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Il "grazie" dei gradesi alle Suore della Provvidenza

Dopo 120 anni le suore lasciano l’isola della laguna

Parole chiave: Suore della Provvidenza (9)
Il "grazie" dei gradesi alle Suore della Provvidenza

Dopo 120 anni di presenza sull’Isola, le Suore della Provvidenza lasciano Grado. Un saluto sofferto, un addio dato dal profondo del cuore e attorniate dalla vicinanza e dall’affetto di tanti gradesi che hanno affollato la Basilica di Sant’Eufemia per l’ultimo saluto alle ultime sorelle.
Dall’Asilo parrocchiale all’ospedale fino alla casa di riposo: l’aiuto caritatevole che le Suore hanno portato nei decenni, rimanendo indelebili nel cuore e nell’anima di tante generazioni, "rimarrà", ha ricordato il sindaco, Dario Raugna. "Le persone passano ma le opere rimangono ad indelebile testimonianza".
A fargli da eco l’arciprete parroco monsignor Michele Centomo, che ha ricordato, nel giorno della Presentazione di Gesù al Tempio, come la giornata sia diventata la Festa della Luce, la Festa della Vita e la Festa della Vita Consacrata. "Oggi si celebra anche la 24^ Giornata Mondiale per la Vita consacrata. Per sua natura la vita consacrata è pellegrinaggio dello spirito alla ricerca di un Volto che talora si manifesta e talora si vela, Faciem tua, Domine, requiram" ha ricordato monsignor Centomo all’Omelia. "Questa celebrazione, per noi, assume un tono di mestizia che non dobbiamo trascurare", sono ancora le parole dell’arciprete.
E, rivolgendosi alle sorelle Suor Piersilvia, Suor Rosalberta, Suor Gianna Maria e "le consorelle che vi hanno precedute nel servizio a Grado, a voi il grazie sentito per il vostro servizio svolto nel tessuto sociale della nostra isola.
La Comunità ha goduto di questa grazia che per centovent’anni ha irrigato copiosa le relazioni umane: ne hanno beneficiato gli ammalati che si sono sentiti amati e meno soli all’ospedale, alla casa di riposo; i bambini della Scuola Materna e del catechismo che si sono sentiti seguiti e guidati, gli abitanti e i turisti che si sono sentiti sorretti anche a loro insaputa. Avete tradotto quello che è scritto nel Vangelo di Luca, Chi accoglie questo ragazzo nel mio nome, accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato che nelle parole del Vostro Santo Fondatore, San Luigi Scrosoppi, si traducono semplicemente ’Carità, Carità, Carità, salvate le anime con la carità!".
"Carissime sorelle", ha concluso Centomo, "questo sia l’anelito costante del vostro cuore, il criterio fondamentale che orienta il vostro cammino, sia nei piccoli passi quotidiani che nelle decisioni importanti. Non unitevi ai profeti di sventura che proclamano la fine o il non senso della vita consacrata nella Chiesa dei nostri giorni; piuttosto rivestitevi di Gesù Cristo e indossate le armi della luce, restando svegli e vigilanti. Essere la tenerezza di Dio verso chi incontro, ecco la vita, ecco la luce della fede, accesa nel giorno del nostro battesimo: la Vera Vita".
A perenne ricordo della loro presenza a Grado monsignor Centomo ha voluto, tra i vari presenti consegnati anche dall’amministrazione comunale, donare alle Suore della Provvidenza l’effigie della ’Madonna del Pronto Soccorso’. "La Provvidenza nei giorni scorsi me l’ha fatta conoscere e quale migliore augurio e auspicio per voi", ha sottolineato nel consegnare.
Non senza un momento di commozione, soprattutto al termine della celebrazione quando coralmente tutta la Basilica ha intonato il celebre canto mariano ’Lodate Maria’. Abbracci e saluti, e la commozione dal sacerdote al sindaco ha invaso un po’ tutti i presenti, anche coloro che, non di Grado, spesso frequentano la Basilica alla ricerca di spiritualità.
Non a caso la Corale Santa Cecilia, riunita per l’occasione con tutte le sezioni senza orchestra, ha accompagnato la Liturgia con la Missa Te Deum Laudamus di Lorenzo Perosi. Un Te Deum che, più che saluto alle sorelle che ora andranno a Rosa Mystica a Cormons, con la quale la rappresentante della madre provinciale, suor Stefania, ha proposto un gemellaggio agli amici gradesi, è stato cantato proprio per i gradesi, per ringraziare il Signore del grande dono fatto alla comunità in più di un secolo.

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