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Vaccinarsi è un atto d’amore

Mostrare la propria autorevolezza da parte di una istituzione significa rinunciare al ricorso ad argomenti puramente retorici o di soli principi e valori

Parole chiave: vaccino (2)
Vaccinarsi è un atto d’amore

"Ho deciso di vaccinarmi perché papa Francesco ha detto che è un atto di amore". Così mi ha risposto un amico quando gli chiesi: "perché alla fine hai deciso di vaccinarti?" La sua risposta ha spiazzato l’ordine dell’argomentazione che pensavo dovesse guidare la stesura di questo articolo. Ma è stata una risposta illuminante. ’Se lo ha detto papa Francesco, allora è giusto farlo’… io pensavo invece che l’argomentazione dovesse partire dalla considerazione: ’dato che per me è la cosa più ragionevole per combattere l’epidemia, è giusto vaccinarsi’. Quale dimensione della ragionevolezza si manifesta maggiormente nel punto di vista dell’amico che parte dalla fiducia nei confronti di ciò che dice il papa, rispetto al mio che parte invece dalla fiducia in una mia personale convinzione? Mi pare di poter dire che quella dell’amico evidenzia come ogni uso buono della ragione si basi necessariamente su di un atto di fede-fiduciale in una autorità. Senza tale fede-fiducia la ragione perde la sua ragionevolezza.
L’amico mi ha aiutato così a mettere in luce un limite fondamentale di tante (non tutte!) rivendicazioni anti-istituzionali di movimenti di opinione come mi pare essere quello del variegato popolo dei ’no-vax’. Si tratta dell’irragionevolezza di chi rifiuta di confrontarsi con ’argomenti di autorità’ o per paura o per principio (spesso l’una cosa è legata all’altra) rivendicando una libertà individuale tanto perniciosa quanto assoluta e astratta. In ogni caso si tratta sempre di una mancanza di fiducia in chi ha la responsabilità del bene pubblico.
Infatti, la ragionevolezza della ragione (ovvero l’uso buono della ragione), per potersi esprimere in scelte utili per le persone e le società, deve risultare necessariamente da un atto di affidamento (è questa la fede-fiducia) a quelle autorità che si manifestano alla ragione stessa (non è questo un cortocircuito logico!) come autorevoli (cioè da seguire). Questo è, infatti, il compito/dovere principale di ogni autorità: mostrare la propria autorevolezza, ovvero che sta veramente operando per il bene di tutti e di ciascuno. Quindi che le sue scelte non hanno solo delle (o alcune) ragioni ma che sono effettivamente ragionevoli, cioè buone per tutti e per ciascuno e non soltanto per alcuni (fossero pure la maggioranza).dalla prima
Il che, ben inteso, non significa che siano scelte senza rischi (ogni scelta comporta dei rischi) ma che sia ragionevole chiederle da parte dell’autorità e compierle da parte di coloro che possono farlo.
Il punto di partenza di questa duplice responsabilità di comportamenti è sempre da parte dell’autorità: ciò che chiede deve essere convincente e offrire il tempo necessario alla convinzione.
È una questione di rispetto.
Mostrare la propria autorevolezza da parte di una istituzione significa rinunciare al ricorso ad argomenti puramente retorici o di soli principi e valori. In altre parole non può l’autorità imporsi solo in quanto autorità. Essa deve mostrarsi autorevole offrendo argomenti riconoscibili come tali e, come dicevo, rispettando anche i tempi del loro riconoscimento da parte delle persone (solo una necessità urgente di legittima difesa - in questo caso della salute pubblica - potrebbe giustificare la decisione di imporre ciò che l’autorità ritiene un dovere per ciascuno).
All’impegno della legittima autorità di mostrarsi autorevole corrisponde il dovere di ciascuno di aprirsi cercando di riconoscere tale autorevolezza nelle sue circostanzialità e urgenze. Anche da parte del singolo cittadino va richiesto un credito ragionevole di fiducia nei confronti dell’autorità, non opponendo astratte rivendicazioni di diritti, principi o valori, ma chiedendo ragioni convincenti per aderire alle sue petizioni. È un compito necessario e sempre urgente, anche se non facile, costruire la reciproca fiducia tra la persona, la società e le sue istituzioni.
Dato che nessuno ’ha la verità (e la bontà) in tasca’ - nemmeno papa Francesco - il suo invito a compiere un atto d’amore vaccinandosi riposa sul magistero dei responsabili della sanità e della politica, la cui credibilità si dimostra anche nella fatica di convincere senza imporsi.
Agli occhi di una ragione umana che mai è onnisciente nei confronti di ciò che crede, spera ed ama, e quindi nei confronti di ciò che vive, affidarsi a papa Francesco che si affida a chi ha più autorità di lui è un atto di fede ragionevole e quindi doverosa. Così infatti si è espresso: "Vaccinarsi, con vaccini autorizzati dalle autorità competenti, è un atto di amore […] e contribuire a far sì che la maggior parte della gente si vaccini è un atto di amore".
Grazie a Dio le autorità si sono mostrate competenti in ogni senso nell’indicare il vaccino come l’attuale migliore risposta alla vita ed ora confidano nella nostra responsabile libera risposta.

© Voce Isontina 2021 - Riproduzione riservata
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