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Difficile dire cosa accadrà domani

Le cause storiche e le possibili prospettive della guerra che si sta combattendo in Ucraina nell’intervista con il professor Cesare La Mantia docente associato di Storia dell’Europa orientale al Dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’Università degli Studi di Trieste

Parole chiave: Ucraina (35), Russia (25), guerra (40)
Difficile dire cosa accadrà domani

La situazione tra Ucraina e Russia continua a preoccupare il mondo. Gli scontri proseguono e sembrano diventare di giorno in giorno, di ora in ora, sempre più violenti. Sono iniziati negli scorsi giorni gli incontri al Tavolo dei negoziati, ma la risoluzione sembra essere ancora lontana. Nel frattempo milioni di persone continuano a lasciare il Paese colpito.
I fattori in campo sono tanti e hanno radici lontane. Abbiamo cercato di comprendere meglio la situazione e le tensioni insieme all’aiuto del professor Cesare La Mantia, docente associato di Storia dell’Europa orientale del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Trieste.

Professore, tutti stiamo assistendo in questi giorni a questo conflitto tra Ucraina e Russia. Una crisi che si protrae dal 2014 con la guerra nel Donbass ma che certamente ha origini precedenti. Può spiegarci quali sono le tensioni su questo territorio che hanno portato poi appunto allo scoppio della guerra in corso?
Il Donbass è una regione ricchissima dell’Ucraina ed è un po’ il retroterra della Crimea. Nel Donbass ci sono delle minoranze russofone, in alcune zone in maggioranza rispetto agli ucraini non russofoni. Queste minoranze inoltre non si riconoscono nella Chiesa ortodossa di Kiev, nel suo patriarcato, ma si riconoscono nel patriarcato di Mosca, il quale non riconosce l’autorità del patriarca di Kiev - riconosciuta invece da altri patriarchi -. C’è quindi anche un conflitto religioso, assieme a tutti gli altri conflitti.
Dopo la fine della II^ guerra Mondiale l’Unione Sovietica aveva risolto il problema dell’accerchiamento, ossia dell’avere degli stati "nemici" attorno, perché si venne a creare un’area in cui l’Unione Sovietica era la potenza predominante. Dopo il crollo dell’URSS nel 1991 si è ricreata di fatto, dal loro punto di vista, la situazione antecedente, inoltre l’Ucraina è sempre stata considerata come parte della Russia, nonostante storicamente Kiev venga prima di Mosca, nonostante la cultura russa parta da quella ucraina, così come la chiesa ortodossa... C’è una fase antecedente che fa capo a Kiev, pertanto questa loro giustificazione è un po’ fuori luogo.
Mosca inoltre teme che il territorio ucraino possa essere usato come base per la Nato, riproponendo questo timore di accerchiamento, che è secolare. Un timore dal loro punto di vista giustificato, in realtà però il territorio dal quale potrebbero partire eventuali missili non è così importante, perché le armi contemporanee potrebbero partire anche dal territorio polacco, o addirittura dall’Ungheria. Il timore quindi che l’Ucraina possa diventare una "base di lancio" per i missili della Nato, è un timore infondato.
Infine l’adesione alla Nato dell’Ucraina non è all’Ordine del Giorno da parte dell’Alleanza, anche perché appunto non si voleva provocare la Russia.

Putin, anche nei giorni precedenti allo scoppio del conflitto, aveva più volte espresso minacce d’attacco. È stato forse sottovalutato? Quali sono le sue mire, i suoi obiettivi?
Il ministro degli Affari esteri russo ha dichiarato che l’obiettivo principale di quest’attacco sarebbe l’eliminazione della Nato da quegli Stati che prima erano parte del cosiddetto "Blocco sovietico" - quindi via le basi Nato da Romania, Polonia, Repubbliche baltiche, Ungheria... - la Nato insomma non dovrebbe espandersi verso Oriente.
Della Nato ora fanno parte tanti Stati che erano all’interno del Blocco; di fatto, dal punto di vista di Mosca, l’accerchiamento c’è. Se consideriamo inoltre che in estremo Oriente c’è il Giappone, che è ritornato ad essere una grande potenza economica ed è un alleato fedelissimo degli Stati Uniti, questa paura un po’ aleggia, ma questo è il contesto nel quale inserire tanti altri problemi che sono presenti nella politica estera russa e in parte anche in quella interna.

