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Senza mezze misure, alla sequela di Cristo nella città degli uomini

Venerdì scorso l’annuncio: la Chiesa ha riconosciuto l’eroicità delle virtù di don Tonino Bello proclamandolo venerabile

Parole chiave: don Tonino Bello (2), venerabile (4)
Senza mezze misure, alla sequela di Cristo nella città degli uomini

Fede, speranza e carità: sono le virtù teologali che hanno reso Venerabile don Tonino Bello. L’annuncio è stato reso al termine di un lungo iter, in cui la "Chiesa popolo di Dio" (che lo considera già Santo) ha anticipato quella istituzionale (che oggi lo proclama Venerabile). Ufficialmente, da mezzogiorno del 25 novembre 2021, con il significativo preannuncio del presidente della Conferenza Episcopale Italiana, cardinale Gualtiero Bassetti, ai confratelli riuniti a Roma per orientare il cammino sinodale, quasi a sottolineare l’attualità del vescovo pugliese che ha la culla e la tomba tomba in Alessano e la sua cattedra a Molfetta.
"Pontefice" come papa Francesco. Vale a dire costruttore di ponti fra Dio e l’uomo.
Don Tonino ha saputo stendere una scala tra il cielo e la terra. Ha promosso una spiritualità di cerniera tra fede e storia. Ha insistito sulla necessita? di frequentare con la stessa intensità la Bibbia e il giornale. Ha preso posizione sui problemi del tempo. Ha vissuto la missionarietà voluta dal Concilio. Ha invitato a diventare "contemplattivi", indicando l’urgenza del connubio fra estasi e azione.
Fede, speranza e carità i suoi punti di forza.
Fede. Occhi puntati su di Lui: l’eterno presente. Gesù Cristo. Che "in un mondo sempre più senza Dio", mette in guardia dal rischio di indugiare nella "ricerca di un Dio senza mondo".
Speranza. Riserva di luce e di grazia nel tempo del diluvio che volge all’arcobaleno. Disponibilità all’impegno robusto. Tensione che orienta i passi verso traguardi non ancora raggiunti ma intravisti.
Carità. Tratto identitario della "carriera in discesa di Dio": "da ricco che era, si è fatto povero" in Cristo (2Cor 8,9), e ha amato i poveri "con viscere di misericordia". Un abbassamento dopo l’altro. Fino a vestire la Chiesa con il grembiule: il panno di servizio che introduce la condivisione oblativa.
Don Tonino ha frequentato queste tensioni valoriali; le ha interpretate e testimoniate nell’esperienza sacerdotale e di vescovo alla sequela di Cristo attraverso la navata del mondo; è entrato da profeta nella storia che gli è stata concessa, manifestando in modo "eroico" le virtù oggi acclarate.
"Eroico" è l’aggettivo fondamentale. Cioè in modo tutt’altro che flebile, anzi "senza ritegno, senza limiti, senza equilibrio". Al punto da ulceragli lo stomaco per aver somatizzato gli eventi.
"Senza mezze misure": è modalità importante, che vincola chiunque oggi richiami il suo nome, legato non solo all’idea di "bellezza" ma soprattutto a quelle di responsabilità perdurante, di coerenza estrema, d’impegno tenace. Un’eredità corposa e onerosa, da cui non può fuggire il singolo credente che lo assume a modello, come chiunque gestisca il livello istituzionale - comunitario e sociale, ecclesiale e civile - citandolo.
Per don Tonino non c’è stato il mare tra il dire e il fare. Non si è risparmiato. Non si risparmi chiunque si riferisca al suo nome, richiamandone l’annuncio e la testimonianza. Il fatto religioso non è ritualismo emotivo o folklore. Non è esperienza all’acqua di rose. È sostanza. Vita vera. Con tanto di nomi.
Fede. "Dobbiamo solo testimoniare il Risorto, qualche volta con le parole, ma soprattutto con i gesti, la fraternità, l’accoglienza, il servizio".
Sono due i fattori da cui dipende il futuro dell’umanità: il volto e il ventre. Come dire: l’altro e la maternità, la persona e la tenerezza, l’uomo nuovo e la donna nuova: Cristo e Maria. Ecco i nomi.
Ed ecco che, nel loro nome, don Tonino esige il ritorno all’umano in un tempo di progressiva eclissi di Dio. Auspica il passaggio dalla sacralità alla santità: dallo spazio liturgico alla relazione. E non ha paura del dolore, dell’apparente fallimento esistenziale, della malattia, della morte: sa che non sono stagioni permanenti della vita ma passaggi che introducono alla gioia che non ha tramonti.
Speranza. "Salentinamente planetario", contempera le radici con il mondo. La sua speranza più grande? Si chiama pace. E si declina inesorabilmente con giustizia e salvaguardia del creato. Per conseguirla, occorre ricomporre la famiglia umana nella sua globalità; fare del "teorema celeste", una "fontana etica". La Trinità è il progetto che abroga la gerarchia e il primato.  È l’icona in cui l’eguaglianza e la distinzione coesistono e diventano "convivialità delle differenze". Sul pianerottolo di casa, per le strade di Molfetta, in Sarajevo devastata dalla guerra. Prossimità, relazione, comunione sono le parole e i gesti che mancano al mondo.
Carità. I "droup out", pietre di scarto, e le fragilità al centro delle sue attenzioni pastorali. Nel volto dei poveri, il volto di Cristo: nel volto dei licenziati, degli sfrattati, dei privati di terra sull’Alta Murgia Barese, dei tossicodipendenti, degli ammalati di Aids, degli albanesi in esodo, delle donne e degli uomini migranti, dei feriti a causa delle ferite inferte al pianeta.
E tutta quest’opera diaconale… espressa "senza mezze misure". È la lezione della Venerabilità. Colonna portante della Beatificazione, architrave della Santità (dopo l’accertamento dei miracoli).
Arriveranno altri momenti gioiosi? Sì, arriveranno, ma c’è tanta necessità di conversione. Da parte di tanti, forse da parte di tutti. Preghiamolo, don Tonino, affinché ci protegga da ogni insidia fisica, ma soprattutto da quelle legate alla superficialità, all’indifferenza, al lassismo. Ci sproni a diventare come lui. In sua compagnia non temeremo il sogno, la fatica condivisa, le transumanze necessarie per fare nuovi i cieli e rigenerare la terra.

(Renato Brucoli è stato il portavoce di mons. Bello e direttore durante il suo episcopato, del settimanale diocesano di Mofetta, Luce & Vita; ha curato tantissimi libri dedicati a don Tonino, fra cui la sua sua opera omnia. Brucoli si è speso, in questi ultimi 28 anni, una vita, per farlo conoscere, amare e invocare per potergli assomigliare un po’ nell’essere cristiani. Ringraziamo don Maurizio Qualizza per avere fatto da tramite con lui ed avere permesso ai nostri lettori di poter leggere questa riflessione che aiuta a conoscere ancora meglio la figura del nuovo Venerabile)

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