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Burkina Faso, democrazia minacciata

La situazione nel Paese centrafricano dopo il fallito tentativo di golpe operato da elementi delle forze armate e la minaccia jihadista ai confini

Parole chiave: golpe (1), Burkina Faso (16), Ivana Cossar (3), Luisella Paoli (4)
Burkina Faso, democrazia minacciata

Il mese scorso il Burkina Faso, dove operano le nostre missionarie Ivana e Luisella, è stato soggetto ad un Colpo di Stato. Purtroppo, proprio mentre la situazione si stava gradualmente normalizzando, una nuova ombra ha oscurato il Paese: la minaccia jihadista, con un attacco da parte di alcuni fondamentalisti al confine con il Mali.
Abbiamo contattato le due missionarie, le quali ci hanno raccontato in prima persona quale sia l’attuale situazione del Paese e quali i prossimi attesi passi verso la stabilizzazione politica.

Come sta evolvendo la situazione in Burkina Faso, dopo il colpo di stato dello scorso 17 settembre a Ouagadogou?
Dopo il golpe che ha colto di sorpresa tutta la Nazione, in una decina di giorni la situazione si è evoluta verso una normalizzazione, cominciando dalla liberazione del Presidente e del Primo Ministro del Governo di transizione, con la sospensione graduale del coprifuoco, l’apertura delle frontiere terrestri e aeree, la fine dello sciopero generale, la ripresa delle attività, del commercio, la riapertura delle scuole.
Purtroppo a gettare un’ombra sulla gioia di aver evitato il peggio, venerdì 9 ottobre, all’alba, c’è stato un attacco jihadista a Samoroguan, un villaggio di frontiera con il Mali, perpetrato contro un posto di blocco della Gendarmerie nazionale.
Dalla parte maliana sono stati uccisi barbaramente due pastori e dalla parte burkinabe le vittime sono state 4: tre gendarmi, un civile ferito mortalmente ed è stato abbattuto un assalitore. L’attacco è durato 3 ore. E’ stato riferito che il gruppo di terroristi, entrato dal Mali, era composto da 50 uomini armati, in moto, dileguatisi in gruppetti dopo la strage. Così è la loro tattica.
La località di Samorogouan si trova nella diocesi di Bobo e fa parte della parrocchia di Ndorola; lì il Centro Missionario - negli anni ’80 - aveva realizzato, assieme alla comunità cristiana, una piccola sala polivalente per l’educazione di base e formazione dei giovani.
Sta di fatto che questo atto criminale viene interpretato come un avvertimento: si sa, dal loro stile, che i terroristi sono capaci di colpire ovunque, in qualsiasi momento, senza doversi necessariamente confrontare con un esercito. Sono stati scoperti elementi d’informazione incriminanti al riguardo dei "golpisti" che avrebbero chiesto l’intervento dei terroristi, in caso di bisogno.
Con riferimento alla strage di Samoroguan abbiamo ricevuto un breve messaggio da una nostra amica burkinabe di Bobo, che riportiamo perchè esprime lo stato d’animo della popolazione in quella zona: "Qui a Bobo viviamo nella psicosi di un possibile arrivo di jihadisti, visto che si sono già manifestati a Samoroguan, a soli 50 km da Orodara... Un saluto a voi dal Burkina dove l’insicurezza genera paure di ogni tipo... Intanto, continuiamo a pregare giorno e notte per la risoluzione di tutte queste difficoltà".

Quali i provvedimenti ufficiali verso i golpisti?
È stato creato un organo d’inchiesta per far luce sulle responsabilità dei fatti. Parecchie persone sono state oggetto di arresti. Il Generale golpista che era rifugiato presso l’Ambasciata della Santa Sede, su decisione del Corpo Diplomatico del Paese, si è consegnato alla Giustizia dopo aver negoziato garanzie per l’incolumità della sua famiglia, di altri elementi e per il suo reggimento RSP, mentre invece l’ex Ministro degli affari esteri del Governo Compaore, il generale Jibril Bassole, è stato arrestato per complicità nel Colpo di stato e legami con i jihadisti. Sottolineiamo che egli aveva ricoperto il ruolo di Generale della Gendarmeria Nazionale.
Intanto, non senza resistenza ma miracolosamente senza vittime, è stato smantellato il reggimento RSP (1.300 soldati) e i componenti integrati negli altri corpi dell’Esercito Nazionale. Una cerimonia del disarmo è stata svolta alla Place de la Nation a Ouaga, alcuni giorni fa. Però mancano all’appello 30 militari dell’ex-Guardia presidenziale; essendo latitanti, questo desta preoccupazione.