Si sente molto, in questi giorni, parlare di questi "oligarchi". Chi sono e che peso rappresentano nella politica del Paese? Quali i rapporti con Putin?
Sappiamo che, da un punto di vista istituzionale, la Russia ha un sistema per il quale si è costituita una sorta di piramide, al cui vertice c’è il presidente della Federazione. Presidente che è stato rieletto più volte, cambiando anche la Costituzione, e che ha una base di potere molto vasta. Ricordiamo inoltre che Putin proviene dal vecchio KGB, che oltre a essere stato un servizio di spionaggio che funzionava benissimo, era anche uno degli strumenti con i quali si costruiva e si manteneva il consenso all’interno del Paese.
Gli oligarchi sono tutti ex funzionari del KGB, arricchiti nel periodo di Eltsin. Putin, una volta giunto al potere in maniera costituzionale, iniziò una vera e propria lotta contro gli oligarchi, aiutato in ciò da ex funzionari del KGB, chiamati da lui a collaborare come funzionari dello Stato, personalità quindi - a volte anche discusse - che hanno servito in passato lo Stato sovietico e che ora servono lo Stato russo e il presidente. È indubbio che quest’ultimo abbia una base molto vasta di potere, perché è riuscito a fare della Russia eltsiniana qualcosa di meglio: durante Eltsin, successore di Gorbaciov (ultimo presidente dell’URSS), iniziò una liberalizzazione accelerata dell’economia, nella quale furono i possessori di denaro ad arricchirsi. Si creò così la "casta" degli oligarchi; ce ne sono sia di russi che di ucraini.
Parte quindi di questi oligarchi russi venne o invitata ad andarsene, o a cedere obtorto collo le proprie aziende - altrimenti avrebbero perso qualcos’altro oltre alle imprese... - Sono rimasti quindi gli oligarchi che sono più fedeli al presidente.
Cos’è un oligarca? È un personaggio ricchissimo, in maniera spropositata, che spesso vive all’estero o ci va per acquisti di lusso, anche qui in Italia. Deve però essere vicino alle decisioni del Capo dello Stato.
Parte di questi oligarchi sono stati quindi eliminati e le aziende sono state assorbite dallo Stato; l’attuale presidente della Federazione è stato in grado di rimettere ordine all’interno del tessuto economico russo, contribuendo a creare una "classe media", che nel periodo sovietico era rappresentata da funzionari di medio livello del partito. Putin iniziò ad avere grande popolarità quando furono pagati regolarmente gli stipendi ai funzionari pubblici, quando furono pagate le pensioni e un po’ alzate. Quello che dobbiamo chiederci è: da dove provenivano questi soldi? Erano soldi di provenienza lecita che provenivano dalla vendita all’estero di materie prime, in particolare gas e oli minerali. Gazprom - che non nasce con Putin ma nel periodo di Gorbaciov - è uno dei principali strumenti di politica estera disponibili per il Cremlino.

Questo conflitto si pensava potesse durare solo qualche giorno, ad oggi invece si combatte già da una settimana e non sembra dare segni di una risoluzione veloce. Quale prospettiva a riguardo?
Le forze ucraine non hanno grandi speranze di battere quelle russe. Possono resistere ancora provando a fare guerriglia, come stanno facendo ora e dobbiamo considerare che i russi non stanno adoperando tutta la forza militare di cui dispongono.
Più tempo passa, maggior capacità di contrattare avranno gli ucraini al tavolo del negoziato, ma non passerà così tanto tempo. Ci saranno probabilmente delle sacche di resistenza, ma i russi non hanno ancora utilizzato l’aviazione: hanno fatto bombardamenti abbastanza mirati, con danni che loro chiamano "collaterali" e aspetterebbero una sorta di resa. È difficile anche che gli ucraini si arrendano: in questi giorni stanno trattando, ma stanno lo stanno facendo sotto le bombe e questa non è una trattativa.

