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Tanti motivi per rendere grazie

Verso la Festa nazionale del Ringraziamento ad Aquileia. Intervista a don Paolo Bonetti, consigliere ecclesiastico nazionale della Coldiretti

Tanti motivi per rendere grazie

Come annunciato, si svolgerà ad Aquileia la Festa nazionale del Ringraziamento 2017 promossa dalla Coldiretti e da una serie di associazioni di categoria che si ispirano alla dottrina sociale della Chiesa.
Per fare il punto sulla realtà del mondo agricolo, in vista di questo importante appuntamento, abbiamo incontrato il Consigliere ecclesiastico nazionale della Coldiretti, don Paolo Bonetti.

Don Paolo, l’anno che è trascorso non è stato particolarmente felice sotto il profilo meteorologico con neve, grandine e siccità per non parlare degli eventi sismici che hanno funestato il Centro Italia. Ciò nonostante perché è sempre fondamentale ringraziare il Signore per i doni della terra?
Il rendere grazie a Dio è legato alla religiosità del mondo agricolo che va oltre i fenomeni atmosferici e i bilanci economici. La terra viene lavorata nonostante le ferite che continuamente subisce con il gelo, la grandine o la siccità. La Giornata del Ringraziamento è una consuetudine preziosa che ha lo scopo di presentare al Signore gioie e sofferenze, fatiche e speranze del lavoratore della terra, che ha un ruolo fondamentale nella società, per la produzione di cibo e nella tutela dell’ambiente. Ogni campo di grano, ogni frutteto, ogni allevamento ci offrono motivi per dire grazie al Signore, che ogni anno ripete il miracolo dell’autunno e prepara quello gioioso della primavera. L’agricoltore non si rassegna, ma persevera nel seminare perché riconosce la positività del seme, e ne dà prova ogni giorno con pazienza e fatica.
L’agricoltore è capace di ringraziare nonostante le avversità, perché sa che la terra è una risorsa sempre fragile, e il lavoro nei campi è a volta ingrato e spesso contrastato dall’organizzazione del mercato e dalla mancanza di interventi legislativi rapidi. Per non spegnere la speranza gli agricoltori e gli allevatori di numerosi territori del Centro Italia si sono fatti portatori della volontà di rialzarsi, per dare certezza di futuro all’attività agricola compromessa dal sisma, e per continuare ad usare bene il dono della terra anche quando viene sfregiata e sventrata da migliaia di scosse di terremoto.

Esiste oggi nel nostro Paese una rinnovata attenzione per la realtà dell’agricoltura nella quale anche molti giovani vedono interessanti opportunità di vita e di lavoro. Quali sono gli obiettivi delle nuove imprese agricole familiari nell’attuale contesto socio-economico?
C’è un imprenditoria giovanile che investe sull’Italia, perché crede che l’Italia sia il futuro per le sue enormi opportunità. Molti giovani vogliono scendere in campo, prendendosi cura dei rispettivi contesti territoriali con una forte passione per la vita agricola, con freschezza di idee, aperti all’innovazione e alla diversificazione, capaci di guardare verso orizzonti di futuro. Storie umane ed aziendali capaci di mettere in armonia, terra, territorio e società, in un’ottica multidisciplinare e multifunzionale per un’economia sostenibile ad alto contenuto ambientale e etico. Gli obiettivi sono legati a un modello originale di agricoltura, che sa coniugare tradizione e innovazione, professionalità e sviluppo. E’ la pratica di un’agricoltura sostenibile che nel processo produttivo non vede solo il prodotto, ma anche i beni relazionali, non solo terra ma anche territorio, non solo reddito ma anche bene comune, non solo impresa, ma anche famiglia, elemento di forza per la progettazione di un’offerta multifunzionale dell’impresa agricola.

La terra va abitata e lavorata, ma è anche necessario prenderne cura, proteggerla e custodirla?
La terra oggi viene intesa in termini di vivibilità. Dalla terra al territorio, un cambiamento epocale. Emerge un’idea di qualità della vita che proviene dalle opportunità offerte dallo sviluppo locale. Coltivare e custodire la terra significa promuovere processi di produzione, nel rispetto dell’ambiente, contribuendo al mantenimento della vitalità stessa del territorio, con i suoi valori materiali e immateriali, che consente ai produttori agricoli di essere attori principali di uno sviluppo realmente sostenibile, e che permette di preservare gli spazi rurali in un rapporto equilibrato con le aree urbane.

