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Matrimoni e Covid: i "sì" che guardano oltre la pandemia

“La preoccupazione per il matrimonio come momento liturgico, sì c’era: il timore sul riuscire a farlo o no; meno invece il fattore "festa" che quest’anno è andato proprio, non dico all’ultimo posto, ma rientrato nella giusta dimensione… questa pandemia, forse, ci ha fatto capire che cosa veramente conti nella vita”

Parole chiave: matrimonio (26), corso (52), fidanzato (6)
Matrimoni e Covid: i "sì" che guardano oltre la pandemia

Tante coppie negli scorsi mesi hanno dovuto rivedere i propri piani, rimandando a causa della pandemia il momento della loro unione davanti a Dio o riprogrammando la celebrazione, optando per mantenere l’appuntamento ma rivedendolo nella modalità e nei numeri dei partecipanti.
Anche i corsi per fidanzati hanno subito vari contraccolpi nel corso dell’ultimo anno, portando alla loro sospensione o alla loro rimodulazione in chiave "virtuale".
Abbiamo sentito don Maurizio Qualizza, amministratore parrocchiale dell’Unità pastorale di Capriva del Friuli e Moraro, il quale ha potuto incontrare negli scorsi mesi alcune coppie e realizzare con loro il percorso verso il matrimonio, seppur con modalità un po’ inattese e nuove.

Don Maurizio, innanzitutto le chiederei se può raccontarci, per centrare meglio l’argomento, in che periodo vi è stato possibile svolgere i corsi e in che modalità (sappiamo infatti che molto cambia in base al "colore" della propria regione…)
Li abbiamo potuti svolgere dal 14 febbraio al 28 marzo, i primi tre incontri in presenza poi, visto l’andamento dei numeri del contagio in Regione, abbiamo optato per gli incontri online che, devo dire, sono riusciti bene, forse perché ci eravamo conosciuti e parlati prima "in presenza", altrimenti si rischia di rimanere un contatto, diciamo così, vaporoso.
Abbiamo diminuito, rispetto il solito calendario che si faceva, di un paio di incontri ma ci siamo ripromessi di ritrovarci in presenza appena la situazione lo permetterà, per concludere e fare insieme una sintesi e magari una celebrazione.
Quest’anno, infatti, è saltato il ritiro a Castelmonte e ciò che si faceva come ultimo incontro, tra cui anche un questionario con delle risposte liberissime che davano le coppie e che stavolta ho chiesto via mail.

Quante coppie vi hanno potuto prendere parte e quali le loro provenienze? Arrivavano solo dalla vostra unità pastorale o anche da altre parti della diocesi?
Devo dire che non sono più i numeri degli scorsi anni - fino a circa tre anni fa o degli anni in cui abbiamo dovuto sdoppiare il corso -.
C’erano 6 coppie provenienti dall’Unità pastorale di Gradisca - Cormons e da Gorizia

Visto il momento complicato e soprattutto incerto dovuto alla pandemia in atto, com’è stato affrontato il corso dalle coppie? Con quale spirito? Ha notato delle differenze confrontandolo con i corsi realizzati in anni - mi passi il termine - "normali"?
Tutti hanno cercato di vivere il più possibile normalmente, pur a distanza o virtualmente, gli incontri.
Ho notato un significativo impegno ed interesse a non perdere l’occasione di riflettere come hanno manifestato le coppie nei diversi incontri.
Certo, in tempi "normali", si finiva sempre con un momento di "agape" che era preziosissimo perché c’era un approccio umano, un confronto tra le coppie o qualche domanda più personale da parte di qualcuno. E questo era un momento direi voluto dagli stessi fidanzati, non istituzionalizzato.
Ricordo, ormai diversi anni fa, che delle coppie guida dell’Equipe avevano addirittura preparato il pranzo per tutti: il Corso era iniziato proprio con un pranzo e si era creato un clima e una relazione interpersonale speciale che ha caratterizzato non solo tutto il corso, ma è andata oltre. Per esempio, ci sono diverse coppie con le quali siamo rimasti in contatto e che hanno fatto il corso anche 15 anni fa!
Indubbiamente un’esperienza importante per la vita di coppia, per due anime che, guidate dalla propria vocazione, decidono di camminare insieme per tutta la vita (e oltre).
Mi permetto di citare solo alcune loro testimonianze sul percorso vissuto.
Una coppia ha scritto così: "Le limitazioni causate da mascherine e distanziamento prima, e da zone rosse poi, ha sicuramente ostacolato un rapporto allegro, di vera relazione e quindi, di genuina confidenza fra tutti noi partecipanti. Detto ciò, cerchiamo di vedere il lato positivo in ogni situazione. A loro modo tutti gli incontri svolti ci hanno lasciato qualcosa di utile, che ci porteremo nel cuore. Facciamo degli esempi concreti: il concetto di Famiglia come Chiesa Domestica; il suggerimento di iniziare la giornata facendoci il Segno della Croce sulla fronte vicendevolmente; la libertà di scelta, suggerita da padre Vasile, nei confronti dei figli; i consigli contenuti nel bel film Fireproof" (Elisa e Stefano).
Un’altra: "La cosa che più ci è piaciuta degli incontri in presenza è stato il fatto che "i relatori" fossero i coniugi. Ci è piaciuto Soprattutto il gioco di fiducia. Ci è rimasto molto impresso il pensiero di una coppia la quale ha detto che, indifferentemente da come sia andata la giornata, se si è stanchi, arrabbiati, se si ha litigato, è importante andare a dormire avendo fatto pace" (Erik e Martina).
E ancora: "Iniziamo con il ringraziare per questa opportunità che ci ha dato, assolutamente una fortuna in questo periodo in cui la vita di relazione e le opportunità di scambio di emozioni ed esperienze sono quasi azzerate. È stato bello vedersi dal vivo ma anche a distanza, seppure con i limiti che la piattaforma ha; ognuno di noi ha aperto un pezzetto della propria vita e della propria casa per condividerla con gli altri.
Tra gli incontri quello che abbiamo apprezzato maggiormente è stato quello con la coppia che ha suonato e cantato con noi. I giochi che abbiamo fatto, seppur semplici e simbolici, hanno lasciato il segno e ancora ora pensiamo all’importanza di essere sostegno e guida l’uno per l’altro, ma allo stesso tempo alla necessità di avere Dio che, come un salvagente, ci tiene a galla anche nel mare delle difficoltà.
Pensiamo che gli argomenti più importanti siano stati tutti trattati rispondendo alle nostre aspettative.
Saremmo felicissimi di poterci incontrare ancora, dal vivo, per condividere un momento di conversazione, spensieratezza e poter così legare tra di noi ancora di più" (Federica e Davide).

