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Dio interviene nella storia?

La domanda "dov'era Dio ad Auschwitz?" che ha tormentato coscienze e parole dopo la Shoah, si dilata nell'ultimo libro di Santi Grasso

Parole chiave: don Santi Grasso (2)
Dio interviene nella storia?

La domanda "dov’era Dio ad Auschwitz?" che ha tormentato coscienze e parole dopo la Shoah, si dilata nell’ultimo libro di Santi Grasso, poggiando su un solido piedestallo testuale, e non solo. Oggi però riemerge dal cimitero della storia, dai forni crematori e dalla ferita di quel fumo che allora offese il cielo, in una guerra inaspettata, inspiegabile, disumana, come tutte le guerre. Certo, non è la sola a dilaniare il mondo, ma è arrivata sul pianerottolo di casa.
Difficile ignorarla, chiudendo la porta.
Non è, questa, la prima volta che l’autore incrocia un attimo profetico, del tutto ignoto al momento della stesura (la coincidenza è stata l’oggetto di una recente disamina on line anche storica, oltre che biblica).
Dalla banalità del male inferto (Hannah Arendt insegna) a quello insito e subito individualmente nella vita, dov’era Dio quando soffrivamo/soffrivo, piangevamo/piangevo? Dove possiamo cercarlo, oggi, sulla scorta della nostra fede cristiana?
Santi Grasso risponde a suo modo, attraverso le pagine di quella Scrittura che gli permette di interpretare la Storia, e il mondo. Anche a noi, lasciandoci guidare.
Lo Shabbat: non il "riposo" di Dio, spiega l’autore, con una puntuale analisi testuale, ma quell’"astensione" che avrebbe permesso all’uomo di assumerne la responsabilità.
Dio, nel settimo giorno, portò  a compimento il lavoro che aveva fatto e cessò nel settimo giorno da ogni suo lavoro che aveva fatto. Dio benedisse il settimo giorno e lo consacrò… (Gen 2.2-4).
Grasso trova la chiave di lettura in quel verbo, šbt, che appunto vuol dire astenersi, fare un passo indietro, costante divina nella storia che mette in risalto l’azione umana. Dio apre uno spazio in cui "si tira fuori", perché la terra diventi l’ambito dell’operatività umana (nessun tradizionale "riposo di Dio", quindi).
Nella storia biblica, però, leggiamo che Dio è intervenuto costantemente per Israele, come con le piaghe d’Egitto, favorendolo o punendolo, anche, se aveva deviato. È davvero così? L’autore lo analizza con tutti gli strumenti cui oggi possiamo accedere, fornendone un’interpretazione critica che, magari, ci "spiazza" un po’ ancora, anche se forse meno di quanto già collideva con la nostra sensibilità moderna. Nel libro della Sapienza, "la piaga diventa un topos religioso per leggere la vita, le relazioni, il rapporto con Dio, e annuncia la punizione divina nei confronti dell’idolatria…". L’evoluzione successiva della riflessione sarà poi attestata nel libro dell’Apocalisse.
Emblematico il capitolo dedicato alla storia di Elia, "metafora della storia del popolo d’Israele, il quale inizialmente ritiene che Dio agisca nella storia liberandolo, salvandolo, ma poi deve fare esperienza dei suoi silenzi…". Questo è il grande cruccio non solo della teologia di Israele, ma anche di quella attuale. Elia, guardando a ritroso la sua missione, ne comprende l’inutilità. Sarà il destinatario di una teofania, ma:
Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento.
Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto.
Dopo il terremoto, il fuoco, ma il Signore non era nel fuoco.
Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera.
Come l’udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e di fermò all’ingresso della caverna (1Re 19,11b-13a).
Non c’è brezza leggera. "Il testo ebraico è sconvolgente: con l’espressione qol demama daqqa si vuole indicare ’voce o suono del silenzio’, che di per sé è un ossimoro"...
Dio è anche nel silenzio.
Poi, la nascita del messia, i miracoli evangelici…
La carrellata continua, la riflessione binaria anche, come quella oligopistia imputata ai discepoli in Matteo, che colpisce tanto più noi, ora e (quasi) tutti. La poca fede nasce dalla paura o la paura dalla poca fede? Scontata la risposta. Il Signore è sulla barca con noi, ma dorme. È davvero così? O è la dinamica della Risurrezione?
…Ed ecco, io sono con voi, fino alla fine del mondo… (Mt 28,20b).
Infine, la morte che "Gesù ha vissuto, senza attendersi, in maniera consapevole, un intervento salvifico di tipo miracolistico da parte di Dio. Gli autori evangelici con questa immagine del crocifisso hanno presentato uno schema di interpretazione delle varie situazioni di croce, che ogni essere umano deve saper affrontare.
Gesù è abbandonato nelle mani di coloro che lo vogliono uccidere. La storia umana è il risultato delle relazioni tra gli uomini".
Ma non mi piace anticipare troppo la scoperta del testo da parte del lettore, pagina dopo pagina, riflessione dopo riflessione, alcune così vicine alla nostra sensibilità che sembrano scritte proprio per noi, per i nostri dubbi,  le nostre domande senza risposta.
Per un credente - diceva un rabbino chassidico - non esistono domande; e per un non credente non esistono risposte (Elie Wiesel, Credere o non credere).
Ma il nostro mondo non è quello, e neanche il tempo.
Ma voglio riportare un suo pensiero: "Come ho il diritto di domandare al Giudice di tutti gli uomini: perché hai permesso Auschwitz?, così Lui ha il diritto di domandarci: perché avete rovinato la mia creazione? Con che diritto avete tagliato gli alberi della vita per farne un altare alla gloria della morte?"    Qualcuno, invece, per noi, ha fatto mettere radici ad una Croce.

© Voce Isontina 2021 - Riproduzione riservata
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