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Lavoro tra sofferenze e nuove prospettive

Un’analisi sullo "stato di salute" del tessuto industriale locale ad un anno dall’inizio della pandemia

Parole chiave: lavoro (54), industria (8), cantiere (8)
Lavoro tra sofferenze e nuove prospettive

La ricorrenza dell’anno trascorso dall’inizio della pandemia ci offre lo spunto per una riflessione sulla produttività nell’Isontino.
La prima realtà ad essere presa in considerazione debba essere, per fatturato e dimensioni, è senz’altro quella di Fincantieri.
Come abbiamo già avuto modo di dire precedentemente, si sono dovuti fare i conti con l’arresto del turismo da crociera: nel 2020 le crociere si sono ridotte in Italia del 95% e così nel resto del mondo. Il riflesso sulla produzione del Cantiere navale è stato però limitato senza soffrire di cancellazione degli ordini già acquisiti.
In merito, l’A.D. Bono ha infatti dichiarato che il mercato sta ripartendo a livelli pre covid in quanto la nave è un luogo gestibile sul piano sanitario e, quindi, sicuro. Ha parlato inoltre di come la Fincantieri abbia messo a punto un sistema per la sanificazione continua dell’aria condizionata a bordo nave che può essere applicato ovunque. Ha prospettato poi la possibilità di dare un contributo nell’ambito del Recovery plan all’elettrificazione delle banchine nei porti, all’ammodernamento di una flotta traghetti ormai obsoleta, allo sviluppo delle autostrade del mare (tema ricorrente ormai da circa trent’anni) per la creazione di una logistica integrata che farebbe dell’Italia la naturale piattaforma per l’Europa.
Con queste premesse è logico presupporre che la Fincantieri non avrà problemi nel prossimo futuro, la prospettiva è quella di una ripresa anche impetuosa a medio termine.
Il neo è sicuramente rappresentato, per il nostro territorio, dalla manodopera utilizzata, solo 1.600 dipendenti diretti, oltre 5.000 dipendenti da ditte private, la maggior parte dei quali non altamente specializzati. Le ripercussioni della presenza di consistenti numeri di etnie diverse su Monfalcone non sono poche e difficilmente gestibili.
Il comparto della nautica monfalconese, terzo per dimensione a livello nazionale, vede inoltre affacciarsi nuovi operatori industriali tra i quali i Cantieri Vittoria, ma non solo; il Marina Hannibal sembra finalmente passare di mano ad un operatore, la RedBull, che ne dovrebbe assicurare un rilancio in grande stile. Anche per la Montecarlo Yacht (foto in basso), una delle maggiori aziende locali, dopo un processo di riorganizzazione e l’inserimento di nuovi prodotti, la situazione sembra volgere al meglio.
Il resto del comparto industriale, ad eccezione della nota positiva rappresentata dalla SBE, rimane in generale in sofferenza. In particolare la Nidec (ex Ansaldo) che sembra aver fatto ricorso alla C.I. per breve tempo ma di cui non è chiaro né il termine finale né lo sviluppo futuro.
Anche i traffici del Porto di Monfalcone hanno risentito della crisi indotta dalla pandemia, in particolare nel segmento automobilistico e siderurgico.
In generale però si può dire che i problemi dello sviluppo del porto vanno al di là dell’attuale contingenza pandemica e sono collegati ai traffici in essere.  In merito ad un loro sviluppo futuro   vi sono degli  elementi positivi intervenuti ultimamente :il passaggio della governance del porto dalla Regione all’Autorità Portuale del Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale, che dovrebbe garantire a Monfalcone maggiori risorse e l’inserimento in un sistema di rapporti internazionali più ampio, l’ingresso in porto del Fondo d’investimento F2i Holding Porti (tra gli azionisti c’è la Cassa Depositi e Prestiti) che ha acquisito la MarterNeri che opera nel mercato della cellulosa e che si appresta anche ad acquistare, a quanto pare, la Compagnia Portuale del gruppo Maneschi.
L’ingresso di nuovi operatori con capacità economico-commerciali importanti, accompagnato dalla trasformazione degli attuali concessionari in terminalisti e quindi con una capacità operativa più idonea, dovrebbe costituire una premessa positiva per lo sviluppo del porto. Tra gli aspetti ancora non risolti citiamo la questione dell’escavo di approfondimento del canale di accesso al porto ( tematica che si trascina dal 2000) dove sarebbe necessario che la Regione passasse all’Autorità Portuale la responsabilità dell’attuazione senza perdere ulteriore tempo in diatribe stucchevoli con lo Stato, e la non conclusione dell’iter  di approvazione della variante al piano portuale, attualmente in attesa della VAS(Valutazione Ambientale Strategica) e del parere del Consiglio superiore dei lavori pubblici.
c’è stato

Colgo l’occasione di questo articolo per ricordare Don Renzo Boscarol la cui perdita mi ha creato profondo dolore e un vuoto difficilmente colmabile. Devo a lui l’inizio della collaborazione con questo giornale, datata 1979, quando mi aveva offerto l’opportunità di esprimere un mio pensiero sull’allora crisi della Sem Detroit di Monfalcone. Da allora sono stati continui i nostri contatti per analizzare e approfondire le tematiche del lavoro, in particolare quello isontino,da lui vissute sempre in prima persona e con raro spirito di condivisione dei problemi.

© Voce Isontina 2021 - Riproduzione riservata
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