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Cremazione per 4 defunti su 10

Un fenomeno che sta diffondendosi sempre più in ambito locale ma stanno sorgendo i primi problemi di ricollocazione fra gli eredi delle urne cinerarie dopo la morte dell’affidatario

Parole chiave: funerale (2), cremazione (5), defunto (15)
Cremazione per 4 defunti su 10

La morte di un proprio caro è sempre un momento che tocca nel profondo una famiglia. Un tempo era un momento di raccoglimento, di silenzio, da vivere uniti. Ma come ci si rapporta oggi con la morte e con la seguente sepoltura di un caro estinto? La sensazione è che il funerale diventi sempre più evento "privatistico" da vivere magari velocemente e senza il coinvolgimento di quella comunità in cui, pure, il defunto aveva magari a lungo vissuto ed alla cui vita aveva partecipato. La stessa iniziativa di tenere le ceneri del defunto in casa - come ha ricordato recentemente anche l’arcivescovo - fa comunque venire meno quella relazione fra vivi e morti che nella comunità cristiana è sempre stata molto significativa.
Ne ha parlato per noi una delle agenzie di onoranze funebri del territorio diocesano, con sede nella Bassa Friulana, che gestisce anche richieste di cremazione, sempre più in crescita.
"Da sempre abbiamo cercato di dare risposta a tutte le svariate esigenze posteci dai parenti dei defunti e così anche alle richieste di cremazione, che fino a una decina di anni fa erano davvero rare, fino ad arrivare ai giorni attuali, in cui questo servizio è richiesto nel 40% dei casi circa.
I tempi cambiano, cambiano le abitudini delle famiglie nell’approccio al servizio funebre; si pensi ad esempio al fatto che, un tempo, per i famigliari era un onore portare il feretro in chiesa, mentre oggi questo servizio è talmente scontato che viene ritenuto sottinteso nel servizio funebre. Le sepolture in terra o in loculo, per noi nel totale sono ancora la maggioranza ma si fanno i conti con la crescente carenza di spazi nei cimiteri e, in alcuni casi, con la scarsità dei loculi o il costo per la realizzazione di una tomba di famiglia, non più alla portata di tutte le tasche.
È da qui che nasce la scelta della cremazione, certo per molti una scelta espressa in vita consapevolmente (magari per la paura del risveglio da morte apparente?) ma che tante famiglie scelgono per il proprio caro defunto soprattutto per esigenze di spazio.
Il nostro bacino di utenza è circoscritto ai Comuni della bassa friulana che fanno parte della Diocesi goriziana, anche se capita di spostarsi fuori provincia, regione o nazione per svolgere il servizio funebre di defunti che provengono o devono essere trasportati in quei luoghi, e qui di nuovo la cremazione viene in parte incontro nella semplificazione burocratica, specie per l’estero.
Attualmente i tempi di attesa tra il servizio funebre, la cremazione e la disponibilità dell’urna cineraria è di un paio di giorni, compatibilmente con il carico di lavoro del forno crematorio.
Dopo la cerimonia funebre i famigliari, nella maggior parte dei casi, scelgono di rimanere fuori dalla chiesa (o da altro luogo se si è svolta una cerimonia in forma civile) con i propri cari per le condoglianze, anche se hanno la possibilità di accompagnare la salma fino al crematorio e di assistere all’introduzione del feretro nel forno - feretro che viene privato soltanto degli elementi metallici esterni: ciò è utile anche per vincere lo scetticismo e la credenza da parte di alcuni che la salma venga tolta dalla cassa per essere cremata -. Alcuni forni crematori accettano soltanto casse non verniciate ed interni biodegradabili. Una volta ritirata l’urna contenente le ceneri (è un servizio che le imprese danno, perché pochi famigliari decidono di farlo) ci si trova in cimitero con i parenti e, se richiesto, il sacerdote per la benedizione alla sepoltura nella tomba di famiglia o nel loculo/ossario/cinerario, dove molte volte si trovano i resti mortali o le ceneri dei parenti già defunti.
Nella nostra realtà, poco meno del 10% delle urne cinerarie vengono conservate presso l’abitazione, anche se sorgono già i primi problemi di ricollocazione dell’urna dovuti alla morte dell’affidatario, cioè di chi aveva in custodia l’urna, e sorgono questioni tra gli eredi.
Per quanto concerne la dispersione delle ceneri, non abbiamo avuto modo nella nostra zona di trattarla; è sì consentita, ma è una pratica che va espressa in vita presso il proprio Comune, mentre la cremazione può trovare espressione da parte dei parenti dopo il decesso. Le regole di riferimento (a parte alcune Circolari Ministeriali) per la maggior parte sono comunque espresse dal Regolamento di Polizia Mortuaria DPR 10 settembre 1990 n.285 e dalla Legge Regionale 21 ottobre 2011 n.12.
Infine c’è da notare come alcune volte anche i cristiani battezzati scelgano di andare direttamente dal luogo di decesso al crematorio senza passare prima per una qualsiasi forma di esequie: un’altra forma attuale di vivere il funerale più come una pratica da espletare che come un importante momento di vita di una famiglia per rendere degno omaggio ad un corpo che ha custodito l’ anima bella della persona con cui hanno vissuto".

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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