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"Quante anime ha Aquileia signor parroco?"

Domenica 14 ottobre, papa Francesco canonizzerà in piazza San Pietro sei beati. Fra loro anche Paolo VI. Ripercorriamo insieme a mons. Adelchi Cabass i ricordi della visita dell’allora papa ad Aquileia nel 1972

Parole chiave: canonizzazione (1), visita papale (1), Paolo VI (4)
"Quante anime ha Aquileia signor parroco?"

Domenica 14 ottobre, papa Francesco nel corso di una messa solenne celebrata sul sagrato della basilica vaticana, presiederà il rito di canonizzazione di sei beati: papa Paolo VI (Giovanni Battista Montini), Oscar Arnulfo Romero Galdamez, Francesco Spinelli, Vincenzo Romano, Maria Caterina Kasper, Nazaria Ignazia di Santa Teresa di Gesù e Nunzio Sulprisio.
Papa Paolo VI fu pellegrino nella nostra diocesi, ad Aquileia il 16 settembre 1972, in occasione del suo viaggio da Venezia a Udine, dove si svolgeva il Congresso eucaristico nazionale.
Monsignor Adelchi Cabass, oggi arciprete della parrocchia aquileiese, era in quei primi anni Settanta del secolo scorso cappellano nella stessa parrocchia, allora retta da monsignor Marcuzzi.
L’abbiamo incontrato per ripercorrere insieme i momenti di quella visita del prossimo Santo, un avvenimento che ancora smuove emozioni e ricorsi.

Monsignor Cabass, ogni visita papale è preceduta da verifiche e sopralluoghi, ma quelli che riguardarono la visita di Paolo VI ad Aquileia furono "particolari" per Lei…
È vero. Ricordo che, il giorno in cui il segretario del Papa, il cardinal Macchi, venne ad Aquileia - totalmente a sorpresa - , io mi trovavo in Basilica con il sagrestano e stavamo pulendo le ragnatele. Ricordo anche benissimo che ero vestito "da lavoro", ero in maglietta e jeans!
Alcune persone mi vennero a chiamare perché in piazza era giunto il segretario del papa e stava cercando un responsabile - quel giorno monsignor Marcuzzi, parroco della cittadina, era assente -. Corsi allora fuori così come stavo, scusandomi con monsignor Macchi per essere in jeans… e anche un po’ impolverato! Macchi invece mi lodò, per il mio "sporcarmi le mani" per tenere in ordine la Basilica in prima persona. Mi disse quindi che si era fermato per caso, perché si stava recando in visita da sua madre, e voleva vedere la Basilica, che non aveva mai avuto occasione di visitare.
Parlando in seguito con monsignor Marcuzzi, subito mi disse che si trattava di un "giochetto" e che in realtà era molto probabilmente venuto per un’ispezione in vista di una visita del papa.

Cosa fece quel giorno Macchi?
Io lo accompagnai, nonostante il disagio per il non sentirmi "a posto" visto l’abbigliamento, a visitare la Basilica e i mosaici della cripta, che definì eccezionali. Lo ricordo molto interessato e contento; io da perte mia ero molto agitato in quel momento e l’emozione era tanta.
Ci recammo quindi in canonica, dove chiacchierammo un po’ e gli offrii un bicchiere del buon vino della nostra terra. Quindi - senza svelarmi niente sul successivo viaggio del papa -, ringraziò per l’ospitalità e se ne andò.

In seguito, come si svolsero le fasi preparatorie alla visita?
Qualche tempo dopo la visita venne ufficialilzzata ed arrivò ad Aquileia il commendator Giovannini dal Vaticano, che iniziò a redigere il programma della tappa del papa nel suo viaggio tra Veneto e Friuli. Aquileia infatti sarebbe stata la prima "sosta" arrivando da Venezia e avrebbe proseguito poi verso Udine.
Paolo VI non aveva mai visto Aquileia, era suo grande desiderio di effettuare una visita proprio lì, in quella città e Basilica che segnava le radici sia di Venezia che di Udine e Gorizia.
C’era un po’ di agitazione per tutto ciò che concerneva questa fase preparatoria, ma ricordo che Giovannini mi diede un’ottima impressione: era un tipo molto alla mano, pratico e mi tranquillizzò. Ci fu una bella collaborazione.

Si giunse così al fatidico giorno. Quali cose ricorda di più di quegli istanti?
Quel 16 settembre Paolo VI atterrò all’aeroporto di Ronchi dei Legionari e da lì, con un elicottero, raggiunse Aquileia, atterrando sul piazzale con il prato che si trova poco distante da piazza Capitolo. Il vescovo Cocolin e Monsignor Marcuzzi lo accolsero e insieme si avviarono verso la Basilica.
In quei brevi - ma intensi - momenti insieme, è successo un aneddoto simpatico. Paolo VI domandò a monsignor Marcuzzi "Quante anime ha Aquileia, signor parroco?", "Sono 3.500 Santità". Il papa rispose "Quanta responsabilità!". Monsignor Marcuzzi, che era un tipo molto simpatico, non gli mancava mai la parola, quindi rispose a sua volta "...e allora Lei, Santità?". Al che anche il papa, divertito, sorrise dalla battuta.
Appena il papa entrò in Basilica, rimase subito enormemente stupito di quello che stava vedendo, di tutta quella bellezza storica che lo circondava. Ebbe poi la possibilità di visitare in maniera privata i mosaici della Cripta degli Scavi, dove entrò solo lui con Macchi e la guida: proprio si gustò quell’esperienza, soffermandosi ad ammirare il tappeto musivo della Cripta.
Si recò anche a venerare il Tesoro di Aquileia, con le reliquie dei Santi, e questo fu un momento spiritualmente molto alto e toccante.

Al termine della visita, nel suo confronto anche con monsignor Marcuzzi, quale il "bilancio" dell’esperienza?
Ricordo tanta emozione e tanta contentezza da parte di entrambi anche perché, come sottolineò Marcuzzi, fu una grande occazione per rilanciare Aquileia a livello internazionale: era la prima volta che un papa le faceva visita, per cui fu un evento realmente eccezionale.
Rilevante fu anche il fatto che si fermò prima ad Aquileia e successivamente ad Udine: fu una scelta che valorizzava proprio la storia crisitana di Aquileia, della Basilica e di tutto il territorio che fu coinvolto in quelli che furono i primi passi della crisitanità del nord - est.

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