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Due Chiese così simili

Nel periodo quaresimale è stato ospite in diocesi don Hervé Djezou, sacerdote della Chiesa di Yamoussoukro, invitato a prendere parte all’animazione della Quaresima missionaria. Tra questi suoi appuntamenti l’abbiamo incontrato e abbiamo parlato con lui - che è un collega, un giornalista - della Comunicazione della Chiesa in Costa d’Avorio, delle differenze ma anche delle similitudini che ci uniscono, nonché della sua esperienza qui a Gorizia.

Parole chiave: don Hervé Djezou (1), missioni (15), Costa d'Avorio (16)
Due Chiese così simili

Don Hervé, qual è lo stato della Costa d’Avorio?
Il Paese negli ultimi decenni ha passato lunghi periodi difficili: il primo colpo di Stato del 1999, un secondo tentativo di colpo di stato nel 2002, con la situazione rapidamente degenerata nella sanguinosa guerra civile, che per lunghi anni ha diviso il sud filogovernativo al nord dei ribelli. Quindi la costituzione di un Governo di unità nazionale, i continui rinvii elettorali, fino alle elezioni del 2010 e i nuovi scontri che hanno di nuovo insanguinato il Paese. Ora la situazione si sta normalizzando e il Governo si sta dando molto da fare, anche se sono ancora tanti i punti su cui si deve lavorare, come ad esempio quello sul disarmo dei gruppi degli ex ribelli. Per quanto riguarda poi l’aspetto lavorativo, il Governo ha messo in campo diverse politiche per i giovani e per gli studenti, ma la situazione rimane complicata: molti ragazzi terminano il percorso di studi, ma non tutti hanno possibilità di guadagnare, alle volte i lavori sono pagati molto poco e il tasso di disoccupazione giovanile rimane ancora elevato.

Quali sono le somiglianze e le differenze che ha notato tra le due realtà, Italiana e Ivoriana?
La Chiesa è la stessa. Ci sono delle forze e delle debolezze, però in entrambe si lavora per la Chiesa. È questa la somiglianza maggiore; qui nella Diocesi di Gorizia ho visto persone in gamba, che amano ciò che fanno e si vede chiaramente che la Chiesa non è solo quella dei sacerdoti e delle suore, ma c’è un bellissimo interscambio con i laici.
Si nota poi una Chiesa che vive attraverso i media, in entrambe le realtà: qui con il settimanale diocesano, a Yamoussoukrò con la radio. Si aiuta così a creare comunità, comunione, a creare quella famiglia che è la Chiesa stessa, fatta di amore, fraternità, accoglienza e - importantissimo - ascolto; comunicare vuol dire mettere insieme. Tra le differenze invece, essendo noi zona di prima evangelizzazione, come dicevo prima è stata fatta la scelta di puntare alla radio come mezzo di comunicazione di massa. Ci permette di raggiungere quelli che sono lontani - tanto da Dio, quanto dalla sede dell’emittente -. Con i programmi in lingua baoulé poi si tratta di un tentativo di inculturare la Fede: facendola pensare all’interno della nostra cultura si può far comprendere meglio quello che è il vivere da cristiano, permettendo a tutti di pregare, lodare e ringraziare Dio secondo la propria cultura.

Come sono state le sue giornate nella nostra diocesi?
Mi sto sono occupato dell’animazione missionaria all’interno delle parrocchie locali. Nei diversi incontri raccontaiamo quale sia la realtà della Chiesa ivoriana ma anche di quello che la Diocesi di Gorizia, attraverso i suoi missionari, ha svolto in tutti questi decenni e di come un po’ alla volta la Chiesa ivoriana stia proseguendo verso una sua autonomia. Un detto che mi piace molto è: ci è stato insegnato a pescare, non ci è stato solo dato il pesce; usciamo ora a pescare con le nostre conoscenze e capacità. Si tratta anche di domandarsi cosa - essendo Chiesa "giovane" - possiamo fare con questa giovinezza per assicurare l’avvenire della Chiesa africana. Qui a Gorizia ho vissuto davvero una bella esperienza e ho scoperto un nuovo viso della Chiesa: ho trovato parrocchie aperte, persone disponibili, generose e desiderose di ascoltare e di avere notizie su quella che è la vita delle missioni. Anche gli incontri con le scuole sono andati molto bene e sono stato piacevolmente colpito dall’attenzione prestata ai miei racconti. Una cosa che ho notato: i ragazzi cercano tanto il calore, l’apertura, l’accoglienza e, soprattutto, l’attenzione da parte del sacerdote; prima di essere un prete bisogna ricordarsi di essere un fratello.

Una Chiesa che "scommette" sui massmedia

Una Chiesa che "scommette" sui massmedia. È questa l’immagine che esce dalle parole di don Hervé quando ci racconta la sua esperienza nella diocesi di Yamoussoukro come direttore di Radio Maria Costa d’Avorio, che ha sede nella Diocesi di Yamoussoukro e sono responsabile dell’Ufficio Diocesano delle Comunicazioni Sociali.
Da quando sono rientrato da Roma, nel 2005, il Vescovo - visti i miei studi portati a termine in Comunicazione alla Pontificia Università Gregoriana - ha deciso di affidarmi questo in­carico nel mondo della Comunicazione ecclesiastica.
Come prima cosa si tratta di gestire, garantire, sviluppare la comunicazione ad intra, ovvero all’interno della Chiesa, delle Comunità cristiane, tra i sacerdoti, vescovi e tutto il popolo di Dio; comunicare tra di noi quindi. In secondo luogo c’è la comunicazione ad extra, cioè andare verso gli altri, dare una presentazione giusta, bella e piacevole della Chiesa diocesana a Yamoussoukro; presentare pertanto la Chiesa a tutti coloro che non fanno parte della nostra Comunità.
Si tratta poi anche di difendere la Chiesa, quando sulla stampa locale vengono trattati temi che coinvolgono Chiesa e sacerdoti. Come Ufficio Diocesano della Comunicazione Sociale dobbiamo quindi dare il punto di vista ufficiale della Chiesa.
Va ricordato poi che noi siamo una zona di prima evangelizzazione, siamo Cristiani da poco - i primi missionari sono giunti in Costa d’Avorio nel 1895 - per cui nelle nostre parrocchie ci sono ancora tante persone che non hanno mai sentito parlare di Gesù e non conoscono il Vangelo.
Per questi motivi il nostro Vescovo ha deciso di scegliere la radio come mezzo di comunicazione di massa: un giornale non sarebbe stato accessibile a tutti, perché non tutti hanno la possibilità di acquistarlo e di leggerlo; la radio invece permette di raggiungere maggiormente la popolazione ed è accessibile a tutti.
Personalmente occupo dei programmi radiofonici, della struttura del palinsesto e ogni giorno svolgo un’ora di catechesi in diretta, sia in lingua francese che in lingua baoulé - la nostra lingua materna -. Mi occupo anche di tutte le preghiere giornaliere, anche queste tutte trasmesse in diretta.
I riscontri sono molto buoni e l’interscambio è permesso anche grazie all’utilizzo dei social network: abbiamo un sito Internet, siamo su Facebook, su Twitter e ogni giorno diamo spazio alle telefonate degli ascoltatori in trasmissioni che ci permettono di conoscere chi ci ascolta, sapere da dove ci ascolta e cosa vorrebbe sentire.
Una volta al mese abbiamo anche un incontro "dal vivo" dedicato agli ascoltatori, che ci raggiungono negli spazi di Radio Maria per passare una giornata insieme.

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