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La testimonianza di fede della signora Giovanna

Celebrati a Milano i funerali della madre del vescovo Carlo

Parole chiave: Giovanna Terribile (1), monsignor Redaelli (13)
La testimonianza di fede della signora Giovanna

Anche una rappresentanza di sacerdoti e laici della nostra diocesi, fra cui il vicario generale mons. Armando Zorzin, ha voluto essere presente lunedì scorso a Milano, nella chiesa di Santa Maria Beltrade, alle esequie di Giovanna Terribile, mamma del vescovo Carlo, ritornata alla Casa del Padre venerdì 14 febbraio.
Il rito, concelebrato da tre vescovi ed una trentina di sacerdoti, ha visto le navate della chiesa riempirsi di persone che hanno voluto testimoniare la vicinanza a mons. Redaelli, ai suoi fratelli ed ai familiari ma innanzitutto ringraziare il Signore per la testimonianza che Giovanna ha sempre dato nella sua vita terrena.
Nella sua omelia mons. Redaelli ha ricordato in modo particolare tre caratteristiche della fede della signora Gianna che restano "come un’eredità, una consegna per i figli, per i nipoti per tutti".
"La prima - ha sottolineato mons. Redaelli - è la familiarità con il Signore, con la Madonna, con i Santi. Una familiarità che era confidenza, un continuo rivolgersi al Sacro Cuore, alla Madonna dei poveri, a sant’Antonio, a san Giovanni Bosco, al card. Schuster. Con grande fiducia e semplicità.
La seconda è quella di una sorta di fanciullezza nella fede: nostra mamma nel rapporto con il Signore è rimasta sempre un po’ bambina con quel misto di ingenuità e di furbizia propria dei bambini. Pur non avendo potuto fare grandi studi, aveva letto anche libri impegnativi, ma quello più letto e riletto è stato "Don Bosco che ride", pieno di fatterelli semplici e giocosi della vita del santo in cui lei si identificava.
Infine un’ultima caratteristica della sua fede, in apparenza contradittoria con quella che ho appena ricordato, era la serietà. Mi è capitato più volte di ricordare una confidenza ricevuta da mia mamma quando papà si era ammalato gravemente appena andato in pensione. Cioè che per un certo tempo aveva recitato il Padre nostro, ma saltando la frase "sia fatta la tua volontà". Non era d’accordo con Dio che aveva permesso la malattia del suo amato Rino. Solo dopo un lungo percorso di maturazione e di lotta nella fede, aveva ripreso a dire il Padre nostro tutto intero fidandosi di Dio. Per lei la preghiera non era una recitazione, ma qualcosa che impegnava la vita".
La sua memoria resta in benedizione.   
Venerdì 21 alle ore 18.30 una messa in suffragio sarà celebrata in cattedrale a Gorizia

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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