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Il grembiule, la via della carità

Rispettata nella basilica di Sant’Eufemia la tradizione dei Sermoni che hanno raggiunto i fedeli grazie alla trasmissione in streaming

Parole chiave: sermone (1), Quaresima (65)
Il grembiule, la via della carità

La Settimana Santa, fulcro dell’Anno Liturgico, assume a Grado, si sa, un tono decisamente particolare. Dalla Domenica delle Palme con le antifone e l’ingresso patriarchini, le tre sere dei Sermoni con i Miserere orchestrati e l’adorazione eucaristica fino al triduo pasquale, con l’azione liturgica e la processione della Stauroteca, la reliquia della Santa Croce e, infine, il pontificale del Giorno di Pasqua. Quest’anno, a causa delle stringenti normative nazionali e regionali, l’intera Settimana Santa, così come le domeniche di quaresima che l’hanno preceduta, assume un tono diverso: di fatto ogni celebrazione, azione liturgica o momento di riflessione è trasmesso via streaming sul canale YouTube ’Parrocchia Grado’: un servizio offerto dalla parrocchia per consentire a tutti di partecipare con la preghiera.
Così è stato anche per i Sermoni e lo sarà per il Triduo e la Santa Pasqua, sempre nel rispetto della tradizione ma ricercando anche gli accorgimenti necessari per mantenere alta l’attenzione di chi guarda e la riflessione e la preghiera dei fedeli.
I Sermoni, dunque, sono stati trasmessi e, tra coloro che hanno partecipato da casa, in molti hanno dato riscontri: tra i vari e più unici, sicuramente il tenore primo Antonio Marchesan, Nino Rosso, che ha cantato l’Inno Eucaristico del Friuli davanti allo schermo, così come molti ’colleghi’ della corale.
Le tre serate, guidate dal parroco monsignor Michele Centomo alla presenza del vicario parrocchiale don Nadir Pigato e con il servizio liturgico di alcuni membri dei Portatori della Madonna di Barbana, seguendo sempre le norme nazionali per il contenimento del Covid-19 e l’apposita nota del Ministero degli Interni, hanno avuto come filo conduttore la Carità, seguendo la Prima Lettera di San Paolo Apostolo ai Corinzi.
"Ciò che stiamo vivendo tutti, credenti e non credenti, la sofferenza che ci attanaglia, le tenebre che sono scese sulla nostra vita non devono rubarci la speranza dell’amare - ha esordito monsignor Centomo la prima sera - la lettera che Paolo scrive ai cristiani di Corinto, sentiamola rivolta a noi: è un capolavoro di sapiente pedagogia sul significato dell’amare nella sua concretezza feriale".
"La via della carità? Il grembiule! - ha proseguito l’arciprete. "Non seguiamo facili illusioni di un mondo che ci dice: fa quello che vuoi o pensa a te stesso; non seguiamo la gloria effimera di un mondo che offre su un piatto d’argento il vuoto della vita; non scadiamo nel servilismo per farci vedere dagli altri, ma facciamo crescere l’amore".
"L’amore nasce nel "cuore di Dio da esso scaturiscono le qualità dell’amore - sono state le parole della seconda serata - le note caratteristiche che definiscono la carità, l’amore firmato Dio. Un marchio di fabbrica divino. Paolo non scrive da teologo: il suo poema nasce dall’incontro della tenerezza di Dio per Lui che riversa nella concretezza delle prime comunità cristiane. Attenzione: chi vive la dimensione della falsità, chi gode nel fare il male e poi, come se nulla fosse indossa la maschera del sorriso, il suo non è essere creatura di Dio, ma il fallimento della propria esistenza perché la carità, quella vera, è solo a firma di Dio".
"Ci invita ad essere profeti dell’amore in un mondo della cultura dell’odio, della violenza, dell’apparire, del possedere, più che essere qualcuno. Profeti dell’amore misericordioso di Dio, della reciprocità, dell’accettazione, della purezza dei sentimenti e della vita, in una cultura dominante basata sull’egoismo, sull’invidia, sulla stupidità, sull’ignoranza, sulla cattiveria, sull’infantilismo adulto", sono state ancora le parole di monsignor Centomo.
"Perché vediamo in modo confuso? - è stato il quesito della terza sera - perché seguiamo la cultura dell’effimero che dà valore a ciò che piace, a ciò che risulta gradevole ai nostri occhi, a ciò che aiuta a fare carriera, a fare della nostra vita quel che vogliamo, perdendo di vista l’obiettivo: Cristo. Lo specchio riflette ciò che noi viviamo. Quanti sono i maestri "dell’attimo fuggente", quanti gli educatori-lupo? Tanti, anzi troppi... San Paolo ci dice di andare oltre lo specchio, Lui l’innamorato di Cristo, la Sua Voce, la Sua forza, la Sua umiltà. Anch’esso vedeva in modo confuso, aveva gli occhi accecati dallo zelo del formalismo della Legge, aveva il cuore malato di efficientismo religioso. Quegli occhi e quel cuore hanno subito un intervento chirurgico ’divino’ che li ha guariti. Niente più cecità, niente più sclerocardia, ma solo la vita nuova, il volto della luce", ha concluso il parroco.

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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