Editoriali
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Voglia di ricominciare?

Inizia un nuovo anno pastorale. Ma nelle nostre comunità abbiamo davvero voglia di "ricominciare"?

Parole chiave: Anno Pastorale (16), inizio (8)

In realtà - è vero - non abbiamo mai interrotto il flusso costante della preghiera, della liturgia, della presenza dei nostri presbiteri e delle nostre comunità li dove si nasce, dove si ama, li dove si muore. Nella Chiesa c’è posto per tutto della vita, anche per questo è "cattolica", cioè aperta a tutto l’uomo e a tutte le condizioni della vita umana.
Ma il "settembre, andiamo" vale non soltanto per i pastori d’Abruzzo, quanto anche per le attività pastorali delle nostre comunità. Prepararsi per attivare i percorsi di iniziazione cristiana per i fanciulli e i ragazzi, gli itinerari verso il matrimonio, un po’ di formazione per i genitori che chiedono il battesimo per i figli, e così via dicendo, fino a sperare che "tengano" le anziane volontarie che gestiscono la chiesa, che non litighino quelli del coro o quelli della sagra e via dicendo.
 Non basta tutto questo però. È necessario anche riflettere su che cosa la comunità cristiana ha da dire alle persone, alle famiglie, alla città, al territorio. L’inizio dell’anno pastorale è quindi, per così dire, il tempo in cui chiedersi come offrire ragioni buone di vita buona alle persone.
Ci domandavamo queste cose con alcuni giovani collaboratori, preparando assieme la festa per il patrono di una delle nostre comunità, l’arcangelo San Michele.
Diventa sempre più urgente discernere qualche iniziativa nuova che può preparare il futuro, in un periodo di contrazione della società - e quindi della Chiesa in essa inserita -, di non facile reperimento di risorse umane e forse di calo del consenso sociale verso il cristianesimo.
Abbiamo a disposizione, infatti, due modi di affrontare la pastorale: il primo è cercare delle persone che possano ripetere anche quest’anno che cosa abbiamo fatto gli anni precedenti. Il secondo è lasciare anche spazio all’interrogativo su che cosa il Signore ci stia suggerendo e chiedendo oggi, a partire dalla sua Parola, senza cancellare o rinnegare la propria storia, certamente.
Come già tante volte ci siamo detti nei diversi incontri diocesani - suffragati dai ben più autorevoli Concilio ecumenico Vaticano II e papa Francesco in primis - la sinodalità è la via maestra della Chiesa oggi. E comunque troppo complesse le situazioni per procedere da soli, fosse anche la parrocchia più brava del mondo.
Ecco perché l’Anno pastorale inizia ritrovandoci venerdì 13 settembre a San Nicolò di Monfalcone per l’assemblea diocesana autunnale.
Il discernimento è la seconda via, a partire dalla Parola di Dio.
Rileggendo gli orientamenti iniziali del forse troppo lestamente liquidato Sinodo Goriziano del 1998, troviamo già allora l’inno ad "una Chiesa che si mette in ascolto degli interrogativi dell’uomo e della Parola di Dio per questo tempo". E poi ancora: "La riflessione sulla Scrittura deve diventare vita e far nascere interrogativi fondamentali [...] La Parola, cioè Cristo qui e ora, luce delle genti, cambia la vita, è rivoluzionaria e profetica".
E se è vero che "la Parola non si identifica soltanto con i testi letterari dell’Antico e del Nuovo Testamento, peraltro documenti ispirati e fondanti che raccontano la storia di fede di una comunità, essa continua a farsi carne in ogni credente che l’ascolta" (nn. 17-18).
Ecco il perché della richiesta di costituire in ogni comunità i Gruppi della Parola.
Forse in questo tempo il Signore ci sta facendo umili, piccoli, come Maria, la più piccola tra gli uomini che il Signore ha scelto proprio guardando alla sua piccolezza.
O piccoli come un grano di senape, anch’esso più piccolo tra i semi, chiamato però a diventare un grande albero.
Quello del Regno di Dio.

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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