La Parola
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Pasqua di Resurrezione

Il Vangelo di domenica 5 aprile 2015

Ci sono domande e domande. In quel primo giorno dopo il sabato, le donne al levar del sole hanno nel cuore solo una domanda. «Chi ci farà rotolare via la pietra dall’ingresso del sepolcro?»
L’evento della Risurrezione così scontato per noi, per loro non lo era. La risurrezione di Gesù non è affatto un avvenimento previsto, atteso, scontato. Tutt’altro. In quella “prima domenica”, tutto cambia e niente può essere come prima. Sembrava tutto finito, ed invece lì è tutto cominciato.
il testo di Marco che la liturgia ci regala nella Notte di Pasqua può diventare una “cartina tornasole” del nostro essere discepoli del Signore.
Innanzitutto Marco usa un verbo interessante, “alzare lo sguardo”: l’incontrario è tenerlo “basso”, rivolto alle cose per terra, quasi un ripiegamento su noi stessi. La Risurrezione non può essere compresa se il metro di valutazione rimango io, il mio mondo, le mie cose… Alzare lo sguardo ed osservare suggerisce l’Evangelista. Ma non basta. C’è una Parola che bisogna ascoltare. Ciò che rende consapevoli le donne di quello che è successo, sono le parole del giovane “seduto sulla destra, vestito d’una veste bianca”. Innanzitutto c’è l’invito a non avere paura: è l’invito che viene fatto sempre all’uomo quando è chiamato ad incontrarsi con Dio. Al centro sta poi la ragione del “non avere paura”, del ricominciare a vivere in pienezza: il crocifisso è risorto. Segue poi l’invito a verificare: “ecco il luogo dove l’avevano posto”. La Parola alla fine diventa missione, compito. andarlo a dirlo ai suoi.
È importante, quindi, dare alla Parola lo spazio e l’attenzione necessaria per poter comprendere a pieno il senso della nostra vita ed alimentare la nostra speranza. La Risurrezione non può essere un evento scontato ma la Fede in essa diventa la conclusione di un cammino che dobbiamo proseguire. Mi colpisce il versetto 8 del capitolo 16 di Marco. Le donne fuggirono via dal sepolcro perché erano piene di timore e di spavento… Non dissero niente a nessuno, perché avevano paura. In fondo anch’esse hanno fatto fatica a credere davvero. Rileggendo in positivo il versetto si può affermare che la Fede non è automatica; dobbiamo comprendere che dobbiamo fare i conti con i nostri limiti e le nostre incertezze, senza scoraggiarci, ma avendo il coraggio di andare avanti nonostante dubbi ed incertezze.
Ecco, allora, che accanto al dono pasquale della Pace, il Signore possa rinnovare il cuore ai suoi discepoli del III secolo! Questo rinnovamento sarà possibile se riusciremo a riscoprire lo stupore delle cose, della vita e se avremo il coraggio di “entrare” nelle cose e non rimanere fuori da esse, come spettatori annoiati della vita.
Nella Veglia Pasquale riprenderemo in mano i segni fondanti la nostra Liturgia: il fuoco, la luce, la Parola, l’Acqua, il Pane ed il Vino. Viviamoli come dono. In essi, possiamo rinnovare la speranza che nessuna pietra potrà chiudere la nostra vita. Gesù è risorto. È veramente risorto, Buona Pasqua.

Pasqua di Resurrezione
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