A 28 anni dalla morte di Thomas Sankara, proprio in questi giorni sono usciti anche i primi risultati dell’inchiesta sulla sua morte e l’identificazione delle sue spoglie: si può pensare ad un legame con il Colpo di Stato?
Non è da escludere che vi sia. Comunque le responsabilità di questi fatti saranno prese in considerazione dal Tribunale Militare: alla direzione della Giustizia Militare è appena stato assegnato il colonnello Sita Sangare, che dovrà confrontarsi con due dossiers spinosi: l’affaire Thomas Sankara, e quello sui golpisti del recente tentativo del Colpo di Stato. Ciò che l’inchiesta ha già reso noto è che sul corpo riesumato del Presidente Sankara i familiari hanno riconosciuto il vestiario che lui indossava quel giorno; sono evidenti diversi tiri di kalashnikov, proiettili di pistola e ferite dovute all’esplosione di una granata. Con lui hanno trovato la morte 12 dei suoi compagni. Sono attesi a breve i risultati del DNA provenienti da un laboratorio francese. In conclusione si tratta di un vero assassinio. Al momento dell’uccisione del presidente Thomas Sankara gli elementi della Guardia Presidenziale erano praticamente gli stessi responsabili del recente Colpo di Stato. Per cui la pubblicazione dei risultati dell’inchiesta non poteva lasciare indifferenti i complici di ciò che è successo quel 15 ottobre 1987 e che avevano ogni interesse a mantenersi al potere il più a lungo possibile.

In un’atmosfera ricca di tensioni: quali sono le prospettive del Governo di transizione riguardo l’organizzazione di elezioni democratiche e trasparenti?
Lo scorso 14 ottobre si è tenuto il Consiglio dei Ministri: è stata confermata la data delle elezioni per il 29 novembre 2015, salvo impedimenti. In tal caso verranno rinviate nel 2016.
Un esponente di Amnesty International che ha partecipato a questo Consiglio auspica che giustizia sia fatta ai giovani caduti durante il Colpo di Stato - la maggioranza è stata colpita alla schiena... -; non ci deve essere amnistia per i colpevoli, ha insistito il portavoce.
Dal canto suo l’Ambasciata di Francia ha inviato un messaggio ai cittadini francesi invitandoli alla prudenza: sono state segnalate le zone a rischio del Paese: la zona rossa si è estesa dalla zona saheliana del nord - est (Gorom Gorom - Djibo) verso il sud - ovest del Burkina Faso (Banfora - Orodara - Ndorola).

La stampa locale, i media come valutano questi eventi?
Ai quotidiani locali, le radio e TV nazionali è concessa ampia libertà di espressione; si notano - in linea di massima - senso di responsabilità nell’informazione e civismo. Qui riportiamo alcuni pensieri tratti dalla stampa locale riguardo la minaccia jihadista.
"Bisogna stringere la sicurezza attorno al Campo militare della Gendarmeria (nella Capitale, dove per il momento sono in stato di arresto le persone incriminate), perché i jihadisti faranno di tutto per liberare o far tacere i loro padroni, Diendere e Bassole."
"...rinforzare il nostro sistema d’informazione e formare delle unità speciali che saranno ben equipaggiate e che organizzeranno dei raid nei nascondigli dei banditi. Si sa che essi sono nella boscaglia, lungo le nostre frontiere. Organizzando regolarmente delle battute si possono scoraggiare questi elementi..."
"Invitare la popolazione alla vigilanza e informare le autorità militari di gruppi e movimenti sospetti. Da qui l’Importanza di garantire la sorveglianza delle frontiere."
L’essenziale del Colpo di Stato nel parere del popolo: la guerra civile è stata evitata - per grazia ricevuta e sono molti a crederlo, numerosi ad esserne veramente fieri.
In quanto a noi, rispettiamo le direttive indicate, ci spostiamo con prudenza. Non abbiamo paura ma dispiacere per la minaccia che incombe sul Burkina, su un popolo sempre più artefice della sua libertà e democrazia.

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