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Ritorna visibile la Domus di Tito Macro

Terminati i lavori del primo lotto dell’intervento  ad Aquileia di riqualificazione sul Fondo Cossar. La nuova struttura permetterà ai visitatori di riconoscere e riscoprire le volumetrie  di un intero quartiere con case, strade e botteghe

Parole chiave: Domus di Tito Macro (1), archeologia (16)
Ritorna visibile la Domus di Tito Macro

Da oggi ad Aquileia, presso l’area del Fondo Cossar, si potranno rivivere le atmosfere che animavano un antico quartiere d’epoca romana, immaginando di aggirarsi tra i suoi vicoli, le sue botteghe, le sue case, tra commercianti e abitanti. Il tutto è reso possibile dalla ricostruzione dei volumi della "Domus di Tito Macro", una delle più vaste case tra quelle rinvenute nel Nord Italia, oggetto di scavo da parte dell’Università di Padova in convenzione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Friuli Venezia Giulia, sulla base di un progetto promosso e finanziato da Fondazione Aquileia con il sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e di Arcus/Ales S.p.a.

La struttura innovativa
L’intervento ha portato a termine il primo lotto di quella che è la più ampia installazione in Europa di copertura (realizzata in laterizio monocromo) di un’area archeologica, in modo da alludere proprio alle forme della casa romana.
La dimora anticamente si estendeva per circa 1500 mq tra due strade lastricate, all’interno di un isolato che ha restituito alcuni tra i più pregevoli mosaici aquileiesi - ora esposti al Museo Archeologico Nazionale - e quello del Buon Pastore, provvisoriamente collocato a Palazzo Meizlik.
La nuova copertura comprende circa 560 mq della domus, corrispondenti alla parte orientale, con le botteghe - tra cui un forno per la panificazione, i cui resti sono rimasti in vista - affacciate su uno dei cardini, stanze da letto e di servizio, parte del corridoio che circonda il giardino, dotato di una fontana di cui si sono riconosciuti i resti. I pavimenti musivi sono stati oggetto di un attento restauro conservativo, che li ha riportati all’antico splendore.
L’elegante e agile struttura di copertura, sostenuta da pilastri d’acciaio verniciato in rosso pompeiano, allude nella sua articolazione ai volumi dell’antica domus: il tetto si compone di un’intelaiatura lignea, che sostiene la copertura in coppi e tegole, ispirati a quelli in uso in età romana; ai lati la struttura è chiusa da elementi in laterizio, orientabili per una ventilazione ottimale dell’area coperta.
Come sottolineato dal sindaco di Aquileia, Gabriele Spanghero, e dal consigliere regionale Franco Mattiussi, "si tratta di un’opera importantissima che permetterà di comprendere la quotidianità della vita aquileiese dell’antichità e, allo stesso tempo, comprendere volumi e strutture reali di una casa romana".

Il proseguimento dell’opera
La seconda fase, che sarà iniziata già in questo mese, si completerà poi nei primi mesi del 2020 ed estenderà la struttura nella parte occidentale, verso il secondo cardine, con l’ambiente di rappresentanza e l’atrio che si apriva sulla strada.
"Un’opera d’avanguardia, audace e coraggiosa" l’ha definita Francesca Ghedini dell’Università di Padova"; una volta ultimato l’intero progetto, al visitatore sarà possibile percorrere gli spazi interni di un’antica dimora romana, riconoscere i vari locali e la loro destinazione funzionale, ammirare le pavimentazioni musive. È previsto anche un arricchimento con un allestimento particolarmente attento agli aspetti didattici, grazie anche all’ausilio delle nuove tecnologie quali, ad esempio, la realtà aumentata.

I soggetti in campo
L’investimento complessivo dell’opera, che comprende anche scavi e restauri, è di 6 milioni di euro, per metà finanziati da ALES s.p.a. Il progetto è stato realizzato - sotto coordinamento dell’architetto Eugenio Vassallo - dall’associazione d’imprese guidata da CP Costruzioni e composta da Eu.Co.Re, C.M.T ed Elettro 2S.
Il complesso si colloca nel solco delle opere di valorizzazione del patrimonio archeologico già realizzate dalla Fondazione Aquileia, a cui sono andati negli ultimi anni numerosi e prestigiosi riconoscimenti per opere che si distinguono nell’ambito del dibattito sui temi della promozione degli antichi resti per originalità ed efficacia didattica delle soluzioni adottate.
"In un momento in cui in Italia sono molti i cantieri fermi e le opere che proseguono lente - ha commentato il presidente della Fondazione Aquileia, Antonio Zanardi Landi - vedere come questo progetto prosegua rapido, è per noi grande motivo d’orgoglio".
Accanto alle rappresentanze citate, anche il direttore degli scavi, Jacopo Bonetto, Paola Ventura della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Friuli Venezia Giulia, Mario De Simoni - presidente di Ales - e Cristiano Tiussi, direttore della Fondazione Aquileia.

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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