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Quei momenti nella vita in cui bisogna mettere le cose come in ordine

La Veglia di preghiera per Taimur tenutasi al parco della Rimembranza a Gorizia

Parole chiave: immigrazione Gorizia (1), veglia di peghiera (1), Taimur (1)
Quei momenti nella vita in cui bisogna mettere le cose come in ordine

Lo scorso 11 agosto, l’arcivescovo Carlo ha partecipato alla veglia di preghiera svoltasi al Parco della Rimembranza a Gorizia in ricordo di Taimur, il giovane immigrato annegato nei giorni precedenti nelle acque dell’Isonzo. Pubblichiamo i passi centrali dell’intervento del vescovo.

La nostra vita, soprattutto oggi, è piena di molte realtà, emozioni, impegni, bisogni, relazioni, sogni, speranze, chiacchiere, riflessioni, tensioni, delusioni, problemi, ecc. A volte sono cose importanti, a volte lo sono molto meno. Comunque sono la nostra vita.
Sono così tante che c’è il rischio di perdere l’orientamento, di perdere di vista ciò che conta realmente.
Ci sono, però, momenti della vita, in cui si è come costretti a mettere le cose nel loro ordine. O lo si dovrebbe fare. Uno di questi è la morte. Soprattutto se è la morte di un amico, o comunque di uno che ha la dignità di una persona, e ancora di più se è una morte tragica, che non dovrebbe esserci.
E allora nascono nel cuore domande su Dio, sull’umanità, sulla solidarietà o sull’egoismo, sull’amore o sull’odio, sul senso del vivere e del morire, su che cosa conta per davvero.
Il Vangelo di stasera ci presenta una di queste domande fondamentali. Viene proposta in una situazione non tragica, un dibattito tra Gesù e i suoi interlocutori. Ma sappiamo che non sono interlocutori qualunque e che il confronto con Gesù sfocerà nella sua morte in croce. E’ una domanda che sembra riguardare solo una questione per teologi ed esperti: "Qual è il primo di tutti i comandamenti?".
Gesù risponde indicando in realtà due comandamenti, quello dell’amore verso Dio e quello dell’amore verso il prossimo, vedendoli come unico comandamento. Non si può infatti amare Dio, se si odia il prossimo, e non si può amare il prossimo, se ci si dimentica di Dio e che è Lui la fonte dell’amore. Due comandamenti che toccano la vita nella sua realtà. Amare Dio e amare il prossimo non è infatti una questione teorica, ma è una questione di vita. Di come si imposta la vita, il proprio rapporto con Dio, con il prossimo e anche il proprio rapporto con se stessi, perché l’amore per il prossimo parte dall’amore che abbiamo verso noi stessi.
Ci sono quindi tre soggetti in questione: Dio, gli altri, noi. La relazione tra i tre, proposta dal Vangelo è l’amore. Una proposta che poi va vissuta nella complessità e nelle contraddizioni della vita. Non basta sapere di essere amati da Dio - perché è Lui che comincia per primo - e, perché no?, anche dagli altri, né impegnarci ad amarlo e ad amare gli altri. Occorre cercare sempre questo amore giorno per giorno anche in situazioni non facili, in cui non tutto è chiaro, né si ha la ricetta pronta per risolvere i problemi. Però tutto cambia in base all’impostazione che vogliamo dare alla nostra vita: l’amore o l’indifferenza.
Dicevo che la morte conduce a porsi queste domande. Soprattutto a chiederci da che parte sta la nostra vita: dalla parte dell’amore o dell’indifferenza, sia pure globalizzata come dice papa Francesco.
Lasciamo aperto questo interrogativo che ci riguarda. Possiamo però con certezza stasera dare una risposta alla domanda che riguarda Dio: da che parte sta Lui? Se siamo qui a pregare, affratellati nel dolore e nella solidarietà anche se con diverse fedi, vuol dire che abbiamo la risposta: dalla parte dell’amore.
E all’amore del Dio misericordioso e compassionevole affidiamo nella preghiera comune il nostro fratello Taimur.

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