell’inizio del servizio quale parroco nella comunità di Grado

Parole chiave: mons. Paolo Nutarelli (2)
“Rivolgiti anche a chi è lontano ed indifferente”

Un cielo un po’ imbronciato non ha impedito ai gradesi di accogliere con grande festa il nuovo parroco mons. Paolo Nutarelli. Gente sul canale, in porto e lungo il percorso a piedi che il sacerdote ha compiuto per raggiungere la basilica di Sant’Eufemia. Grado si è pavesata a festa: non poteva essere diversamente perché non arrivava solo il nuovo parroco, ma perché questo è un "graisano". Non accadeva da oltre 100 anni e l’ultimo fu mons. Sebastiano Tognon.
Il viaggio in laguna di mons, Nutarelli è cominciato con l’omaggio alla Madonnina del Mare, posta su una briccola poco distante dall’ingresso nel canale del porto (a Cormons poco prima aveva salutato un’altra Madonna, quella di Rosa Mistica). Poi, a bordo della goletta Colombo, preceduta dalla banda e da altre imbarcazioni, ha raggiunto il mandracchio. La Colombo è’ la stessa barca usata nel 1957 per l’ingresso del cormonese Silvano Fain.
La figura di mons. Fain è ricorsa molte volte nella domenica di festa.
È stato lo stesso mons. Nutarelli, nel suo discorso di saluto a farne riferimento: "Con emozione e senso di gratitudine sto indossando la sua casula di quel lontano 28 aprile 1957. Monsignore mi ha accompagnato, da piccolo fino all’altare, a quest’altare. E insieme a me ha accompagnato più di dieci preti. Siamo diversi, eppure perché cresciuti sotto lo stesso punto di riferimento, abbiamo una passione per la Chiesa, una passione unica". E questo riferimento a Fain ha suscitato un applauso tra i fedeli che gremivano la basilica, a conferma di come "bonsignore" sia ancora tanto amato dai gradesi.
La basilica, per l’emergenza dovuta alla pandemia da Covid-19, non ha potuto contenere tutti i fedeli - una cinquantina di posti erano stati riservati ai cormonesi che hanno accompagnato Nutarelli dal Collio alla laguna -, ma moltissimi lo hanno salutato lungo il percorso comprese le associazioni cittadine. La Messa è stata accompagnata dall’orchestra e dalla corale Santa Cecilia.
La domenica è filata via secondo il tradizionale protocollo previsto per gli ingressi dei parroci. Il sindaco Claudio Kovatsch gli ha porto il benvenuto sul sagrato della basilica. "I gradesi hanno accolto con gioia questa nomina - ha detto - , e oggi Grado ti accoglie con grande grande calore"; si è poi augurato che vengano mantenute le tradizioni gradesi.
L’arcivescovo Carlo Maria Redaelli ha presentato il nuovo parroco alla comunità. "Sono contento di essere qui - ha rilevato - all’inizio della nuova tappa. Grado ti ha fatto crescere in umanità e fede e oggi torni come pastore". Ricordando la profonda fede dei gradesi, il presule invitato il nuovo parroco a rivolgersi anche a chi è lontano e indifferente, dovranno "essere sentiti da te come fratelli e sorelle, persone amate dal Signore". Gli ha indicato di avere attenzione per i giovani e le famiglie ma in particolare al primo posto di questa attenzione devono esserci i poveri. Ma ha anche ricordato come Grado sia una città turistica e in questo senso non deve mancare "una particolare vocazione all’accoglienza".
Un tema questo che è ben presente nel nuovo parroco e ne ha fatto riferimento nel suo discorso. "La nostra cittadina - ha detto - ha una vocazione all’accoglienza da sempre: accogliere, far sentire a casa, condividere con chi qui cerca un ristoro fisico, ma che potrebbe diventare anche spirituale".
Monsignor Nutarelli ha citato altre vocazioni: la vocazione della chiamata alla vita, la chiamata alla felicita "che si concretizza quando riusciamo a realizzare pienamente ciò che siamo"; la vocazione al bello è la "chiamata a vivere il bello non solo perché siamo in un angolo di paradiso, ma perché ognuno di noi è creato a immagine e somiglianza di Dio". E poi c’è la vocazione all’annuncio: "ciò che abbiamo non possiamo tenerlo per noi. Credo che sia fondamentale continuare e mettere al centro il mondo dei ragazzi, i loro sogni e le loro paure offrendo ciò che è la nostra ricchezza: il Signore Gesù" e, citando San Giovanni Bosco, ha ricordato che "i giovani non solo siano amati, ma che essi stessi conoscano di essere amati".
E’ la stessa comunità gradese che gli chiede attenzione verso i ragazzi, i giovani. Se n’è fatto interprete Matteo Marchesan, a nome del Consiglio pastorale parrocchiale, quando simbolicamente gli ha offerto le chiavi del centro Spes di Città giardino perché diventi "centro di formazione e rinnovamento" rivolto ai ragazzi e aio giovani. Marchesan ha sostenuto pure la necessità di riprendere il dialogo con le aree periferiche si stanno ripopolando a confronto del centro storico che invece si sta svuotando.
Mons. Nutarelli ha tradito più volte la sua emozione, è stato anche incoraggiato con gli applausi dei fedeli, un’emozione "per vivere questa nuova avventura a Grado", ma anche per il distacco "a lasciare per obbedienza Cormons e le sue comunità e sento ancora una volta il bisogno di ringraziare, e in questa basilica, tutte le persone che per 17 anni mi hanno voluto bene e con le quali abbiamo camminato. Ho vissuto bene a Cormons, dove ho ricevuto molto di più di quanto sono riuscito a dare".
Ma ora mons, Nutarelli guarda avanti e alla sua nuova comunità ha lanciato un messaggio: "non ci si salva da soli ma insieme, si cammina insieme, si cresce insieme, si voga insieme. Questa è la bellezza di una comunità. Aiutatemi, aiutiamoci in questo splendido cammino che è la vita. E sottovoce ma con tanta Fede mi permetto di dire ’In nome di Dio avanti’".

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