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Gentilezza e bontà: due caratteristiche capaci di conquistare

L’arcivescovo Dino è stato un grande amico dei fedeli della minoranza slovena. Lo ricorda, attraverso il suo racconto di conoscenza e affetto, Jurij Paljk, direttore del settimanale “Novi glas”

Parole chiave: monsignor Dino De Antoni (16), arcivescovo (38), anniversario (171)
Gentilezza e bontà: due caratteristiche capaci di conquistare

Quando penso a monsignor Dino De Antoni mi viene in mente come mi aveva stupito già al nostro primo incontro a Chioggia, nel giugno del 1999, la settimama dopo l’annuncio della sua nomina ad arcivescovo metropolita di Gorizia da parte del santo papa Giovanni Paolo II.
Quando arrivammo a Chioggia col professor Andrej Bratu¬ per intervistarlo trovammo davanti a noi un uomo umile, buono e cordiale.
Dopo avere fatto l’intervista e avergli spiegato che eravamo venuti per conto del settimanale sloveno Novi glas si era subito informato quanti eravamo, come eravamo organizzati, ma soprattutto ci chiese dove avrebbe potuto imparare almeno un po’ di sloveno per salutarci quando sarebbe venuto a Gorizia.
Passeggiando con lui per il centro di Chioggia vedevamo come tutti lo conoscevano e lo stimavano, era un continuo "Buon giorno, don Dino!"
E proprio li’ mi disse di chiamarlo sempre don Dino.
Ci porto’ a pranzare da un suo vecchio amico e durante il pranzo ci spiegava chi era.
Emanava una simpatia e bontà che mi hanno conquistato subito.
Quando ci disse di essere il dodicesimo figlio di un pescatore rimanemmo per un po’ in silenzio e dopo ci racconto’ che suo padre non sapeva scrivere, ma anche come lo portava a messa, vestito a festa e tenendolo per mano e don Dino, il futuro arcivescovo di Gorizia mi è subito piaciuto...
Prima di venire a Gorizia si recò per un mese in Slovenia dove conobbe la Chiesa slovena e fece i primi passi con la lingua slovena, voleva conoscerci e per questo andò a studiare lo sloveno e ad ascoltare gli sloveni.
A quattro occhi mi disse in seguito che per lui lo sloveno era difficile e che sarebbe stato già contento di non fare troppi errori leggendo i discorsi...
Arrivando a Gorizia portò con se il suo amato mare e non era poco, credetemi, ho potuto così capire il suo sguardo benevolo, che lo contraddistingueva, e le sue larghe vedute.
Ma era soprattutto un uomo buono e questo si vedeva e penso che sia stata proprio la sua bontà a conquistarci tutti, anche noi fedeli sloveni.
Dalla sua bocca non ho mai sentito sul nostro conto nessuna lamentela, non ha mai detto che siamo una comunita’ chiusa, sapeva cogliere la nostra fede, le nostre tradizioni e ammirava sinceramente il nostro attaccamento alla lingua slovena ed il nostro pregare in sloveno.
Una volta gli dissi che noi, fedeli sloveni in Italia, siamo minoranza nella minoranza e mi sorrise e rispose che per il Buon Dio è importante ognuno di noi, che siamo tutti figli di Dio.
Aveva pazienza, anche con noi sloveni.
A me piaceva il suo modo di gestire anche le cose e i problemi più difficili, mai e poi mai non ha abbandonato nessuno, cercava sempre di parlare, cercava sempre l’uomo e non condannava mai, cercava di capire e risolvere, mai con il pugno duro ma sempre con la parola, con la gentilezza innata e la bontà che lo contraddistingueva.
Diventammo amici sebbene devo dire che sono andato da solo da lui poche volte, ma quando mi chiamava per qualche consiglio, andavo da lui sempre volentieri e così ho potuto conoscerlo meglio, finì che lo consideravo il mio secondo padre.
Mi faceva sempre male sentire critiche sul suo conto perchè erano ingiuste, taluni pretendevano da lui determinate scelte e durezza, ma monsignor Dino De Antoni era la bontà in persona e ancora oggi ricordo il suo rammarico e la sua tristezza quando sentì un suo collega rimproverarlo di essere troppo debole.
Monsignor Dino De Antoni era un buon pastore e soprattutto un buon prete, un buon arcivescovo.
Noi fedeli sloveni gli volevamo bene, l’abbiamo adottato.
Vivo a Terzo d’Aquileia e ricordo ancora la sua felicità sul sagrato della chiesa di San Martino dove venne a cresimare, anche i miei figli.
Subito dopo la santa messa si era mescolato con noi e lì mi disse che gli sarebbe piaciuto vivere i suoi ultimi anni proprio lì, a San Martino, vicino a quella bellissima chiesetta.
Quando l’abbiamo salutato per l’ultima volta a Gorizia, ho pregato in sloveno per lui e so che ha sorriso dall’alto, bonariamante come solo lui sapeva.
Monsignor Dino De Antoni è stato un uomo buono, un vero e umile servitore di Cristo e questo lo si capiva parlando con lui e vedendo il suo sorriso sincero e sereno.

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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