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Rinnovato patto di servizio

Quattro presbiteri festeggiano le nozze d'oro sacerdotali domenica 2 luglio: don Kodelja, don Fabrissin, don Bertogna e don Bastiani

2 luglio 1967-2 luglio 2017: si compiono domenica prossima cinquanta anni di vita sacerdotale per quattro presbiteri della diocesi goriziana.
Uno, don Ambroz Kodelja, parroco a Doberdò del Lago e trasferito nella nostra diocesi nel 1986 e ordinato a Lubiana; gli altri tre - don Ugo Bastiani parroco di Aurisina e Sistiana Borgo S.Mauro, don Diego Bertogna parroco a Anna a Gorizia e don Enzo Fabrissin, parroco di Turriaco - invece ricevettero la ordinazione sacerdotale nella basilica di Aquileia, appunto, domenica 2 luglio 1967.
Tutti e tre ricorderanno in modo solenne l’ordinazione celebrando nelle comunità dove svolgono il servizio pastorale: don Fabrissin alle 10 a Turriaco, don Bertogna in forma privata alle 10.30 a S.Anna (la festa avrà luogo in occasione della festa patronale alla fine del mese), don Kodelja alle 17 a Doberdò e don Ugo alle 18 a Borgo S.Mauro.
Cinquanta anni di vita sacerdotale in un contesto di grandi cambiamenti e trasformazioni.
Un inizio nell’anno (1967) nel quale la diocesi aveva appena accolto la notizia della nomina del nuovo arcivescovo nella persona del sacerdote diocesano mons. Pietro Cocolin, parroco decano di Monfalcone; un tempo di grandi attese e speranze per la realizzazione del Concilio che iniziava con le solenne ordinazioni ad Aquileia dove la liturgia fu presieduta dal vescovo di Trieste, monsignor Antonio Santin e i novelli sacerdoti furono raggiunti da un messaggio del l’arcivescovo eletto in un clima di grande attesa e speranza.
Il settimanale diocesano li salutava con grande trasporto per la penna del suo direttore don Maffeo Zambonardi e del direttore della testata che, la settimana prima, parlava a proposito delle ordinazioni dei sacerdoti della Chiesa udinese di una nuova stagione di presbiteri che si presentavano con nuove caratteristiche, appunto, quelle conciliari. "la loro modernità - scriveva Burelli -  è Il segno di un rinnovamento necessario: perché il clero posto conciliare (dovrebbe essere regola per tutti!) non deve essere uguale al clero di prima del Concilio". E continuava: "Mettendosi al servizio di una chiesa che cammina". Nuove figure che "tentano un linguaggio nuovo, una nuova esperienza che si innesti sul passato ma con tutto lo sforzo di capire quello che è avvenuto."
Un invito puntuale a scrivere una pagina nuova nella vita della chiesa e della società: "Sono cadute certe figurazioni che segnavano l’atteggiamento falsamente pietistico di un inesistente sacerdote staccato dalla realtà: è scomparso quel paternalismo religioso che sembrava avvolgere la autorità del sacerdote, a vantaggio di una riacquistato senso di servizio che anima la loro volontà di testimonianza; si avverte la sensazione di una maturità che li avvicina al mondo senza nessuna pretesa di privilegio ma solo con il desiderio di esprimere la  propria sacerdotale fratellanza nel popolo di Dio; è chiara la coscienza dell’impegno che si assumono nel mondo con la convinzione di essere quello che Cristo ha voluto, portatori di un messaggio di universale salvezza, al di là di qualsiasi umana divisione; hanno un profondo senso dell’amicizia, della lealtà , della comprensione e c’è in loro la precisa sensazione di una disponibilità completa, continua e senza nostalgia, in forza di una promessa che diventerà esperienza quotidiana."
Parole impegnative che diventano un augurio sincero.

© Voce Isontina 2022 - Riproduzione riservata
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