Slovenia in ginocchio: il dramma dell’alluvione

Le dimensioni del nubifragio che si è abbattuto tra il 4 ed il 6 agosto scorsi sulla nostra Regione ed in particolare sulla vicina Slovenia non sono paragonabili a nessun’altro evento atmosferico della storia passata, almeno da quando sono iniziate le registrazioni statistiche delle precipitazioni e dei livelli delle acque nello Stato confinante.L’ARSO, Agenzia slovena che corrisponde alla nostra ARPA, ha diramato già nella tarda mattinata di mercoledì 2 agosto un’allerta meteo colore rosso per due terzi della Repubblica slovena e precisamente su tutto il territorio, ad esclusione della bassa Val d’Isonzo, la Val di Vipacco, il Carso ed l’Istria.Purtroppo l’allerta non era infondata e le più pessimistiche previsioni si sono avverate.La mattina del 4 agosto erano tagliate dal mondo la parte alta della Carinzia e della Stiria, alcune frazioni della montagna sopra Kamnik, compresa la piana di Kamnik, Komenda, Škofja Loka e la zona nord della Capitale, mentre nelle parti basse l’acqua iniziava ad esondare lungo i corsi dei principali fiumi che, oltrepassando il confine, s’immettono nel territorio croato.Dei 210 Comuni sloveni, 180 sono rimasti vittime totali o parziali del nubifragio. I danni accertati fino ad ora si aggirano a più di cinque milioni di Euro (per fare il paragone: il bilancio annuale della Repubblica si aggira  a circa 13 milioni di Euro). Sono state completamente distrutte 400 case-abitazioni e durante l’innalzamento delle acque sono state evacuate circa ottomila persone. Solo il primo giorno l’esercito e la Polizia hanno salvato circa 200 cittadini, rifugiatisi sugli alberi o sui tetti. Se da una parte il bilancio è di 400 case distrutte, dall’altra ben quattromila sono inagibili. Forse i numeri sono noiosi, ma rendono l’idea: a Ljubljana e Kamnik sono danneggiate e inagibili 1219 case, in Carinzia e lungo l’argine della Drava 437, lungo l’alveo della Savinja (da Celje verso nord) 1077.A questo vanno aggiunte altrettante cantine e stalle dei produttori agricoli e vinicoli. Per quanto riguarda le infrastrutture (strade statali, regionali, linee ferroviarie e ponti) il Governo sloveno parla di un intervento di risistemazione che durerà parecchi anni, esclusi i collegamenti provvisori e urgenti che sono stati realizzati nei giorni successivi alla catastrofe grazie al lavoro degli stessi residenti, di tutte le branche delle Istituzioni statali (Esercito, Vigili del fuoco – ma tra questi il numero più consistente va annoverato tra i Corpi volontari de VF – Protezione civile) a cui vanno aggiunte le squadre di soccorso provenienti dall’Austria, Polonia, Ungheria e, da sottolineare, dall’Emilia Romagna e dai territori della nostra Regione che l’anno scorso sono stati sferzati da ampi incendi.La Caritas, che si è subito attivata in aiuto e sostegno con le provvigioni di prima necessità, ha raccolto fin ad ora una somma di oltre tre milioni di Euro di aiuti da offerenti individuali e commerciali. A queste cifre e constatazioni si deve aggiungere un pesante colpo di scure all’industria ed artigianato. Molte fabbriche e laboratori sono stati distrutti o parzialmente danneggiati. Vogliamo qui citare solo il Laboratorio di restauro e costruzione di organi della Ditta Močnik, nel quale sono andati distrutti due organi dell’ottocento (uno svedese, con 44 registri) e due in costruzione (uno per Bratislava).La Soprintendenza per l’archeologia, belle arti e paesaggio presso il Ministero dei Beni culturali ha appurato, dopo i sopralluoghi, che nelle innondazioni sono stati colpiti e danneggiati 180 edifici di interesse storico, artistico e culturale, tra cui archivi e biblioteche.Non sono stati risparmiati neanche parecchi archivi parrocchiali.Infine, anche se i numeri non sono elevati, dobbiamo affidare al Signore anche tre vittime che sono state travolte dall’acqua, fango e detriti. L’Arcivescovo Carlo R.M. Redaelli ha inviato un pensiero di solidarietà e di preghierà già all’indomani della tragedia, mentre alcune comunità cristiane della Diocesi (in modo particolare nei decanati di Sant’Andrea e della zona Carsica) hanno raccolto offerte che sono state inviate alla Caritas Diocesana di Maribor per poter asistere le famiglie più colpite.

(foto della pagina: Facebook, gov.si, Gasilci)