La ricchezza del nostro Paese - sostengono molti economisti - sta nella bellezza del territorio e nella qualità delle produzioni agroalimentari. Per incrementare questo "patrimonio" cosa possono fare gli imprenditori agricoli?
L’agricoltura oggi è un sistema complesso, multifunzionale, che produce non solo cibo, ma anche ambiente, salute, prossimità, servizi e cultura.  Gli imprenditori agricoli continuano a credere nell’agricoltura multifunzionale, ragionando in un’ottica di diversificazione all’interno della propria azienda agricola, con la versione biologica, o del prodotto confezionato o degustato. Le opportunità e le esperienze in atto sono innumerevoli, con proprie fonti di reddito che mettono l’impresa al riparo se dovesse andare in crisi il mercato di qualche prodotto. Non solo produzione pura, monotematica, ma ricerca del valore aggiunto nella filiera, nelle tappe attraverso cui un bene transita prima di arrivare al consumatore finale. Non si tratta di produrre di più, ma di accrescere il valore di ciò che già si produce, in un’ottica di servizio alla città, alla coesione sociale, alla bellezza dei nostri paesaggi.

La famiglia coltivatrice attuale non è più chiusa in sé stessa, ma è sempre più aperta verso l’esterno anche grazie agli sviluppi della vendita diretta delle produzioni agricole o alla diffusione dell’ospitalità agrituristica. E positiva questa evoluzione e come si possono trasmettere i valori della "cultura contadina" nella società italiana?
La famiglia che vive in campagna offre spazi incredibili di vitalità, aprendo una originale e inedita comunicazione fra città e campagna, fra produttori e consumatori, fra accoglienza e servizi alla persona. E’ il suo valore aggiunto che genera benefici anche per la società. La riscoperta della campagna, la volontà di scegliere prodotti agricoli locali, la salvaguardia dell’ambiente, la stagionalità dei prodotti e la loro genuinità, sono… veicolo educativo e descrivono la volontà di perseguire un nuovo modello di sviluppo che parta proprio dalla terra. Conoscere la filiera per comprendere la portata etica, ambientale, sociale e religiosa del lavoro dell’agricoltore. I prodotti sono parte integrante non solo di un territorio ma di un popolo, della sua civiltà, tradizione e fede.  E’ impegno civile perché mette a disposizione non solo prodotti, ma anche valori legati al mondo della terra. Se molti valori oggi sono considerati risorse è anche merito degli agricoltori. Unire valori ed etica è fare cultura e fa cultura chi è soggetto vitale di sviluppo. Il futuro è legato alla qualità della vita, dell’ambiente, dell’aria, dell’acqua, dei boschi, dei fiumi.

L’assemblea delle Nazioni Unite ha proclamato il 2017, "Anno internazionale del turismo sostenibile per lo sviluppo". Cosa sta facendo l’agricoltura nel nostro Paese?
Il turismo è un pilastro dell’economia. E’ il terzo mercato nelle esportazioni globali. Ma non deve essere solo un settore ma anche un ambasciatore di sviluppo con tutte le sue componenti, economiche, sociali, etiche ed ambientali. Vanno messe in rete le imprese delle filiere culturali, turistiche, agricole, agrituristiche, archeologiche. Vincente è la combinazione cultura, ambiente e cibo che oggi sono le leve dell’attrazione turistica. I punti di forza del turismo sostenibile per lo sviluppo sono il patrimonio culturale, paesaggistico ed enogastronomico. C’è la percezione del ruolo strategico del settore agricolo perché ha al centro il territorio, per la reputazione del made in Italy e per la crescente integrazione dell’agricoltura con l’economia nelle diverse filiere agroalimentari, e nelle sinergie con il sociale e il culturale. Il turismo sostenibile è’ quello orientato alla qualità della vita.  E’ importante non lasciarsi sedurre dalla tendenza diffusa ad appiattirsi su modelli commerciali che finiscono per appannarne la diversità propria dell’accoglienza e della ristorazione rurale. L’offerta agrituristica autentica, rigorosa, coerente, fortemente legata alla cultura tradizionale e ai comportamenti etici e responsabili, è patrimonio del marchio agrituristico di Campagna Amica Coldiretti. Le aziende agrituristiche vivono in stretto rapporto con il territorio, rappresentano un fattore importante per lo sviluppo in termini economici e sociali, di presidio, di tutela e di valorizzazione delle risorse ambientali e dei prodotti aziendali di qualità.

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