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"Mons. Dino nella sua vita ha fatto la volontà di Dio"

Migliaia di fedeli lunedì scorso hanno partecipato al rito delle esequie dell’arcivescovo emerito monsignor Dino DeAntoni svoltosi nella chiesa del Sacro Cuore a Gorizia

Parole chiave: Dino De Antoni (1), arcivescovo emerito (1), morte (11), esequie (3)
"Mons. Dino nella sua vita ha fatto la volontà di Dio"

La chiesa del Sacro Cuore ha ospitato lunedì 25 marzo la solenne liturgia delle esequie dell’arcivescovo emerito di Gorizia, mons. Dino DeAntoni.
Il rito è stato presieduto dal vescovo Carlo e concelebrato dal patriarca di Venezia, Moraglia, dal vescovo di Chioggia, Tessarolo, e da un’altra ventina di vescovi insieme ad un centinaio di sacerdoti. Quasi un migliaio i fedeli che hanno affollato la chiesa, presenti le massime autorità civili e militari di tutto il territorio diocesano.
Al termine del rito, il feretro di mons. DeAntoni è stato accompagnato da un lunghissimo corteo alla cattedrale dove, nella cripta degli arcivescovi, è avvenuta l’inumazione.
Pubblichiamo di seguito i passi centrali dell’omelia di mons. Redaelli.

Celebriamo questo rito esequiale il giorno della solennità dell’Annunciazione. Una ricorrenza che può illuminare ciò che stiamo vivendo. Per questo si è scelto che anche in questa celebrazione di suffragio fossero proclamati i brani della Scrittura che la liturgia oggi ci propone. Possiamo così riflettere su quattro volontà.
Anzitutto la volontà di Maria. L’annunciazione è il momento in cui quella giovane donna di Nazareth decide della sua vita accogliendo la Parola che le viene annunciata dall’angelo: "Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola". Un’accoglienza così profonda che in Lei la Parola si farà carne. Lo ricordiamo quotidianamente recitando la bellissima preghiera dell’Angelus. Un’accoglienza della volontà di Dio che Maria esprime totalmente in quel giorno a Nazareth, ma che comprenderà e progressivamente farà sua lungo tutta la vita. Impressiona che l’evangelista Luca sottolinei più volte le domande di Maria, che diversamente dal re Acaz non rifiuta il segno che le viene dato - la maternità di Elisabetta, anziana e sterile -, e anche il suo custodire nel cuore e meditare quanto ascolta e vede. Come anche il fatto che siano gli altri a svelarle sempre più la volontà di Dio: l’angelo, Elisabetta che la chiama madre del Signore, i pastori che davanti al Bambino riferiscono ciò che è stato detto loro dall’angelo, Simeone che profetizza sul destino del Bambino e di Maria, Gesù stesso che risponderà alla domanda angosciata della Madre nel tempio. E, stando al Vangelo di Giovanni, alla croce le verrà rivelato il suo essere madre del discepolo amato e di tutti noi.
La scelta di Maria di accogliere il disegno di Dio permette che si realizzi la volontà del Figlio. "Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato. Non hai gradito né olocausti né sacrifici per il peccato. Allora ho detto: "Ecco, io vengo - poiché di me sta scritto nel rotolo del libro - per fare, o Dio, la tua volontà"", sono le parole che la lettera agli Ebrei, citando il salmo 40, mette sulla bocca del Figlio di Dio che prende carne nel grembo di Maria. Anche Gesù scoprirà progressivamente la volontà del Padre, superando le tentazioni e le prove - la lettera agli Ebrei lo sottolinea più volte - fino ad arrivare al Getsemani: "Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà" (Lc 22,42). La volontà di Gesù è quindi di realizzare la volontà del Padre e questo è lo scopo della sua vita, il suo nutrimento: "Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera" (Gv 4,34).
La volontà del Padre è una volontà di amore, di salvezza, di vita, di santificazione, che si realizza  attraverso le parole, le opere, la vita e, soprattutto, la morte di Gesù: "Mediante quella volontà siamo stati santificati per mezzo dell’offerta del corpo di Gesù Cristo, una volta per sempre".
La volontà di Maria, la volontà del Figlio, la volontà del Padre. Non sembri sproporzionato parlare ora della volontà di mons. Dino De Antoni, cioè di ciò che ha guidato la sua vita fino agli ultimi giorni. Lo esprime molto bene il motto che aveva scelto per il suo episcopato: "Domino servientes". L’essere quindi un servo di Dio, un umile e affidabile strumento della volontà salvifica del Padre. In questi mesi di sofferenza sono stato colpito ed edificato - e con me tante persone che lo hanno incontrato - non solo dalla fede e dalla serenità con cui mons. Dino ha affrontato la malattia con il suo previsto inesorabile esito, ma dalla sua personale consapevolezza di aver compiuto quanto il Signore gli aveva chiesto a servizio della Chiesa.
Una consapevolezza pacifica, serena, riconciliata, senza rimpianti o rimorsi. Una consapevolezza che non si improvvisa, in particolare in momenti di dolorosa prova, ma che si costruisce lungo tutta una vita. Mons. Dino nella sua vita ha fatto la volontà di Dio. Questo è tutto.
Certo con i limiti e le fragilità di ogni uomo e anche di ogni prete e vescovo, ma mettendo in gioco tutto se stesso, la sua ricca e calda umanità, la sua discreta e squisita attenzione alle persone, la sua profonda saggezza nell’affrontare la vita.
Una volontà che ha progressivamente scoperto seguendo le proposte che via via il Signore, per mezzo della voce della Chiesa, gli ha presentato fino a diventare nostro Arcivescovo.
Una volontà che è stata sostenuta dal suo filiale e confidente rapporto con Maria, umile serva del Signore, che mons. Dino ha venerato in particolare a Lourdes condividendo davanti alla grotta in molte occasioni le preghiere e le speranze di tanti sofferenti e ammalati.
Una volontà che ha attuato sempre con riconoscenza e con gioia, come di un dono grande e inaspettato. Qualche mese fa mi ha scritto: "non avrei mai immaginato figlio di pescatori e proveniente da una piccola diocesi, di aver l’onore e l’onere di servire questa Chiesa gloriosa".
Ora questa gloriosa Chiesa, insieme alla Chiesa sorella di Chioggia e alle altre Chiese della nostra regione ecclesiastica e delle nazioni vicine, vuole oggi pregare per questo Vescovo che le è stato donato e ringraziare il Signore per la sua vita e la sua testimonianza di fede, di speranza, di amore. Lo accompagnerà tra poco alla sepoltura nella cattedrale, attuando l’esplicito desiderio di mons. Dino: "desidero essere sepolto nella cripta della Cattedrale accanto ai miei illustri predecessori, tra i quali ricordo particolarmente mons. Giacinto Ambrosi che mi ha accolto nel Seminario di Chioggia come alunno, che ho avuto l’avventura di accompagnare a Gorizia nel suo ingresso quale arcivescovo". Lo affiderà nella preghiera alla misericordia di Dio, sapendo di perdere oggi un padre, ma anche di guadagnare qualcuno che presso il Signore continuerà a pregare per noi e per il nostro cammino di fedeltà al Vangelo in attesa di rivederci tutti nel Regno.
Arrivederci, mons. Dino.
Nasvidenje, Gospod Nadškof Dino.
Mandi, Arcivescul Dino.

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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