Parlando con loro, quali sono state le preoccupazioni presentate da queste coppie, sia per quanto concerne il rito del matrimonio in questo momento pandemico, ma penso anche per lo stesso futuro in un momento così "buio"?
La preoccupazione per il matrimonio come momento liturgico, sì, c’era: il timore sul riuscire a farlo o no; meno invece il fattore "festa" che quest’anno è andato proprio, non dico all’ultimo posto, ma rientrato nella giusta dimensione… questa pandemia, forse, ci ha fatto capire che cosa veramente conti nella vita.
Per quando riguarda il futuro assieme abbiamo condiviso la verità, il bisogno, la vera strada di non chiudersi, ma creare delle relazioni, essere coppia e famiglia aperta.

Dal suo punto di vista di amministratore invece, quali sono ora le sue attese, ma anche le perplessità e le preoccupazioni?
Dobbiamo puntare, come ho iniziato a fare già 22 anni fa a Gradisca, sul rapporto personale, sulla relazione umana... gli altri schemi, come e dove ci si sposa, lasciano il tempo che trovano.
È cambiata la percezione della comunità, del rapporto di fede e credo che se insistiamo ancora su schemi formali e legali, perderemo anche quei pochi che si sposano, illudendoci che le mura di una chiesa (parrocchiale) siano la comunità… non lo sono più…
Certo seguire le coppie, in qualche modo, nel "dopo", comporta un impegno costante: l’ho visto soprattutto in questo tempo di pandemia, in cui c’era l’attesa di venir contattati, ricercati, e trovati!
Le preoccupazioni in genere per il dopo/pastorale, sono di entrare un po’ nella mens di quei sacerdoti che, dopo il terremoto del 1976 in Friuli, sono stati chiamati a una ricostruzione delle Comunità Cristiane, oltre che del resto.

Delle coppie che hanno avuto modo di frequentare il corso, quante hanno scelto di portare a compimento il sacramento e quante invece hanno preferito rimandare? Guardando a queste ultime, quali sono state le motivazioni che le hanno portate alla scelta di rimandare il rito?
Tutte, grossomodo, hanno scelto di arrivare alle nozze.
Il problema sta solo nella possibilità, anche minima, di poter vivere umanamente la giornata di festa in questa situazione pandemica.

In questo momento i corsi non sono effettuati ma ci sono coppie che si informano, si interessano ad un prossimo avvio? Crede che in qualche modo questa pandemia inciderà sulle coppie e sui loro passi verso il matrimonio?
Penso che, da una parte, questa sofferenza che ci ha convolti tutti farà riflettere, come già si diceva, su ciò che vale nella vita e quindi sarà motivo di più motivazione; dall’altra, è pensiero ormai comune che il Coronavirus ha accelerato una situazione ecclesiale che si stava sgretolando e ha anticipato una Chiesa diversa per il futuro, tra l’altro già profetizzata da quella mente illuminata che è Benedetto XVI ed espressa da lui oltre 40 anni fa, quando era solo un giovane teologo bavarese di nome Joseph Ratzinger.
E quando si dice "Chiesa" si dice tutto, in primis la vita sacramentale e l’iniziazione cristiana ai sacramenti fondamentali e a quelli "di vita".

(foto d'archivio)

© Voce Isontina 2021 - Riproduzione riservata
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