Una Chiesa che ascolta e accoglie
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Don Maurizio Qualizza, parroco di Gradisca d'Isonzo

"Come parroco vorrei poter incontrare davvero tutti ed ognuno..."

"Bisogna essere aperti alle sorprese e alle novità di dio come ha richiamato anche nel recente Sinodo Papa Francesco"

Parole chiave: accoglienza (43), lettera pastorale 2014-2015 (8)

Don Maurizio, di accoglienza si parla molto l’arcivescovo carlo nella Lettera Pastorale di quest’anno: come affrontarla, farla comprendere come tematica all’interno di una parrocchia?
Credo che tutti, ormai, abbiamo chiaro che l’accoglienza è la componente determinante all’interno delle dinamiche delle relazioni interpersonali, in generale, oserei dire diventa obbligatoria nell’ambito della vita ecclesiale e parrocchiale.
Cosa fare per riscoprire e valorizzare la qualità delle relazioni, l’importanza dell’ascolto, la necessità di far sentire a proprio agio, accolto, e importante colui che si incontra?
Non sarà facile far passare il messaggio, ma bisognerà pur cominciare o proseguire, con costanza a intensificare i momenti di incontro di confronto, fra noi parroci e operatori pastorali in primis, per prendere atto che il messaggio cristiano oggi, può essere veicolato e reso credibile solo attraverso quell’apertura a tutti che il Papa sottolinea sempre e che anche il nostro vescovo ha più volte evidenzia nella sua lettera pastorale. In verità sull’accoglienza delle famiglie e in famiglia c’erano già delle intenzioni concrete prima dell’uscita della lettera del Vescovo e questo grazie alla sensibilità di singoli e di gruppi di adulti che sono, con il loro carisma, una vera ricchezza per la Parrocchia. Confidiamo comunque nella buona volontà di tutti e nell’azione dello Spirito santo, bisogna essere aperti alle sorprese e alle novità di dio come ha richiamato anche nel recente Sinodo Papa Francesco.
 
Come porsi nei confronti delle nuove famiglie e delle nuove persone che entrano in una realtà parrocchiale?
Domanda da dieci e lode! Se è difficile creare rapporti con chi si conosce, figuriamoci con le famiglie e le nuove realtà emergenti, che si possono avvicinare solo con molta discrezione e rispetto, senza dare l’impressione di aver e intenzioni recondite di "intruppamenti" qualsiasi.
Per ora a livello parrocchiale, tentiamo di promuovere incontri, anche conviviali, soprattutto con le famiglie, quelle che siamo soliti definire "regolari", ma anche con quelle che, a causa di motivi vari, vivono situazioni di sofferenza e di disagio e hanno l’impressione di essere emarginate dalla Chiesa e soprattutto, da Dio! (E qui sta il potere del saper accogliere, per sfatare un’idea che si è consolidata nel tempo).
C’é poi, in comunione con il parroco, il Vicario, i diaconi e i catechisti che, attraverso le preparazioni ai battesimi, cresime ecc. contattano personalmente le famiglie e danno vita a legami interpersonali che avvicinano le persone alla comunità e danno inizio a un dialogo e ad un’apertura fiduciosa che è la premessa per l’annuncio dell’amore di Dio e della sua misericordia in modo credibile e gioioso.
Sì, "gioioso" perché scoprire che Dio nel suo Figlio Gesù Cristo ha aperto le braccia a tutti, sulla croce, senza chiedere niente e dando tutto riempie il cuore di gioia. E, qualche volta, per grazia di Dio ci è capitato di vederlo concretamente nelle persone avvicinate e questo fatto ci ha incoraggiati e confermati.
Quali passi muovere per accoglierli? Meglio "da soli" come parroci o meglio "insieme" come comunità?
In casa, cioè in parrocchia, il "pass" c’è l’ha ancora il parroco ma intorno a lui, come già detto, c’è tuta una rete di "aiuti" che permettono di arrivare anche là, dove il parroco o semplicemente il sacerdote, da solo, non potrebbe mai arrivare.
Insieme, studiamo e sfruttiamo tutte le occasioni per entrare in dialogo con tutti, soprattutto con le nuove realtà famigliari e individuali che frequentano la Chiesa (santa messa, celebrazioni ecc. ) nell’anonimato, stando magari in fondo, quasi timorosi di disturbare.
Qui, l’accoglienza attuata con dovuto garbo e con costanza, dà risultati inaspettati. Certo, occorre inventare nuove strategie e non improvvisare, perché se la relazione è soprattutto un fatto di cuore, richiede anche specifiche competenze di ascolto, di risposta, e comunque di approccio "intelligente" alla generazione d’oggi che, contro ogni apparenza, attende più che mai una parola di speranza e un annuncio di salvezza e di gioia.

"Come parroco vorrei poter incontrare davvero tutti ed ognuno..."
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