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Quel fragile bambino nato nella povertà

Il racconto natalizio

Parole chiave: Natale (46)
Quel fragile bambino nato nella povertà

Maria si stava vestendo, per andare dalla figlia appena tornata dall’ospedale.
Mentre camminavano, Paolo continuava a descrivere la mamma che allattava e puliva la sorellina, ma con voce stridula per malcelata gelosia. La nonna era indecisa se far finta di niente o parlarne. Alla fine decise di affrontare l’argomento: - Dimmi la verità: non è che sei geloso della sorellina? Tranquillo, non devi sentirti in colpa, è un sentimento comune a tutti i fratelli maggiori.-
Paolo taceva, chiaramente spiazzato dalla domanda, di solito era lui a farle. Cercò di negare confuso impacciato, ma alla fine si arrese, ammettendo che era un po’ geloso, specie quando la mamma allattava.
-Ti pare che l’intimità tra loro ti escluda, vero? Capisco, non puoi ricordare quando eri tu a ciucciare come un lupacchiotto. Hai sempre avuto un robusto appetito, per questo sei cresciuto forte. - disse sorridendo la nonna -
- Anch’io mentre succhiavo facevo i versi come Beatrice? - chiese interessato -
- Certo, tesoro, crescevi a vista d’occhio con il latte di mamma. Ora è il suo turno, ma non devi credere che la mamma ti voglia meno bene. Ricorda, ne abbiamo parlato: nel cuore della mamma, ogni figlio ha un posto tutto suo, che non sarà mai occupato da nessun’ altro. L’amore è come un elastico, che si tende all’infinito, moltiplicandosi. Perciò non devi temere di essere meno amato. -
- Va bene, nonna, ma è un sentimento che non riesco a controllare, però ora che ne abbiamo parlato sento di voler bene alla sorellina. -
Erano arrivati ed un papà felice aprì la porta per condurli nella stanza, dove una mamma raggiante stringeva tra le braccia la nuova arrivata. Quel tenero profumo di neonato, quel sapore di vita appena sbocciata! Inconfondibile. Maria aveva gli occhi umidi di commozione. Grazie, Signore, per la vita e per i momenti di gioia, che ci doni.
Era vicino il Natale. Anche Maria e Giuseppe avranno gustato la dolcezza di quella nascita, il più stupefacente dei misteri. Smarriti dinanzi a quel neonato non fecondato da seme d’uomo.
Come riuscire a credere che il Messia, da secoli atteso, abbia potuto materializzarsi in un fragile bambino, nato nella povertà di una grotta solitaria? Troppo bello per essere vero? E’  frutto della nostra fantasia, di poveri uomini assetati d’eternità?  No, una fantasia si sperde o si disvela tra i meandri tortuosi del tempo.
Il re dell’universo è nato così, semplicemente come Beatrice, che giorni fa non c’era ed ora eccola qui, realtà vivente.
Paolo continuava a guardarla con occhi stupiti come si guarda un miracolo. Proprio vero, amore, un miracolo!
Peccato che il tempo ci privi dello stupore infantile e della capacità di riconoscere i quotidiani prodigi.  Per questo il Vangelo ci invita a ridiventare piccoli, perché solo lo stupore dei piccoli può penetrare il mistero: " In principio era il Verbo e il Verbo era Dio… In Lui era la Vita e la Vita era la luce degli uomini: la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vista"
Terribile l’ostinazione delle tenebre nel rifiutare la Luce, impedendole di filtrare attraverso l’opacità del buio. Donaci, Signore, l’umile duttilità per riconoscerTi. Guariscici dalla cecità del cuore. Apri i nostri occhi e Ti vedremo già su questa terra, attraverso la bellezza delle tue creature.
Tornando verso casa, Maria si sentiva in pace, felice di vivere in un mondo meraviglioso. Proprio così. Malgrado le disgrazie epocali e le miserie, che funestano il nostro tempo come ogni tempo, lei avvertiva evidenti segnali di luce e rinnovato vigore di fede. I segni le sembravano evidenti. Primo fra tutti il susseguirsi di Pontefici santi sul soglio di Pietro, i quali hanno predicato e vissuto la Parola. Un vero dono di Dio. Nell’anno della Misericordia, papa Francesco ha parlato il linguaggio del Cristo, accolto da una fiumana di pellegrini provenienti da tutto il mondo. Non più gli antichi anatemi né minacce di pene infernali, ma comprensione ed accoglienza del peccatore lontano, come il Padre verso il figliol prodigo.
Quando mai la Chiesa è stata tanto lontana dal Potere e vicina a poveri ed esclusi?  Scorrendo le pagine di storia, verrebbe da rispondere mai, se non i primi tempi. Le nostre chiese sono scarsamente frequentate rispetto al passato? E sia, i fedeli ora vanno per adorare Dio "in spirito e verità" e non per motivi mondani.
Il male sembra dilagare perché fa notizia, mentre il fiume di bene continua a fluire silenzioso, ma tenace nello sforzo di concretizzare sulla terra quel piano divino di gioia e di salvezza. E dunque niente paura.
È nato per noi il Salvatore. Un mondo nuovo ci attende.
Il mondo dell’Amore.

(Il brano è tratto dal libro "La storia più bella attraverso i tuoi occhi" di Maria Rosaria De Vitis Piemonti)

© Voce Isontina 2018 - Riproduzione riservata
Quel fragile bambino nato nella povertà
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