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Restaurate le statue raffiguranti i santi Pietro e Paolo

Si tratta di simulacri  di antica fattura, risalenti circa al ’600/’700: una datazione incerta anche per la travagliata storia che hanno avuto

Parole chiave: Santi Pietro e Paolo (4), statua (7), restauro (31)
Restaurate le statue raffiguranti i santi Pietro e Paolo

È sempre un’emozione quando un pezzo di storia di un paese torna a galla. E lo è ancor di più se si tratta, come in questo caso, di memoria fisica, visibile, tangibile. Stiamo parlando del recupero e conseguente restauro di due statue lignee a Staranzano che, proprio durante la solennità patronale dei Santi Pietro e Paolo, sono state presentate, benedette e riportate al loro luogo originale. Ovvero ai lati dell’altare maggiore, dedicato ai due apostoli.
Un lavoro certosino partito, come spesso accade, da un’osservazione, da un colpo di fortuna nel ritrovare qualcosa di ritenuto perso magari dietro ad altre suppellettili o in un deposito. Quindi lo studio, le analisi e il cercare di rendere quanto ritrovato nuovamente non solo visibile ma anche fruibile ai più.
Anima del lavoro è il professor Fabrizio Nardi, da anni attento storico e memoria storica del paese bisiaco di Staranzano non solo nel campo musicale ma anche liturgico. Di fatto, è stato proprio lui a ridare luce alle due effigi, rispolverandole dal campanile dove erano custodite e proponendone il restauro. Don Walter Milocco, cooperatore pastorale, ha visto di buon grado la proposta e l’ha portata avanti, affidando alla monfalconese Paola Venuti il restauro. A realizzare alcune parti mancanti è stato, invece, lo staranzanese Ettore Pin.
Simulacri di antica fattura, risalenti circa al Seicento/Settecento. Una datazione incerta anche per la travagliata storia che, nel corso dei secoli, hanno dovuto passare. Già nel 1881, in occasione dei lavori di restauro e di ampliamento della chiesa, voluti e portati a termine dall’allora cappellano festivo e maestro don Giovanni Cutini, vennero rimosse dalla loro sede originaria e poste, in seguito ad un probabile e forse primo restauro, ai lati dell’altare laterale dedicato a Sant’Antonio da Padova.
Riaperta la chiesa nel 1921 il curato don Benedetto Drius decise di rimetterle al loro posto dopo il restauro dell’edificio. Fu nel 1940, come riporta sempre Fabrizio Nardi, che don Pietro Sepulcri le rimosse per l’ultima volta sostituendole con due angeli in legno portacandelabro commissionati allo scultore Ferdinando Perathoner di Ortisei. Anche questi, negli anni ’70, vennero rimossi lasciando lo spazio a due piante verdi ornamentali.
Una benedizione, quella dei due simulacri, avvenuta, come detto, nel corso della celebrazione eucaristica del 29 giugno nella quale, tra l’altro, sono stati festeggiati due staranzanesi che hanno ricordato i cinquant’anni di sacerdozio, ovvero don Eugenio Biasiol e don Ennio Andreos. Quindi le statue sono state rimesse al loro posto, dove potranno rimanere ad perpetuam rei memoriam al fine di ricordare non solo agli staranzanesi la loro storia, ma per ornare ancor di più la chiesa parrocchiale, facendo, di fatto, la parte delle suppellettili più preziose all’interno dell’edificio.

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