Monfalcone - Ronchi dei Legionari - Duino
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Bruno Longo, testimone della politica della mitezza

Il legame con la tradizione del movimento cattolico

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Bruno Longo, testimone della politica della mitezza

In attesa di una celebrazione comunitaria e del rituale della reposizione ancora impediti, Bruno Longo, politico ed amministratore, ha concluso la sua vita tra i suoi e nella casa di famiglia.
Aveva ottantatre anni e, dopo mesi, una malattia ha messo la parola fine alla sua esistenza.
Originario di Roma - come confermava il suo eloquio, secondo un sacerdote amico amava sottolineare con bonaria ironia -  studi superiori, sposato con una monfalconese, aveva trasferito la famiglia a metà degli anni sessanta assumendo il lavoro in seno all’amministrazione regionale.
Da sempre nell’impegno politico, Longo ha avuto responsabilità significative a Monfalcone e, successivamente segretario della Democrazia cristiana provinciale. Ha fatto parte del consiglio regionale negli anni ’80 e si è occupato in diversi assessorati; infine è stato presidente del Consiglio regionale in una fase particolarmente delicata della storia dell’amministrazione regionale.
Nel partito della DC, è stato in particolare segretario regionale durante il tempo della ricostruzione nel dopo terremoto.
Faceva parte del gruppo di maggioranza della Dc a Monfalcone, Longo ha militato nelle file del gruppo moroteo collegandosi alle migliori tradizioni regionali e svolgendo un servizio in nome di una politica pacata e mite come il suo carattere e all’ombra di un modello, appunto quello moroteo, che si è imposto proprio per l’impegno di tendere sempre all’unità e di guardare ai singoli temi ed urgenze in una visione forte del ruolo delle istituzioni e del senso dello Stato in giusto rapporto tra giustizia e libertà.
La politica gli è rimasta dentro e, fino agli ultimi anni, ha accompagnato l’impegno politico dentro a percorsi nuovi e complicati, ma che sapevano tenere lo sguardo ad un bene comune da ricercare ed a una comunità da servire, anche con strumenti nuovi fino al Pd, in fedeltà alla storia del popolarismo e per la garanzia della democrazia.
Nulla voleva sacrificare a forme di populismo che non gli appartenevano e contro le quali ha fatto sempre valere il legame con la tradizione del movimento cattolico democratico. Una fedeltà pagata anche di persona ed una specchiata libertà esercitata per la crescita comunitaria. Ha seguito da vicino le vicende del mondo culturale assicurando la sua presenza ed adesione.
La passione sportiva lo portava a condividere i campi sportivi; nella pallacanestro ha avuto responsabilità, seguendo la carriera dei figli. Un modo per stare dentro alla società, oltre le separazioni e senza bisogno di cariche aggiuntive.
Bruno Longo ha avuto anche il dono dell’amicizia e della fraternità. Gli veniva facile anche per carattere, ma ci metteva di suo non avendo la presunzione di avere sempre ragione e riconoscendo la passione di chi la pensava diversamente.
Era uomo di carità.
Alla moglie Clara, ai figli Caterina, Nicola e Luca ed ai nipoti la testimonianza della cristiana solidarietà.

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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