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Un aiuto che sostiene e sprona a proseguire

Partono da questa settimana le storie di famiglie, coppie, uomini, donne che hanno incontrato, tramite la Caritas diocesana e parrocchiale, la prossimità delle comunità

Parole chiave: Gocce di Carità (20), Caritas (167)
Un aiuto che sostiene e sprona a proseguire

Da questo appuntamento con Gocce di Carità, vorremmo proporre a chi legge un modo diretto e coinvolgente di accostarsi alla Solidarietà, all’Amore. Abbiamo pensato di raccontare storie di vita di famiglie, di coppie, di uomini e donne che hanno incontrato, tramite la Caritas diocesana e quella parrocchiale, il sostegno della comunità alle loro difficoltà.
Speriamo possa suscitare in chi legge un modo diverso di vedere chi ha bisogno di aiuto. Le storie che riporteremo sono storie e situazioni in cui ognuno di noi si potrebbe ritrovare e che dovrebbe far riflettere su quanto povertà e ricchezza per molti sia un confine molto labile.
In questi giorni abbiamo avuto il piacere di incontrare R.C. un ragazzo che ha usufruito del fondo Scrosoppi, e di farci raccontare la sua storia. R. a gennaio 2019 decide di inseguire i suoi sogni e si licenzia dal suo lavoro fisso per iniziare a studiare e poter lavorare nel mondo dello sport e della palestra. Nell’autunno 2019 inizia a lavorare come dipendente in una palestra per venire poi a scoprire che la sua compagna aspetta una bambina.  Sembrava andare tutto per il verso giusto, quando poi a marzo 2020 l’inizio della pandemia non gli ha più permesso di lavorare. Non avendo più entrate hanno deciso di trasferirsi a casa dei suoceri e di rivolgersi al fondo Scrosoppi per poter riuscire ad andare avanti.

Quando avete deciso di rivolgervi al fondo Scrosoppi e come ne siete venuti a conoscenza?
Abbiamo deciso di rivolgerci al fondo Scrosoppi quando ci siamo resi conto che le istituzioni erano del tutto assenti e non riuscivamo a rientrare in nessuna categoria per usufruire di qualche bonus. L’unica entrata che avevamo era la mia cassa integrazione, molto bassa perché ero assunto con un contratto part time, nonostante avessimo toccato i risparmi non riuscivamo più a coprire i costi per questo abbiamo deciso di rivolgerci alla Caritas. Siamo venuti a conoscenza del fondo inizialmente per via informale, grazie ad una zia di mia moglie e poi anche andando a messa grazie a don Nicola che ne parlava. Poi abbiamo sparso anche la voce con le persone che sapevamo ne avevano bisogno.

È stato difficile rivolgervi al fondo?
Chiedere aiuto all’inizio è difficile ma poi ci siamo fatti forza e abbiamo preso coraggio.  Più che difficile è stato strano, non avremmo mai pensato di ritrovarci in questa situazione, e ora abbiamo capito che può davvero succedere a chiunque. Era una situazione nuova e non sapevamo nemmeno noi come comportarci. Inizialmente eravamo titubanti, pensavamo che sicuramente ci fosse qualcun altro che ne aveva sicuramente più bisogno di noi, poi quando abbiamo visto che non ce la facevamo davvero più ci siamo buttati e lo abbiamo ritenuto giusto. Grazie a Dio ci hanno segnalato questa iniziativa.

Questo aiuto, oltre che finanziario, è stato anche umano?
C’è stata sicuramente la gratuità che oggi giorno non è per nulla scontata, se chiedi qualcosa la rivogliono sicuramente indietro o vogliono qualcosa in cambio. Quando hai qualcosa di gratuito hai qualcosa che vale il doppio. L’aiuto ci ha permesso di andare avanti finanziariamente, ma ci ha anche spronato ad andare avanti perché ci siamo resi conto come queste persone ci tenevano ad aiutarci.

Qual è la situazione attuale?
Il primo giugno le palestre dovrebbero riaprire, e spero di ricominciare a lavorare anche se mi sono messo il cuore in pace che non lavorerò più come un tempo. Al momento sto facendo dieci ore a settimana presso una palestra in cui lavoravo prima, ma le altre con cui collaboravo non mi hanno nemmeno contattato e sono le prime a non essere sicure di voler riaprire. So che non potrò più lavorare con dei gruppi perché la strada è ancora lunga prima che la situazione torni alla normalità, è per questo che pensavo di anticipare uno dei miei progetti che avevo prima dell’inizio della pandemia. Vorrei mettermi in proprio, aprendo una mia attività per poter allenare le singole persone, almeno in questo modo potrei lavorare nonostante le restrizioni. Per ora è solo un progetto non so né dove né quando lo farò. A settembre la mia compagna dovrebbe finire gli studi e inizierà a lavorare anche lei, al momento non poteva farlo perché doveva anche occuparsi della bambina. Tutte queste cose mi danno la forza di andare avanti e la certezza che prima o poi ne usciremo.

Avevate in mente qualche progetto, prima di questa situazione?
Avevamo dei progetti come comprare una casa, avendo toccato i risparmi e avendo delle entrate che coprono solo le spese abbiamo dovuto rivalutare tutto ma anche a causa della situazione attuale in generale. Noi bene o male economicamente riusciamo ad andare avanti e siamo sicuri che impegnandoci prima o poi riusciremo a venirne fuori, soprattutto per la bambina.

Sei riuscito a vedere dei lati positivi in questa storia?
Nonostante le numerose difficoltà che abbiamo dovuto affrontare abbiamo sempre cercato di vedere il lato positivo delle cose.
Sono riuscito a passare molto tempo con mia figlia e a godermela, cosa che non avrei potuto fare se avessi lavorato. Inoltre, questa situazione ha portato ad una grande selezione delle amicizie, in molti si sono allontanati o sono spariti per svariati motivi magari legittimi magari no, non sono qui a giudicarli, ma abbiamo visto anche tanti gesti magari insignificanti che ci hanno permesso di andare avanti. Siamo rimasti stupiti quando abbiamo ricevuto aiuto da parte di persone da cui non ce lo saremmo mai aspettato, anche semplicemente portandoci la verdura. Tutta questa situazione è stata una grande crescita emotiva.

© Voce Isontina 2021 - Riproduzione riservata
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