Dove potrà portare la crisi tra Ucraina e Russia? C’è la possibilità che si allarghi anche ad altri Stati, arrivando magari a coinvolgere anche l’area dei Balcani?
In questo contesto i Balcani sono abbastanza lontani. Potrebbero invece esserci dei problemi all’interno delle Repubbliche baltiche, nelle cui terre ci sono ingenti minoranze russofone, cittadini nati lì nel periodo sovietico ma che non esercitano diritti politici e sono trattati abbastanza "male" dai vari governi. La Russia più volte ha rivendicato il ruolo di difensore nei confronti di questi connazionali che vivono all’estero e che hanno appunto problemi con i governi con i quali si rapportano.
Però le Repubbliche baltiche fanno parte della NATO e, semmai ci fosse una qualche aggressione a qualsiasi titolo nei confronti di una delle tre Repubbliche, scatterebbe l’articolo 5 della NATO, per il quale tutti gli Stati che fanno parte dell’Alleanza dovrebbero difendere il Paese attaccato. Lì si creerebbe una situazione molto molto brutta.

Corriamo il rischio di una III^ Guerra mondiale?
Allo stato attuale non penso scoppi la III^ Guerra mondiale, direi che possiamo stare abbastanza tranquilli, per il momento.
Tutto dipenderà da se e quanto riusciranno a mantenere saldi i nervi sia a Mosca che a Washington. Non è semplice, ma forse più questi ultimi che i primi possono prendere delle decisioni un po’ più ragionate; al Cremlino si deve tener conto di più variabili. Non vedo bene questa crisi tra le due, perché più tempo passa, più si incancrenisce.
Ad ogni modo una III^ Guerra mondiale no, allo stato attuale non scoppia.

Milioni di persone in questo momento sono in movimento, un vero esodo. Quali prospettive deve considerare l’Europa?
Da ciò che ho letto e visto l’Unione europea, nella persona della presidente della Commissione Ursula von der Leyen, sta agendo in maniera unitaria.
La Romania sta accogliendo profughi, lo stesso la Polonia, così anche l’Ungheria; soprattutto questi ultimi due sono Stati che, nell’est Europa, hanno avuto le maggiori resistenze nei confronti dei profughi provenienti dall’area asiatica. La Commissione ha stanziato parecchi finanziamenti, anche l’Italia accoglierà profughi.
È un po’ diverso quello che sta accadendo qui, la tipologia di profughi. Quelli che stanno fuggendo dall’Ucraina sono essenzialmente donne, anche in età abbastanza matura, bambini, anziani ammalati. Gli uomini stanno rimanendo e si stanno armando - con quali possibilità di resistere non lo sappiamo, perché non hanno esperienza, non sarebbero in grado di fronteggiare le truppe speciali russe -.
Bisognerà anche valutare quanto poi il conflitto potrà impattare sull’opinione pubblica russa, che è comunque controllata - i manifestanti sono accusati di tradimento qualora protestino contro la politica e la guerra in atto -.
È un gioco molto complesso e previsioni non se ne possono fare. Si può soltanto giudicare in base a ciò che sta accadendo e, per adesso, le forze russe sono all’interno dell’Ucraina ma occupare un intero Stato - e l’Ucraina è vasta - e poi rimanerci mantenendolo sotto occupazione, è molto più difficile che sconfiggere e ritirarsi. È tutto molto complesso e allo stato attuale una previsione non si può fare, mancano gli elementi; i russi sono in territorio ucraino, gli ucraini sono armati peggio, non hanno - salvo qualche parte delle proprie Forze Armate - la possibilità di resistere: non hanno carri armati, non hanno missili antiaerei, non hanno una difesa antiaerea... L’entità della sconfitta la valuteremo più avanti.

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